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22 Giugno 2014 - 20:21
Ennesimo intervento della magistratura nel caso Stamina. Questa volta e' il tribunale di Venezia a stabilire che entro il mese di luglio l'Asl di Brescia dovrà individuare un anestesista pediatrico e un infusore per proseguire la cura con le staminali presso gli Spedali Civili per la piccola Celeste, 4 anni, di Mestre, Dopo la decisione del tribunale di Pesaro, quindi, che nei giorni scorsi aveva nominato Marino Andolina, vice del fondatore di Stamina Davide Vannoni, commissario per le infusioni per un bimbo, anche i giudici veneziani seguono la strada di ordinare ai medici di proseguire le infusioni. Un metodo, quello Stamina, bocciato senza mezzi termini dalla gran parte del mondo scientifico, italiano e non, e al centro di una aspra contesa anche giuridica, sulla validita' o no del protocollo. E proprio la decisione del tribunale di Venezia,secondo i familiari della piccola Celeste, come riporta la Nuova Venezia, fornisce la prova che la loro lotta ha ragioni fondate. Una vicenda che va avanti da anni, ormai, con al centro la decisione degli Spedali di Brescia di somministrare ai pazienti, come ordinato da una serie di tribunali, il metodo Stamina, decisione poi bloccata quando sono emerse le perplessita' prima, e le certezze poi, della scarsa validita' del metodo da parte del mondo scientifico. Un primo comitato scientifico incaricato dal Ministro della Salute aveva bocciato senza mezzi termini il protocollo, ma poi il Tar aveva accolto un ricorso amministrativo sulla composizione dello stesso comitato scientifico. Un secondo comitato si e' insediato in questi giorni e si attendono le loro conclusioni. Sulla vicenda nei giorni scorsi e' intervenuto il ministro Lorenzin, secondo cui bisognera' attendere le loro conclusioni, ma precisando che intanto non si prevede alcun intervento legislativo per fermare le infusioni di cellule staminali. Peraltro il ministro della salute, nel corso dell' audizione al Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul caso Stamina, aveva anche affermato la necessita' di ''aprire una riflessione insieme alla magistratura, e non contro, nel rispetto dell'autonomia dei magistrati, su questo difficile ambito di convivenza tra quella che e' la verita' scientifica e quella che e' la verita' processuale''. Il fatto, ha argomentato il ministro, e' che ''cio' che sta accadendo a Brescia va al di la di quella che era la volonta' del legislatore, ovvero il proseguimento delle cure per coloro che le avevano cominciate. C'e' stata una interpretazione diffusa che va oltre la volonta' iniziale del Legislatore, ma anche ogni valutazione tecnico-scientifica''. Ed ancora: ''A Brescia si sono travalicati i limiti, quindi e' venuto il momento di affrontare la situazione nei modi che riterremo piu' opportuni'', cio' ''anche considerando che la situazione dei medici degli Spedali di Brescia e' una situazione di grandissima difficolta', sia sul piano deontologico che, probabilmente, sul piano giuridico''.
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