Casalborgone è desertificato, dice con preoccupazione un artigiano la cui attività per fortuna è ancora in piedi. L’espressione è un po’ forte, ma non si può dire che sia proprio una sparata. In effetti, diverse attività commerciali hanno serrato i battenti negli ultimi tempi. Per rimanere alla piazza principale, Piazza Cavour, non ci sono più né la gelateria (La bottega del gelato) né la pizzeria “Il tegamino” né il negozio di scarpe e abbigliamento “Fantasie”. In via Regina Margherita ha chiuso un altro negozio di abbigliamento, mentre su corso Bongiovanni non trovate più il negozio di fiori “Espressioni”. Sempre sul corso Bongiovanni è sparito il Cantun del pan. In quei locali ora c’è la farmacia, che ha abbandonato la più centrale collocazione in Piazza Cavour.
Già da qualche anno hanno cessato l’attività “L’enologo assetato” e un negozio di fotografia e vendita/affitto film in DVD, anche se il secondo è stato sostituito da uno studio dentistico. In capoluogo negli stessi locali due attività, prima il ristorante “Il cantuccio del Leu” e poi una birreria, hanno avuto vita assai breve.
Si direbbe che si salvano solo le attività commerciali essenziali, il piccolo supermercato, la panetteria, la macelleria (una volta ce n’erano due), il negozio di ferramenta e casalinghi, l’edicola e il tabaccaio. Una sorta di boutique di frutta e verdura e un negozio di dolci caratteristici hanno invece aperto da qualche anno, ma qualcuno si domanda quanto sopravviveranno (speriamo a lungo, i dolci sono ghiotti). Domanda che vale anche per i cinque-sei bar, l’unica attività di cui a Casalborgone pare esserci decisamente abbondanza.
Del mercato del lunedì abbiamo già parlato. Comunque, anche questo pare in contrazione e meno frequentato che in tempi passati. Per esempio, un grosso banco di frutta e verdura, ricco di merci e con i prezzi chiaramente esposti, da qualche mese non viene più.
Le ragioni di questo abbandono? E’ noto che il piccolo commercio è in difficoltà ovunque, ma certo è che Casalborgone è una realtà che negli ultimi anni è rimasta scollegata, mal servita com’è dai mezzi pubblici, con strade in cattivo stato, connessione internet così così, e via dicendo. Senza un’auto privata a Casalborgone è difficile vivere. Alla fine chi non ha vere radici nel paese probabilmente si domanda se non sia meglio, per esempio, stare a Chivasso o in realtà che offrono maggiori servizi e comodità. La significativa crescita del paese tra fine anni Novanta e primi anni duemila sembra quindi essersi fermata. Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa l’amministrazione comunale e se ha intenzioni di fare qualcosa per fermare l’emorragia. Per il momento, le prospettive su cui ha puntato – la trasformazione del Castello in hotel di charme, il tentativo di aggancio del paese al Monferrato – non paiono aver convinto più di tanto diversi commercianti. Che infatti hanno deciso di chiudere senza attendere la imminente, ne siamo certi, terra promessa.
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