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CHIVASSO. Ospedale a D'Ambrosio. Squallida lettera di Castello

Oggi badiamo troppo alle apparenze, alla superficie delle cose,vestiamo abiti firmati,abbiamo case e automobili belle,telefoni e pc e tutti gli accessori. Dobbiamo per forza dare un nome e una collocazione ad ogni cosa,tutto deve essere ben definito e perfetto. Apparire con prestigio. Questo mi sembra il senso della petizione promossa per dare un nome al nostro ospedale. Gli ambientalisti,I semplici cittadini che hanno cominciato a far girare la prima petizione per tutelare la struttura non hanno badato alle apparenze.
Margherita Rosso
Nella mia praticità di contadina ho pensato che dovrebbe esser utile e indispensabile che l’ospedale funzioni per tutti gli utenti che ne usufruiscono. Semplicemente il mio nome è Margherita,chi mi chiama così,chi mi chiama mamma e chi nonna,ma all’occorrenza ricopro con dovizia il ruolo che mi spetta. Non so se sia indispensabile o utile alla comunitá che venga dato un nome,se questo possa portare piú servizi a Chivasso,far funzionare meglio I reparti,far aumentare I posti letto. Non lo so, forse sono giochi politici fuori della mia portata e intelligenza. Ho letto gli articoli sui giornali locali di queste ultime settimane e devo dire che il nostro sindaco mi è piaciuto in quelle che sono state le sue dichiarazioni a tal proposito. Abbiamo una struttura che fa molta fatica a sopperire alle richieste,io giro parecchio al suo interno e riscontro I malumori di molte persone. Ma abbiamo una struttura che lavora,continua a farlo,per Chivasso e tutta l’Asl to4,ci sono stati in passato dei danni,ce ne saranno ancora. Sicuramente chi lavora,a volte fa bene,a volte fa male. Ci sono gli onesti e I disonesti. In 57 anni di vita,io ci sono passata tante volte,con I nonni,le mie figlie,gli anziani a cui do una mano,mio padre,ho visto tante evoluzioni. Sono in debito. Lamento I disservizi,lo farò finchè avrò fiato,non sopporto le ingiustizie. Ma rimane il fatto che sono in debito con questa struttura che per me,o I miei cari ha operato nel corso degli anni. Per questo ho lanciato per prima la petizione da portare a Saitta e Ardissone e a chi altri, all’occorrenza. Per avere un buon ospedale. Per dare un supporto a chi in ospedale lavora. Per avere un ospedale dignitoso. La dignitá non è data da un nome prestigioso. La dignitá è un altra cosa. Con il nostro sindaco Claudio Castello io ci ho borbottato alcune volte e non saranno le uniche,ma in questo caso,appoggio le sue dichiarazioni sperando che le opere accompagnino sempre la parola. Ringrazio come sempre I giornali che pubblicano quanto scrivo,dimostrando tolleranza e pazienza nei miei confronti.

Margherita Rosso

Lo diceva già Indro Montanelli: “Gli italiani sono un popolo di contemporanei e non hanno interesse per la propria storia...”. E allora è bene ricordare, a chi non lo sa, chi era e che cosa è stato Antonio D’Ambrosio, morto nel 2012, a soli 72 anni. Medico di Base e dentista in quel di Montanaro, ma originario di Campagna (provincia di Salerno), nel 1988 era diventato dirigente provinciale dell’Msi e nel ‘95 membro dell’assemblea nazionale di An. Eletto per la prima volta in consiglio regionale nel ‘95 è stato per ben due volte assessore regionale alla sanità. Quasi ininterrottamente dal 1995 al 2003. Primo dei non eletti alle elezioni del 2005 aveva poi derminato la sua carriera politica come semplice consigliere regionale subentrando ad Agostino Ghiglia nel giugno del 2008 . E qui ci fermiamo, sottolineando quel “per ben due volte assessore regionale”, caso più unico che raro. Ma non è un caso (e solo uno stolto lo potrebbe pensare) che  proprio in quegli anni si siano trovati i soldi (tanti) per trasformare una vera e propria catapecchia, qualcosa di molto simili a un lazzeretto, nell’ospedale che noi tutti oggi conosciamo, con la parte nuovissima appena inaugurata e quella nuova, le due cosiddette “piastre”. E non era ancora finita qui. Perchè è con lui e solo grazie a lui che sono pure arrivati i primari di Nefrologia, di otorinolaringoiatria, di urologia, di neurologia, il day hospital oncologico e sicuramente ci stiamo dimenticando qualche cosa. Che è un po’ come dire che dal niente anche Chivasso finalmente aveva quell’ospedale che in verità non aveva mai avuto. Poi è vero che morto lui, il primario di urologia è stato trasferito a Ciriè e quello di neurologia a Ivrea, ma intanto i reparti sono rimasti e, per il momento, non ci è dato sapere che li vogliano chiudere. Ecco bisogna ripartire da qui per capire, cara Margherita Rosso, perchè, al solo nominare Antonio D’Ambrosio, in più di mille, lo ripetiamo m-i-l-l-e, si siano precipitati a sottoscrivere la petizione. E delle due l’una. O quei mille sono tutti “coglioni” o nei suoi ragionamenti manca la memoria storica.  E guardi bene la memoria è anche cultura. Guai a buttarla nelle ortiche o nel cesso come una cosa immonda. Fosse così allora io le direi che è anche inutile intitolare una via a Garibaldi perchè fatta l’Italia siamo ancora qui incredibilmente incapaci di organizzarla. E mi chiederei anche perchè mai sia stato intitolato il campo sportivo all’ex sindaco, socialista, Paolo Rava. E invece no! Glielo dico io perchè. Perchè il giorno in cui morì il quotidiano La Stampa aprì a tutta pagina le cronache di Torino con un titolo da accaponare la pelle: “Per noi si è spento il sole…” e nel giorno dei suoi funerali, tutta la città, di destra e di sinistra si fermò, per camminare al suono di bandiera rossa. Neanche a dirlo, quell’infausto giorno, accorsero in città anche loro, decine di giovani extracomunitari vestiti con gli abiti tradizionali, come lui avrebbe voluto, per piangere a dirotto. Piangevano loro. Piangeva il presidente della Repubblica Sandro Pertini, che solo qualche mese prima gli aveva inviato un telegramma dicendogli di andare avanti così… D’Ambrosio proprio come Rava,  ed è per questo che non solo le dico che non mi ha convinto per niente lei, ma mi ha convinto anche di meno il sindaco Claudio Castello. Penoso, oserei dire quasi squallido, il suo comunicato stampa. Poco intelligenti, aggiungo, i modi e i tempi (a ridosso di un consiglio comunale) in cui lo ha inviato alle redazioni dei giornali. E ripartiremo da qui con tanta voglia di “procurar” battaglia, senza nulla togliere alle tante altre battaglie (che noi pur facciamo) per una sanità più giusta, più organizzata, più efficiente, più rispettosa della dignità dei cittadini.

Liborio La Mattina

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