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SALUGGIA. Marco Leone: 'Io come Forrest Gump... nel cammino ho trovato me stesso'

SALUGGIA. Marco Leone: 'Io come Forrest Gump... nel cammino ho trovato me stesso'

Marco Leone, nella sua tenda, durante uno dei suoi viaggi a piedi

Sono un appassionato di natura a 360 gradi. Fin da piccolo mi hanno portato in montagna, sulle Alpi, al Parco del Gran Paradiso. La natura e la montagna sono il denominatore comune della mia vita, dove mi sono anche rifugiato nei momenti di difficoltà”.Marco Leone, di Saluggia, è un amante della natura. In ogni sua sfaccettatura.

Da bambino, quando la vedeva come un mondo fatato, incantato, di gnomi e folletti. All’età adulta, in cui la vive praticando l’alpinismo, lo sci, le arrampicate in montagna. Ma non solo.

Marco Leone ha trovato una dimensione sua, che gli fa avere un buon equilibrio: quella dei lunghi viaggi a piedi. Il primo è stato da Saluggia a Roma, nel 2013. A cui ne sono poi seguiti tanti altri: ha persino percorso, sempre a piedi, la tratta Torino - Lourdes attraversando le Alpi, il Massiccio Francese e i Pirenei. 1150 chilometri in 26 giorni: quasi un record. Se non assoluto, almeno personale.

Anche il viaggio a piedi in sé ha subito delle trasformazioni nel tempo - racconta Marco Leone -. Prima mi appoggiavo ad alberghi, bed&breakfast, piccole pensioni, oggi il viaggio non deve lasciare traccia del mio passaggio, deve essere fatto in totale autonomia. Il mio compagno è un carretto, che ho soprannominato “Forrest”, in onore a Forrest Gump che correva sempre, che contiene la tenda, il sacco a pelo, il materassino, le pentole, il cibo, l’acqua, tutto il necessario per sopravvivere in autonomia. I viaggi a piedi mi hanno cambiato la vita - aggiunge ancora -. A livello culturale, per noi, il viaggio è raggiungere un luogo ma è più importante il percorso. Spesso confondiamo il viaggio con la meta. C’è anche una relazione fra la velocità del viaggio e la superficialità: più il viaggio è veloce e più è superficiale, più è lento e più ti permette di entrare nel profondo del territorio”.

Marco Leone, andando avanti a parlare, fa davvero capire quanta introspezione ci sia in tutto questo viaggiare, muoversi, confrontarsi e mettersi alla prova.

Il viaggio ti fa riflettere sull’essenzialità delle cose, tutto ciò che ti porti dietro ha un peso, non puoi portarti il superfluo e così scopri che non ti serve molto per vivere. Ti fa riflettere sulla forza dell’ essere umano. Noi ci immaginiamo più deboli di quello che siamo, ma l’uomo ha attraversato deserti, fiumi, mari, carestie, oceani, guerre ed è sempre sopravvissuto - prosegue -. Il corpo è fatto per muoversi e per fare quaranta chilometri al giorno. E’ impressionante vedere come la sera sei ‘morto’ ma poi il giorno dopo riparti. Nel viaggio a piedi conosci davvero te stesso. Il viaggio per me è in solitaria, ma ne faccio anche in compagnia essendo questo diventato, quasi in modo non voluto, anche un lavoro e infatti organizzo viaggi ed escursioni di gruppo. Si tratta però, sempre, di piccoli gruppi. La nostra società è basata sull’ ‘io’ e quando sei in gruppo devi ragionare sul ‘noi’. Quando sei in solitaria sei solo di fronte a te stesso e le emozioni sono amplificate”.

Marco Leone riesce a percorrere fino a 113 chilometri al giorno e fa circa quattromila chilometri all’anno a piedi. Negli ultimi cinque anni ha girato metà mondo.

Durante questi viaggi, come nella vita, si può andare in crisi. Tutti vanno in crisi e bisogna imparare a conoscersi per superare le difficoltà. La parola ‘crisi’ deriva dal greco e significa ‘opportunità’, e rappresenta la possibilità di lavorare su noi stessi. La crisi fa parte di un processo di crescita - spiega -. Noi abbiamo anche un pessimo rapporto con lo stress. Ma quest’ultimo ci tempra, con gradualità ovviamente. Durante il percorso ti conosci e questo ha a che fare con la propria vita, non con il cammino. Impari a gestire le difficoltà senza panico e angoscia. Durante i momenti di difficoltà cerchi l’aiuto degli altri e di te stesso - aggiunge Marco -. Per essere felici crediamo di aver bisogno di questo, di quello e di quell’altro: io invece tolgo le cose, non ne aggiungo. Solo se togli capisci cosa davvero è importante. Durante il viaggio ci sono il bello, la paura, il dubbio, l’insicurezza. Se sei da solo la paura è tutta tua, se sei in tre viene divisa in tre. Da solo sei più esposto, non siamo abituati agli spazi, ai silenzi, all’assenza di persone e case” spiega ancora.

Marco Leone racconta che il cammino è anche un cammino di fede, non per forza quella religiosa: infatti parliamo di fede intesa come l’aver fiducia. Il cammino è “pulito”, ti mette a contatto con la parte più genuina del territorio e cioè le persone. Fa riscoprire un’ umanità che pensiamo non esista più, talmente siamo abituati a pensare al mondo come violento e cattivo. C’ è chi ha accolto Marco Leone, senza conoscerlo, sul suo camper o in casa sua. La parte ‘cattiva’ del mondo di sicuro è quella che colpisce di più, ma c’è anche un’ umanità pronta ad accogliere e questi scambi sono davvero profondi.

Non sono importanti i chilometri che fai, non la meta (che comunque c’è), ma è l’esperienza che hai dentro, che ti resta e che non è per forza bella, infatti può anche esserci del difficile. Sicuramente difficile è il rientro a casa. Più sei esposto, più ti senti libero e più difficile è il rientro perché ti mancano la libertà, la polvere, il silenzio... diciamo che a casa si sta bene, ma ci sono i muri e il soffitto - confessa sorridendo -. Il viaggio inizia con un sogno, non col primo passo. Te lo immagini e sei già partito, la partenza è antecedente. E il viaggio non termina quando arrivi a casa, perché ti “lavora” dentro. Noi siamo nati nomadi, dentro di noi c’è un qualcosa ‘addormentato’. A casa si sta bene, ma dentro abbiamo una curiosità che ci spinge altrove. Si entra dentro ad ‘altro’ e lo si fa nel modo giusto. Noi corriamo dietro al tempo, ma il tempo è relativo. Un viaggio di 4 giorni sembra di 4 settimane quando torni a casa talmente il tempo è stato pieno. Il viaggio ti entra dentro e ti resta la nostalgia della strada” conclude.

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