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Perché a Bussolino le campane vengono legate per Pasqua: il gesto antico che si tramanda ancora nel 2026

Dal silenzio del Venerdì Santo al suono a festa: il lavoro dei campanari sulla collina torinese

Perché a Bussolino le campane vengono legate per Pasqua: il gesto antico che si tramanda ancora nel 2026

Perché a Bussolino le campane vengono legate per Pasqua: il gesto antico che si tramanda ancora nel 2026

Le campane si fermano, le corde vengono legate, il silenzio diventa rito. Sulla collina torinese, a Bussolino di Gassino, la Pasqua non è solo celebrazione: è tradizione che si rinnova, gesto antico che torna a vivere dentro un campanile.

Nella serata del Giovedì Santo, i volontari di CampaneTo – Amici della Sacra sono saliti nella torre della chiesa dei Santi Andrea e Nicola per compiere uno dei passaggi più simbolici della Settimana Santa: la “legatura delle corde”. Un’operazione concreta, quasi artigianale, ma carica di significato. Le funi vengono fissate per impedire qualsiasi rintocco accidentale. Da quel momento, fino al Gloria della Veglia pasquale, le campane tacciono.

Non è solo silenzio. È memoria. È il tempo sospeso che ricorda la morte di Cristo.

E allora, al posto dei bronzi, entrano in scena strumenti poveri, essenziali. A mezzogiorno del Venerdì Santo, anche a Bussolino si è sentito il suono della batola, un attrezzo ligneo dal rumore secco e cupo, agitato a mano per segnare il tempo e richiamare la comunità. Un suono che non riempie l’aria, ma la attraversa. Diverso. Più ruvido. Più umano.

Poi arriva la svolta.

Domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, le campane tornano. E lo fanno senza mezze misure. Alle 17, nel campanile della chiesa, i dieci bronzi verranno suonati a tastiera, direttamente dalla cella campanaria. Non un semplice scampanio, ma un vero e proprio concerto: melodie solenni, eseguite dai campanari dell’associazione, per segnare il passaggio dalla sospensione alla festa.

Subito dopo, alle 18.15, il suono si sposterà poco distante, a Bardassano, dove i campanari replicheranno l’esibizione sulla torre dell’orologio.

Il punto, però, è un altro. Non è solo folklore. Non è una curiosità per appassionati. È una comunità che continua a riconoscersi in gesti che altrove sono scomparsi. È una tradizione che resiste perché qualcuno la pratica davvero, salendo su scale strette, maneggiando corde, rimettendo mano a strumenti che non fanno spettacolo, ma raccontano identità.

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