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IVREA. Noi eporediesi ci ricordiamo della giunta Cota

Anche ad Ivrea è entrata nel vivo la campagna elettorale per le elezioni regionali, tutti i partiti e i loro candidati di sforzano di prospettare un futuro migliore, ma qualcuno è meno credibile di altri.

In tutto il paese spira un vento leghista, che attraverso una spinta mediatica favorevole arriva fino ad Ivrea, si ha la sensazione che tutto sia già scritto e che la Lega governerà la Regione Piemonte e questo clima attrae amministratori indipendenti verso gli scogli delle sirene leghiste.

La sensazione è che sarà una grande vittoria, ma io che viaggio contro corrente provo a proporre al lettore un’analisi diversa che trae spunto dall’antesignano degli analisti politici: Machiavelli. Se vogliamo intuire il futuro occorre guardare al passato e forse Ivrea, con la sua grande storia e la sua grande propensione al futuro coniugate insieme e fuse nella sua storia industriale è il crogiolo giusto per far germinare il dubbio verso la strada del cambiamento.

Noi eporediesi ci ricordiamo della giunta Cota, quelle delle mutande verdi comprate con i soldi pubblici, tanto per capirsi! Ma ci ricordiamo anche dello scempio attuato sulla sanità pubblica, del tentativo di privatizzare tutta la sanità per fortuna non andato a buon fine.

Gli elettori liberali mi opporranno una analisi che tende a cercare il massimo risparmio per l’ente pubblico privatizzando i servizi. Ma io che sono eporediese e con la memoria lunga mi ricordo che quelle politiche regionali sulla sanità non hanno portato nessun risparmio, anzi a dirla tutta hanno prodotto un tale debito da portare la Regione Piemonte al commissariamento, che tradotto vuol dire: cari Piemontesi avete fatto così male che adesso vi diciamo noi da Roma come come tenere in ordine i vostri conti.

Così Chiamparino si è trovato di fronte anni di sacrifici, lacrime e sangue, tagli e ticket, per risanare un disastro fatto da chi adesso si presenta con i migliori propositi. Avviso ai naviganti: con Chiamparino il Piemonte è uscito dal commissariamento, il periodo dei sacrifici è finito, possiamo parlare davvero di investimenti futuri. Ora è evidente come chi crede che il pubblico debba erogare i servizi essenziali non ha dubbi, ma nelle condizioni date persino un turboliberale sarebbe in imbarazzo a votare chi ci ha spinti nel baratro, non c’è nulla di più illiberale di un commissariamento.

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