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CHIVASSO. Abrogate l'articolo 12! Ma c'è anche la Soprintendenza che vigila sul Duomo

CHIVASSO. Abrogate l'articolo 12! Ma c'è anche la Soprintendenza che vigila sul Duomo

L'ingresso del Duomo di Chivasso

Il comma 3 dell’articolo 12 del regolamento di Polizia Urbana va abrogato. Senza se e senza ma. Non foss’altro perché, dal novembre scorso in poi, andrebbero multate tutte le associazioni che hanno esposto gazebi, stendardi, bandiere di fronte al Duomo di piazza Assunta a Chivasso. Anno nuovo, polemiche vecchie. A continuare sul filone con cui si erano concluse le ultime settimane del 2018 è Matteo Doria, consigliere comunale di Amo Chivasso e le sue frazioni. Doria frigge dalla voglia di poter discutere, nel prossimo Consiglio, l’ordine del giorno che ha presentato e con cui chiede l’abrogazione del comma 3 dell’articolo 12 che sta creando non pochi grattacapi alla maggioranza del sindaco Castello. Dalla multa ai manifesti del Pd per il rinnovo della segreteria fino all’imbarazzo per le comunicazioni che Don Davide affigge o lascia affiggere settimanalmente sulla cancellata del Duomo e che, sinora, non sono state sanzionate. Il comma 3 dell’articolo 12 del regolamento, che tutela il patrimonio pubblico e l’arredo urbano, in effetti, qualche dubbio interpretativo lo solleva “vietando la collazione nelle strade o piazze e sulle facciate di edifici qualsiasi insegna, bandiera, manifesto, striscione, di qualsivoglia supporto che trasmetta qualsiasi tipo di messaggio a meno di venti metri da edifici di culto e di interesse storico, pena la sanzione e l’obbligo di rimozione”. “Chiederò che venga abrogato perchè impedisce l’utilizzo di spazi pubblici nel centro storico, che invece ritengo debbano essere a disposizioni di tutti, anche di associazioni”, incalza Matteo Doria, che proprio in virtù del nuovo regolamento fu costretto a rimuovere i simboli della sua civica e dei partiti di centrodestra dal balcone del quartier generale dell’opposizione, di fianco al Duomo -. Quello che più mi è spiaciuto in questa vicenda è l’aver pensato che una parte politica, perché governa la città, possa ritenersi al di sopra delle regole. Mi auguro che corrano ai ripari”. Risentita la replica del presidente del Consiglio comunale, Gianni Pipino, in quota Pd - “Lo scopo del regolamento non è normare gli stand o i gazebo, già regolati dall’occupazione di suolo pubblico. E nemmeno le insegne delle attività commerciali” - che però lascia intendere di voler comunque metter mano al comma in questione. Se il regolamento venisse corretto, quindi, tornerebbe tutto come prima. Attenti, però. Pur senza regolamento, il Duomo e il campanile, essendo beni storici, devono sottostare al Codice dei beni culturali e del paesaggio, che all’articolo 49 recita così: “E’ vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l’affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. L’autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli altri enti competenti all’eventuale emanazione degli ulteriori atti abilitativi”. Insomma, regolamento di Polizia Urbana o no, don Davide o chi per lui, per esporre manifesti fuori o nei pressi dal Duomo deve richiedere l’autorizzazione alla Soprintendenza. Cosa che, in teoria, dovrebbe avvenire già da mo’.
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