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12 Marzo 2019 - 11:24
Da sinistra: Romeo Bevilacqua, l’avvocato Cristina Spadaro e Marika Bevilacqua
Fine dell’incubo. La Corte d’Appello di Torino ha assolto, perché il fatto non sussiste, Romeo e Marika Bevilacqua, 69 e 40 anni, padre e figlia di Chivasso, accusati del reato di truffa contrattuale.
In primo grado erano stati condannati dal giudice Rossella La Gatta, rispettivamente, ad un anno e dieci mesi e due anni ed otto mesi di carcere, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle otto parti civile che s’erano costituite nel procedimento in cui figurano altri cinque imputati.
Con l’avvocato Cristina Spadaro del foro di Torino, i Bevilacqua in appello hanno ribaltato la sentenza del 2015 e sono usciti puliti da una storia che si trascina da anni ormai.
“Abbiamo rinunciato alla prescrizione perché siamo assolutamente estranei alle accuse che ci venivano mosse - commentano, sorridendo finalmente, Romeo e Marika Bevilacqua -. In questa vicenda ci abbiamo rimesso due appartamenti di nostra proprietà e sette anni di salute”.
“A me è venuto un infarto quando mi hanno consegnato l’avviso di garanzia e mia figlia è stata costretta a chiudere l’agenzia immobiliare per l’onta che c’è piombata addosso”, aggiunge Romeo Bevilacqua, costruttore molto conosciuto in città. I fatti riguardano la vendita di otto appartamenti al Nadone, in via Mazzè.
Secondo la pubblica accusa, Romeo e Marika Bevilacqua, il primo all’epoca dei fatti in qualità di consigliere della Cooperativa Madonna del Pilone, la seconda come titolare dell’agenzia immobiliare Area Casa, incaricata di “promuovere e divulgare l’adesione alla cooperativa e la prenotazione degli alloggi”, avrebbero, in concorso con altri, indotto in errore otto inquilini del condominio “[...] con artifizi e raggiri consistenti nel far apparire come esistente, in relazione alla vendita, la garanzia fideiussoria (omissis) in realtà mai stipulata”.
In sostanza, avrebbero tratto un ingiusto profitto dalle somme versate dagli otto condomini alla Cooperativa, poi dichiarata in stato di insolvenza, mentre questi non sarebbero riusciti ad addivenire alla stipula del contratto definitivo. Gli artifici e i raggiri contestati ai Bevilacqua sarebbero quindi consistiti nell’assicurazione la presenza della garanzia fideiussoria, che una clausola dell’atto di prenotazione sembrerebbe richiamare.
Bene. Pardon, male: questo è ciò che hanno sostenuto in primo grado gli otto, tra i diciotto acquirenti degli appartamenti della Cooperativa Madonna del Pilone in via Mazzè, e che è stato riconosciuto con sentenza di condanna di quattro anni fa.
I giudici d’Appello hanno oggi completamente riformato il giudizio di primo grado arrivando ad un’assoluzione piena per i Bevilacqua.
“L’obbligo di prestare la garanzia fideiussoria ai sensi del decreto legislativo n. 122 nasce per tutti gli interventi costruttivi i cui permessi di costruire siano richiesti a partire dal 21 luglio 2005, data di entrata in vigore della norma - commenta l’avvocato Spadaro -. La Cooperativa Madonna del Pilone presentava al Comune domanda di permesso di costruire dell’immobile di via Mazzè il 22 febbraio 2005, quindi anteriormente all’entrata in vigore dell’obbligo di legge. Dunque, nel caso specifico, la garanzia fideiussoria non era obbligatoria...”.
“Negli anni - conclude il legale - le parti civili hanno trasferito a sè la proprietà delle rispettive unità immobiliari, pur non versando la differenza di prezzo degli appartamenti, non avendo la banca acconsentito al frazionamento del mutuo. Che vantaggio avranno mai tratto i due Bevilacqua dalla conclusione di questi contratti? Marika nulla c’entra con la Cooperativa Madonna del Pilone e, per di più, ha sottoscritto un contratto di mera assistenza ai soci e non certo un mandato a vendere gli immobili. Romeo ha ricoperto nel periodo di interesse la mera qualifica di consigliere, senza deleghe e senza stipendio”.
Le motivazioni della sentenza d’Appello sono attese entro i prossimi tre mesi. Nel mentre, per i Bevilacqua, è iniziato il percorso di “riabilitazione” sociale.
“E’ stata durissima in questi anni - conclude Romeo Bevilacqua -, anche perché ci siamo ritrovati additati in giro per Chivasso come dei fossimo dei truffatori. Invece abbiamo dimostrato che non è così. Questo ci è costato molto, in termini economici: non rientreremo più in possesso delle nostre case, ma forse qualcosa possiamo ancora recuperare”.
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