Il dilemma è molto più prosaico di quello primariamente filosofico della tragedia shakespeariana dell’Amleto, risalente al 1600.
Sfortunatamente, nella sempre più “immobilizzata” Ivrea, si è persino giunti a concentrare l’attenzione e rimettere in discussione le possibili sorti di una vasta area che si estende tra la Via Circonvallazione e la collina di Monte Giuliano, destinata a mercato da quando, negli anni ’60, il medesimo vi è stato spostato in luogo della sede diffusa tra il Lungo Dora, Piazza Freguglia e Piazza Ottinetti (riservato alle calzature).
L’area riveste comunque anche un’importante funzione quale capiente parcheggio, tanto che per anni e sino al 2014 è stata gestita da Ivrea Parcheggi che ha garantito, a detta degli Amministratori, un buon presidio sull’area ed un miglioramento significativo delle condizioni manutentive della medesima (?!?!?!).
Ora, si da il caso, che questo ampio spazio, appena fuori le mura della antica Città Romana, sia stato sottratto ad una palude, di cui si parla già nel 1300, denominata “Lacus de cita”.
Una sorta di Lago di Città, appartenuto al Vescovo alla fine del XII secolo e pare formatosi a seguito degli sbancamenti realizzati per sostenere i bastioni realizzati tutto attorno al nucleo abitato del tempo. Così almeno suppone l’abate e storico Goffredo Casalis (1781-1856) a pag. 602 del suo “Dizionario degli Stati di S.M. il Re di Sardegna”.
Il medesimo segnala due circostanze che limitavano il possibile danno alla Città di questa presenza: l’esistenza di ontani, tipico albero che si accompagna ai corsi d’acqua, utile ad assorbire i “miasmi perniciosi” e la possibilità di scarico delle acque in eccesso da tale depressione attraverso una “gora”. Le attente osservazioni del Casalis trovano poi piena conferma quando, nel periodo napoleonico, assieme alla realizzazione di quella che poi si chiamerà Via Circonvallazione, che segue per lungo tratto il percorso esterno all’andamento dei bastioni, verrà perfezionato lo scarico idraulico della palude attraverso la famosa “Roggia Righetti”, conduttura in pietra, di considerevoli dimensioni (in alcuni tratti ci si sta in piedi), che si estende da questa sino alla Dora Baltea, con il preciso compito di smaltire le acque in eccesso dai 14 metri di massima profondità della palude e dalla profondità media inferiore ai 7 metri.
Spetta poi a Francesco Carandini, nella sua opera “Vecchia Ivrea” (versione del 1914), ricordarci che una parte di tale area è stata a suo tempo persino occupata dalla stazione del tramway Ivrea-Santhia.
L’amministrazione comunale nel 1911 aveva prospettato il prosciugamento della palude con la possibilità di estrarne torba combustibile a parziale compensazione dei costi di svuotamento. Chissà, potrebbe essere una buona idea anche per gli attuali amministratori (ironico, sia chiaro).
E’ quasi dei nostri giorni l’attivazione di una discarica per inerti predisposta per consentire di rendere agibili le aree adiacenti alla via Circonvallazione. E come non ricordare quanto è stato predisposto in tempi ancora più recenti da amministrazioni comunali, per quanto mi riguarda mai condivisibili, ma politicamente sicuramente esperte e preparate, con quello che urbanisticamente si chiama “Piano Particolareggiato dell’Area Mercato”.
Un documento, regolarmente pagato dai Cittadini, su cui si è fantasticato per almeno un decennio, riguardante viabilità, destinazioni e ambiente, senza addivenire ad alcuno sviluppo concreto e poi svanito nel nulla. Così, nell’apatia e nell’inattività generale si è giunti alle condizioni attuali dell’area, divenuta, per un congenito processo di assestamenti degli strati estremamente compressibili risultanti dai riempimenti, una sorta di otto volante, impraticabile sia per esercitarvi un mercato o anche semplicemente per il posizionamento dei veicoli, pericolosa in occasione di forti piogge.
Facciamoci del male
Ora, per venire a noi, nei primi messi dell’anno in corso, inserendosi perfettamente in quel clima da “facciamoci del male” che pare ormai imperversi nel nostro bel Paese ed eccelli addirittura nelle nostre contrade, nel corso di un incontro pubblico sulla Variante Strutturale al PRG, in sala Santa Marta, è spuntata persino una sinistreggiante (e non poteva essere diversamente) quanto infausta proposta di riportare alla luce, tramite l’asportazione di tutto il materiale stipato in loco, il “Lago di Città”, ovvero ricreare un bell’ambiente naturale di... palude. Grandioso.
Vuoi mettere il piacere di potere osservare quasi da casa lo sviluppo dei ranocchi, l’esplosione delle zanzare nei periodi estivi, l’imperdibile olezzo dell’acqua ristagnante. Se poi ci potessero passare le ferie le pantegane residenti negli scantinati del Centro Storico, avremmo proprio creato la città a misura d’uomo… o da ricovero immediato. Non è neppure necessario dividersi in schieramenti pro o contro le varie localizzazioni future del mercato, adeguate alle attuali esigenze degli ambulanti, in molti casi dotati di veicoli attrezzati di notevoli dimensioni. Al momento non è certo questo il problema fondamentale. Si cominci invece smentendo tendenze autolesioniste divenute recentemente di moda e con lo stabilire che l’attuale area mercato-barra-parcheggio è comunque indispensabile, irrinunciabile per la logistica della Città. Per una infinità di motivi. Che cominciano proprio dall’eventuale spostamento del mercato che richiederebbe, per contropartita, lo spostamento di aree a parcheggio. E’ solo un esempio. A titolo assolutamente gratuito mi limito a farne un altro.
A servizio del castello
Nella logica del tanto sbandierato recupero ai fini turistici del Castello e di tutta l’area a esso pertinenziale, sarebbe auspicabile anche l’eliminazione degli spazi a parcheggio ora addossati ad uno dei suoi lati e un riutilizzo a fini più prioritariamente storici di quel pregevole spazio collegabile alla parte alta della Città. Tanto più che la distanza tra le due aree è veramente modesta. Quanto poi all’incomprensibile, se non addirittura tendenziosa, difficoltà attribuita al recupero delle superfici ora rese impraticabili dagli avvallamenti, non credo occorrano elitari titoli onorifici per asserire che, successivamente a un’aggiornata indagine conoscitiva geognostica, attraverso adeguati sondaggi per definirne la stratigrafia, sarà agevolmente possibile addivenire progressivamente ad un’azione di costipamento di inerti di recupero dall’ambito edilizio, che, opportunamente selezionati, potranno favorire per un tempo compatibile con le particolari origini dell’area, il mantenimento di una confacente omogeneità di livello di calpestio dell’area stessa.
Non mi dilungo ovviamente sulle modalità di intervento, che, di solito, sono definibili con quelle “cose strane” per le recenti amministrazioni comunali che sono i seri “progetti”. Nell’ambito del medesimo progetto sarà ovviamente opportuno verificare anche la funzionalità dello scaricatore idraulico dell’area, altrettanto importante ai fini della conservazione della sua conformazione, come un’adeguata regimentazione delle acque superficiali. Tanto per raggiungere un normalissimo obiettivo di ripristino di uso di un’area, tanto per non essere da meno dei nostri predecessori di qualche secolo fa.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.