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17 Gennaio 2019 - 11:55
E’ il suo cittadino più illustre e, dopo un oblìo durato a lungo, negli ultimi anni Frassinetto ha cominciato a dare al pittore Carlo Bonatto Minella il posto che gli spetta. La collaborazione tra amministrazione comunale e Parrocchia ha consentito nel 2013 la realizzazione di una piccola pinacoteca, ospitata per ora nella parte absidale della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo e che verrà trasferita in futuro in un edificio attiguo, dopo apposita ristrutturazione. Nel 2018 ricorrevano i 140 anni dalla morte dell’artista, scomparso a soli ventitrè anni, e nel mese di dicembre gli è stata dedicata una Giornata di Studi, allietata da una nuova acquisizione: un’opera di cui non si conosceva l’esistenza, scoperta dallo studioso Ferdinando Viglieno-Cossalino e presentata al pubblico nel corso della mattinata.
Il titolo del convegno “Carlo Bonatto Minella – Il borgo ed il pittore”, metteva in rilievo il legame fra l’artista ed il paese natale, mai venuto meno malgrado il trasferimento a Torino per gli studi all’Accademia Albertina. I relatori che si sono succeduti hanno affrontato una serie di tematiche: la formazione accademica del pittore vista nel contesto culturale stimolante della Torino risorgimentale; la difficoltà di reperire i suoi quadri; il rapporto fra opere d’arte ed ambiente di provenienza dei loro autori. Interventi interessanti – alcuni pensati più per gli addetti ai lavori che per il grosso pubblico, altri facili da seguire anche per i non esperti – che i presenti sono però stati costretti ad ascoltare mentre lottavano contro un freddo atroce.
La scelta della parrocchiale concettualmente non faceva una piega, visto che è lì che si trovano esposti i quadri (sebbene dietro l’altare e non nella navata). Dal punto di vista pratico, però, sarebbe stato più opportuno utilizzare la sala-conferenze del Comune: nelle chiese di montagna è inevitabile che faccia freddo e, in una gelida mattina di dicembre, dopo una notte di temperature scese sotto lo zero, non potevano bastare poche ore di riscaldamento ad aria per garantire un minimo di confort.
Il sindaco di Frassinetto Marco Bonatto Marchello ha sottolineato l’impegno del Comune nel cercare di portare quanti più quadri possibili a Frassinetto e di valorizzarne la presenza: “Siamo a sette opere” – ha detto, esprimendo grande soddisfazione “per la sorpresa che ci ha fatto il dottor Cossalino e per la collaborazione con la Fondazione Torino Musei”.
La sede della pinacoteca è provvisoria: inevitabile, se si vuole valorizzare le opere presenti, trasferirla in un edificio più adatto. E’ quello che s’intende fare, ristrutturando un fabbricato abbandonato. “Lo trovate a destra uscendo della chiesa – ha spiegato l’architetto Corrado Rinaudo – Lo si raggiungerà attraverso il giardino della parrocchiale, che si trasformerà in un “Giardino delle Arti” e diventerà di uso promiscuo. La sala espositiva è prevista su due livelli, con un soppalco. Sono due anni che lavoriamo a questo progetto e venti giorni fa ne abbiamo ottenuto il finanziamento attraverso un bando regionale: si tratta di un intervento di <conservazione pura> volto a creare uno scrigno adatto ad ospitare queste preziose piccole opere”.
Sul periodo torinese di Carlo Bonatto Minella (1869-1878)si è soffermata Rosella Grassi, docente e storica dell’Arte, che ha confessato come il suo incontro con l’artista frassinettese fosse stato tardivo (“Risale al 2008”) e come l’avesse sorpresa il fatto che le opere del pittore non fossero esposte: “Questa è l’occasione giusta per studiare la creazione di una pinacoteca a lui dedicata. Ci sono anche alcune opere in corso di analisi, sulle quali preferisco evitare di avanzare ipotesi”. Nel suo intervento ha sottolineato le caratteristiche ricorrenti nei dipinti di Bonatto Minella (le piccole dimensioni, la frequente presenza di disegni sul retro) ed il grande talento del giovane artista che “mostrò subito le sue capacità nel disegno, aggiudicandosi premi e riconoscimenti, in particolare il Concorso Triennale del 1875, che rappresentava una vera consacrazione: il vincitore otteneva una borsa di studio di 700 lire e l’onore di vedere la propria opera esposta alla Promotrice delle Belle Arti”.
La Grassi ha descritto dettagliatamente l’ambiente culturale dell’Accademia, che vantava insegnanti di prim’ordine ed aperti alle esperienze internazionali.
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