La notizia che non avremmo voluto mai dare in pochi minuti ha fatto il giro della rete. Condivisa sui gruppi facebook della città e dei tifosi della Juve di mezzo mondo. Da Torino a Bangkok, dal Canada al Sudamerica.
Se ne è andato alla soglia degli ottant’anni una bandiera della Juventus, un’icona di un calcio che oggi non c’è più. Sconosciuto ai social, rimpianto da molti.
Gianfranco Leoncini s’è spento nel pomeriggio di venerdì 5 aprile nel reparto di osservazione intensiva dell’ospedale di Chivasso. Aveva 79 anni e le sue condizioni di salute si erano ultimamente aggravate.
La sua è una storia pulita, genuina, vera.
Leoncini, nato a Roma il 25 settembre 1939, è stato tra gli esempi più lampanti della fiducia che la Juventus ha sempre avuto nei suoi giovani.
Fin da bambino giocava in piazza di Spagna, a Roma, Leoncini, con gli amici del rione. Era il 1958, quando a scoprirlo in un campetto della Capitale fu Gigi Peronace. Al termine di una partita, Peronace gli parlò a lungo e poche settimane dopo Leoncini ricevette una telefonata e un invito a recarsi a Torino per essere “visionato” dai tecnici della Juve.
Un viaggio in treno di cui Leoncini ha sempre conservato un ricordo speciale. A quei tempi mica era come al giorno d’oggi. A parte le vacanze o le gite, non ci si spostava mai e per una famiglia vedere un ragazzo partire per una destinazione lontana centinaia di chilometri era un autentico colpo al cuore.
Leoncini aveva spalle grandi e affrontò il grande salto dall’Augusta, una squadra di un rione di Roma, alla Juventus con quella determinazione che lo accompagnerà poi lungo tutta la carriera.
Il provino, inutile a dirsi, andò alla grande. Nel suo personale palmares, Leoncini infila 377 presenze dal 1958 al 1970 con la maglia bianconera e 25 gol, 3 Scudetti vinti nelle stagioni 1959/60, 1960/61 e 1966/67 e altrettante Coppe Italia (1958/59; 1959/60 e 1964/65). Leoncini ha giocato nel ruolo di mediano e terzino.
Il campionato 1959/60 è stato quello della sua definitiva consacrazione, grazie soprattutto a una prestazione magistrale offerta a San Siro contro il Milan, la rivale più accreditata dei bianconeri alla vittoria del campionato. Da quel momento, Leoncini non lasciò più il campo, facendosi apprezzare dall’universo juventino sia per le due doti di calciatore sia per le sue qualità morali. Un esempio di abnegazione e professionalità, merce sempre più rara nel calcio di oggi. Di volontà e impegno, caratteristiche che ne hanno accompagnato le sue galoppate in campo. Leoncini ha fatto parte probabilmente di una delle Juventus più forti di tutti i tempi, che tra le proprie fila annoverava giocatori del calibro di Giampiero Boniperti, Omar Sivori, John Charles e Luis Del Sol.
E’ stato anche in Nazionale, facendo parte della rosa azzurra che partecipò al campionato del mondo del 1966 in Inghilterra e condividendo la stanza con Gigi Meroni, una bandiera dell’altra squadra di Torino. Leoncini terminò la carriera nell’Atalanta, dove ha militato per quattro anni inframmezzati da una stagione nel Mantova. Stimato e apprezzato da tutti, Gianfranco Leoncini è stato l’emblema di un calcio leale, maschio, lontano dai riflettori e dalle telecamere poste negli spogliatoi. Un calcio che oggi, purtroppo, non c’è più.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.