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USSEGLIO-BALME. Scavi per il cobalto, le Valli hanno scelto l’attendismo...

USSEGLIO-BALME. Scavi per il cobalto, le Valli hanno scelto l’attendismo...

Piano di Servin (foto gentilmente concesse dal blog "I camoschi bianchi")

Attendismo. È la posizione scelta dai sindaci delle Valli di Lanzo, perlomeno dai vertici delle due Unioni Montane, in merito al progetto “Punta Corna” della società australiana Alta Zinc Ltd  che – con la controllata Strategic minerals Italia – vuole scavare nei territori di Usseglio e Balme per estrarre cobalto, ma anche nichel, rame, argento e metalli associati.

La società, dopo la scoperta di nuovi filoni minerari, ha ottenuto dal Ministero della Transizione Ecologica il rinnovo dei permessi per la ricerca dei metalli, fino a maggio del 2024. Ha inoltre già presentato la richiesta per effettuare le perforazioni ma su questo, al momento, si attende la risposta dal ministero.

Le aree interessate sono l’alto Vallone del rio Servìn, la miniera del Masòc nel basso Vallone del torrente Arnàs e il Vallone del Veil.

Un mercato, quello del cobalto, in grande espansione, visto il suo utilizzo nella produzione delle batterie al litio per le auto elettriche, che sempre di più sostituiranno i veicoli a benzina, diesel e metano.

La prima licenza per la ricerca dei metalli era stata rilasciata nel 2018 e aveva mandato su tutte le furie l’amministrazione comunale di Balme, che con una delibera ad hoc aveva esternato la sua contrarietà. Contrarietà che il sindaco Gianni Castagneri ha ribadito più volte,anche e soprattutto nelle ultime settimane, quando si è tornato a parlare di possibili estrazioni.  Il motivo? Il rischio di devastazione ambientale.

Al contrario si è dimostrato più disponibile a ragionamenti di questo tipo il primo cittadino di Usseglio, Pier Mario Grosso, «ma a fronte di garanzie che il paesaggio non venga deturpato» e con le necessarie «positive ricadute economiche sul territorio». A puntare il dito contro il progetto erano state, oltre a Castagneri, le associazioni e le realtà ambientaliste del territorio: da Pro Natura al gruppo di Valli di Lanzo in Verticale fino a Beppe Leyduan, blogger de “I camosci bianchi”.

La posizione delle Unioni Montane

Il pensiero dei sindaci balmesi e ussegliesi è ben chiaro. Ma cosa pensano, della possibile  estrazione di cobalto, gli altri amministratori delle Valli di Lanzo? L’abbiamo chiesto ai vertici delle due Unioni Montane, l’Alpi Graie e la Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone.

«Al momento non ho elementi sufficienti per poter commentare - dichiara Daniela Majrano, sindaco di Viù, vice presidente dell’Alpi Graie -. Bisognerà sicuramente fare delle valutazioni per capire quali possono essere vantaggi e svantaggi, ma ad oggi non ci sono elementi per poter prendere una posizione chiara e netta.  Certo quando avremo maggiori informazioni ne parleremo tra sindaci. A me, sinceramente, sembra si stia facendo tanto rumore sul nulla. Bisogna avere maggiori informazioni per esprimersi. Diciamo che, più che altro, mi pare di assistere ad un grande scoop giornalistico. Quando sarà il momento, ci esprimeremo. E anche l’Amministrazione di Usseglio sarà molto attenta, sicuramente, a valutare pro e contro».

Un po’ più decisa, invece, la posizione di Gianluca Togliatti, sindaco di Pessinetto e presidente dell’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone. «Al momento ai Comuni non è arrivato nulla di ufficiale, speriamo ci coinvolgano prima di prendere decisioni che possono avere ricadute importanti sul territorio - mette le mani avanti -. Detto questo, ho letto gli articoli sui giornali e il progetto mi lascia un po’ perplesso. Bisogna capire bene le varie dinamiche. Le Valli di Lanzo hanno impostato percorsi virtuosi e non possiamo permetterci di vedere il nostro territorio stravolto dagli scavi per le estrazioni. Le nostre Valli sono attrattive perché sono ancora grezze e incontaminate, subire danni ambientali per estrarre il cobalto sarebbe inqualificabile».

A mettere in allarme Togliatti è il parallelismo con Balangero e l’amiantifera.  «Paghiamo ancora oggi lo scotto per la sistemazione del sito - conclude -. La cava di Balangero egli anni ha dato lavoro a tante persone, ma  oggi è rimasto solo un problema di messa in sicurezza con lavorazioni ancora da fare per bonificare l’intera area. Scavare anche ad Usseglio e Balme vorrebbe dire depauperare di nuovo il nostro territorio e le nostre bellezze naturalistiche».

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