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17 Luglio 2019 - 11:56
C’è una grana che sta per scoppiare nella mani dell’amministrazione comunale del sindaco Claudio Castello. Ed è quella dell’abbattimento degli orti urbani di località Brozola, che si trovano sulla sinistra, appena passato il ponte di Chivasso, venendo dalla collina. Mercoledì 17 luglio scade il termine per l’abbattimento della baracche abusive tirate su dai pensionati chivassesi sui terreni di proprietà di Palazzo Santa Chiara. L’ordinanza di sgombero, firmata dall’architetto Adriano Bosio, è del 18 aprile scorso e dava novanta giorni di tempo per mettere in sicurezza l’area. I “baraccamenti” risultano infatti realizzati con “materiali di recupero o scarto con coperture in plastiche, lamiera o, in taluni casi, anche con fibrocemento”.
Se fino a marzo l’amministrazione comunale aveva chiuso un occhio sulla giungla degli orti urbani a sud della città, dopo l’incendio scoppiato in una baracca per cui si rese necessario l’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco, per Castello e compagnia non è più possibile far finta di nulla.
L’area va bonificata e, nel caso, rimessa in ordine.
Ad oggi, però, contando che mancano poche ore alla scadenza dei termini e buttando l’occhio al di là dei rovi e delle erbacce, le baracche sono ancora lì. E diventa difficile pensare che l’area possa essere sanata senza l’intervento delle ruspe inviate da Palazzo Santa Chiara.
Già, le ruspe. Non quelle di Salvini, per carità, ma quelle di Castello partiranno mai alla volta degli orti della Brozola?
L’abbattimento da parte del Comune verrà addebitato a carico degli inadempienti, si legge nell’ordinanza, ma... Ma qualcuno è pronto a scommettere che “a sarà dura” In barba all’ordinanza. Il motivo è presto detto: in seno alla maggioranza c’è un consigliere comunale “vicino” ai proprietari degli orti urbani. E’, manco a dirlo, Giovanni Scinica, il pensionato - ma non della politica - esponente di primo piano del Pd chivassese e da sempre in prima linea, dalle battaglie con Bruno Matola in poi, sul tema degli orti urbani.
“C’è un’ordinanza che dice che devono sistemare l’area - incalza Scinica, che poi spiega - però nessuno ha detto che devono andare via”. Della serie: un colpo al cerchio, della legalità, ed uno alla botte, del bacino elettorale.
“Quel terreno è del Comune e dunque la situazione va regolarizzata - aggiunge ancora -. Si devono fare dei contratti regolari, senza che nessuno se ne debba andare via”. Et voilà, il secondo volo pindarico tra il fare, necessario, e il non fare, che è stato un po’ il leit motive fino all’ultima primavera. Dunque, che si fa? “Il problema degli orti non è il primo problema di Chivasso”, sorride, e minimizza. Ci mancherebbe, aggiungiamo noi. “Chi oggi ha lì l’orto sono per lo più persone anziane che hanno trovato un modo per passare il tempo e per occuparsi del territorio - chiarisce il pensiero Scinica -. Grazie a loro si può dire che la zona è presidiata, che non c’è incuria nè, tanto meno, delle discariche abusive di rifiuti. Io sono perché rimangano lì, sottoscrivendo chiaramente un regolare contratto d’affitto con il Comune. D’altronde, gli orti urbani hanno anche, come dire, una valenza sociale: se c’è un pensionato che ha ancora voglia di rimboccarsi le maniche per fare l’orto, io sono sicuramente dalla sua parte”.
Lo è anche il sindaco Claudio Castello? Chissà. Lo scopriremo solo vivendo...
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