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Clooney attacca Trump: “Minacciare la fine di una civiltà è un crimine di guerra”

A Cuneo davanti a 3mila studenti, l’attore rompe il silenzio e lancia l’allarme: “Preoccupa lo smantellamento della Nato”

Clooney

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Un intervento durissimo, senza filtri, che tocca guerra, politica, diritti e libertà di stampa. George Clooney, ospite dei “Dialoghi sul talento” al Palazzetto dello Sport di Cuneo, scuote il dibattito internazionale con parole pesantissime contro Donald Trump, ma anche con critiche alla democrazia americana e rivelazioni sul passato di Hollywood.

Davanti a tremila studenti delle scuole superiori – arrivati da Alba, Mondovì, Saluzzo e Savigliano – l’attore e attivista affonda sul presidente degli Stati Uniti: «Alcuni sostengono Donald Trump vada benissimo, ma se c'è qualcuno che dice che vuole porre fine alla civiltà questo è un crimine di guerra. Puoi comunque sostenere il punto di vista dei conservatori ma ci deve essere un confine alla decenza, e noi non dobbiamo attraversarlo».

Parole che arrivano nel pieno delle tensioni globali e che si accompagnano a una critica più ampia sul momento storico degli Stati Uniti. Clooney non usa mezzi termini: «Non è un grande momento per la storia americana, è stato un brutto colpo quando non c'è stato permesso di fare le Primarie per scegliere un candidato del Partito Democratico».

L’attore torna anche sul suo ruolo nel dibattito che ha portato al ritiro di Joe Biden: «Sapevamo cosa stavamo facendo e che avremmo perso con uno scarto enorme, eravamo con le spalle al muro. Io ho scritto quell'editoriale, ho detto che avremmo dovuto fare delle Primarie, ma non lo abbiamo fatto. E' stato un peccato».

Non manca l’allarme sugli equilibri internazionali, con un passaggio netto sulla Nato: «Sono preoccupato per la Nato, ha fatto sì che l'Europa ma anche il resto del mondo siano stati sicuri. Smantellare un'istituzione come questa mi preoccupa. Oltre a molti errori gli Usa credo abbiano fatto anche molte cose straordinarie che sono sopravvissute».

Ma l’intervento si allarga anche al mondo del cinema, con un racconto diretto di abusi e comportamenti inaccettabili vissuti agli inizi della carriera: «Se sono stato testimone di diritti non rispettati nel mondo del cinema? Sì mi è capitato, quando ero giovane all'inizio della mia carriera, i registi e i produttori erano gentaglia, urlavano contro, non trattavano bene gli attori, le attrici poi venivano trattate ancora peggio. Non credo sai più possibile comportarsi così e questo credo sia positivo».

Un cambiamento che Clooney collega direttamente al caso Weinstein: «Abbiamo visto recentemente tutto quello che è successo con il caso Weinstein. E' migliorato il modo in cui le persone sono trattate sul set, io ho fiducia nella prossima generazione. Noi abbiamo fatto i nostri errori e speriamo che si possa migliorare ancora».

Nel suo intervento, l’attore rivendica anche un risultato concreto sul fronte dei diritti e della libertà di stampa, grazie al lavoro della Clooney Foundation for Justice: «E' difficile dire quale sia stata la cosa di maggiore successo per me. Direi il fatto che siamo riusciti a fare liberare più di cento gioranlisti dalle carceri. Sono molto orgoglioso di questo. Non si può difendere la democrazia senza proteggere chi dice la verità».

E proprio sulla stampa, Clooney commenta anche il rapporto con Trump, smorzando i toni ma senza nascondere le criticità: «Il rapporto di Trump con la stampa? Certamente non è elegante, ma d'altra parte tutti i governi hanno un cattivo rapporto con la stampa».

L’incontro, organizzato dalla Fondazione Crc con la Clooney Foundation for Justice e il supporto di Collisioni, si trasforma così in una lezione a tutto campo davanti ai giovani: dalla guerra alla democrazia, fino ai diritti e alla libertà di informazione. Un intervento che segna una presa di posizione chiara e che riporta al centro una questione fondamentale: i limiti che, secondo Clooney, non possono essere superati.

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