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SETTIMO TORINESE. Don Teresio andrà a Collegno

SETTIMO TORINESE. Don Teresio andrà a Collegno

Don Teresio Scuccimarra lascerà Settimo. Al suo posto, a partire dal 3 settembre, arriverà don Martin Augusto Botero Gomez dalle parrocchie Natività di Maria Vergine e S. Lorenzo Martire di Venaria.

Dopo quindici anni di attività nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano, don Teresio ha dato la sua disponibilità per lavorare ancora per sette anni, prima di andare in pensione, nelle parrocchie di Collegno di San Giuseppe, un nome che ritorna, e San Lorenzo Martire. Hanno un bacino d’utenza di circa 18mila abitanti, sarà un impegno mica da poco. Ma con i suoi 68 anni, don Teresio ha ancora l’energia di un ragazzo. Per dieci anni ha avuto come suo vice don Joao Ndambi Capita, conosciuto da tutti come don Giovanni, originario dell’Angola. La presenza di questo sacerdote e di alcuni suoi ragazzi, studenti di passaggio provenienti dall’Africa, ha avviato un progetto di accoglienza quando ancora l’argomento migranti non faceva così rumore. Don Teresio lascia una parrocchia in salute, con i conti a posto, con l’edificio della chiesa ed il campanile ristrutturati a fondo e messi a norma, con un gruppo di animatori ed un coro parrocchiale coeso e in grande forma, con uno staff di artigiani pronti a prestare la loro opera di volontariato. Ecco perché alla notizia della sua partenza, non sono mancate le lacrime di commozione. Celebrerà la sua ultima messa a Settimo domenica 9 settembre.

Nato in Barriera di Milano da papà pugliese, di Foggia, e da mamma cuneese, di Caraglio, don Teresio ha cominciato il suo percorso sacerdotale proprio a Torino, nel suo quartiere, per poi operare a Piossasco. Prima di approdare a Settimo, aveva lavorato come assistente della Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) per la diocesi di Torino e per il territorio nazionale per dieci anni.

Cosa sente di aver lasciato qui?

Una maggior conoscenza della Bibbia. La parola di Dio è legata alle situazioni della vita ed è sempre attuale. Le scritture provocano, scuotono la coscienza, sono la mia passione, fin da quando ero piccolo. Qui si è creato un bel gruppo e la presenza di don Joao per dieci anni ha aperto la comunità al mondo. E’ stata più utile quell’esperienza rispetto a tanti convegni sugli stranieri.

Le famiglie vi hanno chiesto aiuto per la crisi?

Sì. La crisi economica l’abbiamo rilevata vedendo aumentare le richieste di pagare le bollette o di distribuire i viveri con la Caritas. Però, devo dire che le offerte in chiesa non sono diminuite. Questo denota una certa sensibilità.

E con l’amministrazione comunale come sono i rapporti?

Sostanzialmente buoni. La vicenda del Fenoglio ci ha trovati insieme.

Cosa vede nel futuro, con la crisi delle vocazioni sacerdotali?

Le parrocchie, così come sono strutturate, andranno ripensate a livello organizzativo. La base della Chiesa si è modificata nel corso degli anni, dimunuiscono i battesimi ed è un dato di fatto. Ma quello che diciamo pubblicamente provoca ancora reazioni, anche se non siamo più una maggioranza. Per certi versi, si ritorna indietro nel tempo, quando la Chiesa era piccola.

Cosa pensa di Settimo?

E’ vivace. C’è una forte presenza di associazioni, le persone si ritrovano e si impegnano nel sociale. Resta il problema dei giovani, qui come altrove.

I giovani disoccupati?

In particolare, sono i Neet che mi preoccupano. I giovani che non studiano e non cercano lavoro, una parte difficile da quantificare e da intercettare. In passato abbiamo lavorato in questo senso, nel quartiere delle case Gescal. Alessandro Svaluto Ferro è stato uno dei giovani che si era impegnato in quel progetto. Oggi è il direttore dell’ufficio per la Pastorale sociale del Lavoro della diocesi di Torino.

Il momento più bello?

Il 50° anniversario della parrocchia, nel 2016. Il tema del lavoro scelto per celebrare la San Giuseppe Artigiano ha appassionato tante persone, di tutte le età. E sono emerse tante cose belle.

Tornerà a Settimo?

No. Quando si lascia non si torna più. Non si deve fare ombra a chi subentra, non è giusto interferire.

E non tornerà neanche dopo, quando andrà in pensione?

I preti anziani sono ambitissimi – ride - . Non avrò il problema di trovare una collocazione. Ma c’è tempo. Prima devo pensare al trasloco...

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