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08 Maggio 2019 - 12:25
“Grazie alla norma inserita nel decreto Sblocca cantieri, che consente di mettere a gara anche quelle concessioni autostradali scadute riguardanti infrastrutture su cui ci siano in corso progettazioni di lavori, il Mit è in grado di far partire subito due gare che, insieme, valgono 1,7 miliardi di euro di investimenti”. Lo indica il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con una nota, spiegando che “si tratta della procedura di gara per l’affidamento della concessione di Ativa (Torino-Ivrea-Quincinetto), scaduta nel 2016, e di Satap (Società Autostrada Torino-Alessandria-Piacenza), scaduta nel 2017, per un valore di 900 milioni di euro complessivi. E della gara per le concessioni di Salt (Società Autostrada Ligure Toscana) e di Autostrada dei Fiori, per un valore di circa 800 milioni di euro complessivi”.
Le concessioni che il Ministero annuncia di poter mettere “ora subito in gara” fanno tutte riferimento a società concessionarie del gruppo Sias, quotato in Borsa, controllato dal gruppo Gavio. Più precisamente i tratti autostradali la cui concessione viene messa in gara sarebbero, a quanto si apprende, con la prima gara la tangenziale di Torino ed il tratto Torino-Ivrea-Quincinetto (concessione scaduta ad agosto 2016) per la società Ativa; e l’A21 Torino-Piacenza (concessione scaduta a giugno 2017)per la Satap. E’ più difficile stimare i tempi per la seconda gara a cui fa riferimento il ministero perchè si tratterebbe di concessioni ancora non scadute. In particolare, riguarderebbero il tratto A12 Sestri Levante-Livorno per la Salt (la cui concessione scadrà a luglio 2019) ed il tratto dell’A10 Savona-Ventimiglia per l’Autostrada dei Fiori (con la concessione in scadenza a novembre 2021).
Il gruppo Gavio
A tuffarsi sulla torta ci sarà, manco a dilo, il gruppo Gavio che controlla Satap e ha una quota del 40 per cento in Ativa, ma anche Benetton. Fino all’altro ieri, il rischio – quasi una certezza – era che Ativa perdesse la gestione della tangenziale e della Torino-Ivrea, in favore di Gavio/Benetton, e chissenefrega per le perdite nelle casse della Città Metropolitana (socia di Ativa) che con il suo 20 per cento si porta a casa ogni anno un dividendo da 5 milioni.
In questo scenario, parecchi mesi fa, con l’approvazione all’unanimità di una mozione, alcuni sindaci e consiglieri della Città Metropolitana (Alberto Avetta, Fabrizio Puppo, la buonanima di Vincenzo Barrea) avevano espressamento chiesto la creazione di un soggetto pubblico in grado di ottenere attraverso l’affidamento diretto in house la gestione di alcuni tratti autostradali evitando le gare e mantenendo il dividendo.
Non se li filò nessuno e il Governo, con in testa l’ex Ministro Graziano Delrio, andò avanti a testa bassa lavorando ad un accordo per arrivare al 2030 con l’affidamento attraverso un’unica gara di quasi tutto il sistema autostradale piemontese (Torino-Ivrea, Tangenziale, Asti Cuneo, Milano e Piacenza) non senza inserire un regalino al Gruppo Gavio, una proroga di 4 anni a Satap sulla Torino-Milano che anziché scadere nel 2026 si sarebbe prolungata fino al 2030, in cambio del completamento dell’Asti-Cuneo.
Il timore di ieri è che si lasci “a casa” il pubblico, che oggi è presente (seppure come socio di minoranza in Ativa al 20%). E’ verosimile infatti che il gruppo Gavio partecipi alla gara con Satap non certo con Ativa in cui ha solo il 40 per cento. Così Ativa perdererebbe la sua ragion d’essere e verrebbe liquidata.
A riprendere il filo del discorso era stato poco prima dell’agosto scorso il sindaco di Settimo Torinese Fabrizio Puppo.
“Con la mozione - scriveva - si chiedeva che il futuro bando per la concessione della rete prevedesse un maggior ruolo di governo da parte del pubblico, dando direttamente a Città Metropolitana la concessione della tangenziale. Quando venne istituita Ativa dalla Provincia di Torino nel lontano 1954, il pubblico avevo il 50% attraverso le quote detenute da Comune di Torino e da altri soggetti pubblici. A partire dagli anni 90 la società è stata interessata da un processo di privatizzazione che ha visto ridimensionare il ruolo del pubblico, con oggi una maggioranza largamente in mano ai privati (SIAS spa e Mattioda Autostrade Spa)...”
“Il pubblico – concludeva Puppo - deve tornare centrale nel settore delle concessioni autostradali, per potere incidere anche in una collaborazione sinergica coi privati, sui nuovi investimenti, sulle manutenzioni, sugli sviluppi delle rete, ma soprattutto intervenendo su alcune iniquità oggi presenti, primo tra tutti il sistema dei pedaggi che penalizza di fatto solo alcuni comuni come Settimo, Beinasco, Rivoli, gli unici ad attraversare una barriera a pedaggio su un rete di tangenziale che rimane poi gratuita per tutti gli altri”.
Roba da fantascienza, secondo molti, fuori e dentro il Pd. E sono quelli, tra cui l’ex senatore Stefano Esposito, che da sempre sposano la linea della gara.
Il peso giudiziario e politico
Sul futuro peserà la politica ma anche i ricorsi. E proprio su queste concessioni la guerra innescata da Ativa con il Governo non è poca nè di poco conto.
Sulla gara pubblica per l’affidamento della tangenziale di Torino, nel novembre del 2017 la seconda sezione del Tar del Piemonte, presieduta da Carlo Testori, aveva dato ragione al Ministero dei trasporti e respinto il ricorso con cui Ativa chiedeva la prosecuzione dell’iter dell’affidamento diretto, tra le altre cose, per la realizzazione del nodo idraulico di Ivrea, attraverso un intervento in project financing da 380 milioni, a fronte di una proroga di 15 anni della concessione.
Poi c’è la tangenziale di Torino e nel settembre del 2016, i vertici di Ativa (il presidente Giovanni Ossola, accompagnato dal direttore della tangenziale, Davide Finello) erano stati ricevuti e sentiti dalla commissione regionale presieduta da Nadia Conticelli (PD).
Tra i nodi da risolvere c’era e c’è il pagamento del pedaggio che in molti ritengono debba essere eliminato per tutta l’area metropolitana anche perché chi arriva da fuori, attraverso le autostrade che si immettono sulla tangenziale, o ne esce, paga già il pedaggio autostradale.
Si era discusso, infine, anche dello smantellamento delle barriere della tangenziale a Trofarello, Beinasco, Rivoli-Bruere e Settimo per trasferire i costi su una ‘vignetta’, cioè su un abbonamento (mensile, settimanale, annuale) sul modello delle autostrade svizzere. Infine si era accodato il consigliere regionale dei cinquestelle Davide Bono con la richiesta di liberalizzazione dei caselli di Quincinetto, Ivrea, Scarmagno e Albiano per i residenti nell’eporediese.
Domanda: se si dovesse liberalizzare la tangenziale o un tratto della Torino Ivrea, senza i cospicui incassi dei caselli chi pagherà lavori e migliorie?
La soluzione arriverebbe dalla gara che non potrà non tenere conto degli attuali fatturati. E sono 118 milioni di euro nel 2016 più altri 44 milioni dalla Torino-Quincinetto.
I guai di Ativa
Per capire come si è arrivati sino a qui, però, occorre fare un passo indietro al gennaio 2016, quando Ativa si presenta con 4 avvocati davanti alla Commissione lavori pubbblici del Senato, presieduta da Altero Matteoli, per illustrare il suo Project Financing e il prolungamento della concessione, datata 1957, rinnovata proroghe su proroghe e scaduta nell’agosto del 2016.
Cosa era successo a Roma?
Semplicemente era arrivato un “No” grande come una casa al rinnovo su due piedi. A nulla erano serviti i buoni propositi sui tanti “lavori indifferibili ed urgenti”.
“Ma come si fanno a considerare indifferibili e urgenti i lavori del nodo idraulico di Ivrea che attendono lì da 16 anni… L’alluvione c’è stata nel 2000 …”, s’era messo a urlare l’ex senatore Stefano Esposito (PD).
“Lo abbiamo già detto più volte – aveva insistito e sottolineato Esposito – Il project financing farebbe rientrare dalla finestra quel che noi, con la legge Delrio, abbiamo fatto uscire dalla porta… La procedura che si seguirà per il rinnovo della concessione sarà la gara e non il project financing con il diritto di prelazione del proponente. Se Ativa vorrà non avrà alcun problema a partecipare…”.
In realtà gli interventi del nodo idraulico di Ivrea per mettere in sicurezza il territorio nascono dalle prescrizioni a suo tempo indicate dall’Autorità d’ambito del Po (per ciò che riguarda l’area della Dora Baltea) e della Regione Piemonte (per il Rio Ribes). A definirli indifferibili ed urgenti era stata una sentenza del Tar alla quale lo Stato non ha mai fatto ricorso.
“Questo perchè la Regione – aveva spiegato l’ingegner Luigi Cresta di Ativa – con le prescrizioni del 2002 ha fatto costruire gli argini a protezione dei centri abitati più alti dell’autostrada. Abbiamo costruito delle paratie medievali, ma in caso di alluvione, l’autostrada si trasformerebbe in una diga per 7 chilometri…”.
E se è certo che in base alle prescrizioni dell’Autorità d’ambito la sopraelevazione si deve fare, così come è certo che esiste già un progetto approvato dal Ministero dell’ambiente nel gennaio del 2015, è però altrettanto certo che non si capisce perchè la dovrebbe fare per forza Ativa.
“Forse perchè la Città Metropolitana è socia al 17% – commentava con sarcasmo l’ex vicesindaco della Città Metropolitana Alberto Avetta – Forse perchè in tutti questi anni, grazie all’essere soci, siamo riusciti a portare avanti una serie di opere concordandole con loro e tra le altre la Torino-Pinerolo… ”.
Ed è vero che in Ativa, a parte quattro piccoli soci (Fantini Roberto e Stoppini Davide, Aci Biella e Aci Vercelli) la parte del leone la fanno Città Metropolitana con il 17% e soprattutto il Gruppo Gavio e il Gruppo Mattioda con la Quinzane Srl di Cuorgnè, entrambi al 41%.
Altrettanto vera, almeno fino a prima del crollo del ponte Morandi di Genova, la guerra in corso tra il gruppo Mattioda (di cui Giovanni Ossola, presidente di Ativa è espressione) pronto a tutto, anche ai ricatti, pur di ottenere la proroga, e il Gruppo Gavio che invece preme per la gara voluta dal ministero, con Ativa, o da solo.
E Gavio non è uno qualsiasi. Il gruppo può infatti contare su due tra le più importanti imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto. E’ poi anche proprietario del 56,52% della ASTM autostrada Torino Milano SpA, del 90% della SATAP Spa che gestisce l’Autostrada Torino-Piacenza, qualche quota della Autostrada dei Fiori SpA che gestisce la Autostrada Savona-Ventimiglia e Roma-L’Aquila-Teramo. Si aggiunge, ciliegina sulla torta, il 50% di Salt, che ha in gestione l’autostrada Genova-Livorno e il 6,25% di Ferrovie Nord.
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