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29 Marzo 2026 - 09:43
Influenza record in Piemonte: quasi un milione di casi e un sistema sanitario sotto pressione
Non è stata una stagione qualsiasi, ma una delle più intense e precoci degli ultimi anni, capace di sorprendere gli stessi epidemiologi e di mettere alla prova ospedali e servizi sanitari. L’influenza in Piemonte ha assunto i contorni di un fenomeno diffuso e persistente, con numeri che raccontano meglio di qualsiasi analisi la portata dell’ondata: 968mila casi registrati da metà ottobre, pari al 23% della popolazione regionale. Una soglia che segna un punto di svolta rispetto al passato e che supera nettamente i livelli pre-pandemia, quando difficilmente si oltrepassava il 15%.
Anche ora, mentre il calendario segna la fine di marzo e la primavera prova a imporsi, il virus non è del tutto arretrato. Nell’ultima settimana si contano ancora 24mila nuovi casi, un dato che conferma come la stagione influenzale sia in fase discendente ma non ancora conclusa. A cambiare è piuttosto la composizione dei virus in circolazione, con un quadro più articolato rispetto ai mesi invernali.
La particolarità di questa stagione è emersa fin dall’inizio. Già a metà ottobre, in un periodo in cui tradizionalmente l’influenza resta marginale, i casi avevano iniziato a crescere oltre le aspettative. Secondo il Servizio di epidemiologia regionale, uno dei fattori determinanti sarebbe stata la maggiore circolazione del Covid tra agosto e ottobre, che avrebbe favorito un’anticipazione dell’ondata influenzale. Un effetto domino che ha modificato i tempi della diffusione e reso più precoce l’impatto sul sistema sanitario.
Il risultato è stato evidente già a fine novembre, quando l’incidenza ha raggiunto livelli medi con circa cinque settimane di anticipo rispetto alla stagione precedente. Da quel momento, la crescita è stata rapida e costante fino a toccare il punto più critico a metà dicembre. In quel periodo si è registrato il picco massimo, con 19 casi ogni mille assistiti, il valore più alto delle ultime dieci stagioni influenzali.
Dietro a questa cifra si nasconde una pressione concreta sui territori e sulle strutture sanitarie. Nella settimana più critica si sono contati 81mila casi, un dato nettamente superiore ai 60mila dell’inverno precedente e anche ai 76mila della stagione 2023/2024. Numeri che raccontano un’epidemia più aggressiva e più rapida nella sua diffusione.

L’impatto non è stato uniforme tra le diverse fasce della popolazione. A essere maggiormente colpiti sono stati gli anziani, che hanno registrato un incremento significativo sia nei contagi sia nelle complicanze. Una dinamica che ha inevitabilmente avuto ripercussioni sugli ospedali, soprattutto nei momenti di massimo afflusso.
Nella seconda metà di dicembre, nel pieno della fase più critica, gli accessi per sindromi respiratorie hanno raggiunto il 17% degli ingressi nei pronto soccorso. Una quota elevata, che restituisce l’immagine di reparti sotto pressione e di un sistema sanitario costretto a gestire un’ondata diffusa e prolungata. In quei giorni, medici e operatori si sono trovati ad affrontare una domanda crescente di assistenza, spesso legata a pazienti fragili o con patologie pregresse.
A guidare la stagione influenzale è stato principalmente il virus A (H3N2), in particolare la variante K, considerata tra le più diffuse e incisive degli ultimi anni. Tuttavia, la peculiarità di questa fase finale della stagione è la presenza contemporanea di più virus, che continuano a circolare anche con l’arrivo della primavera.
Il protagonista attuale è il Rhinovirus, responsabile del comune raffreddore, ma accanto a questo si registrano ancora casi legati al virus respiratorio sinciziale, particolarmente pericoloso per i bambini piccoli, e ai coronavirus stagionali diversi dal Sars-Cov-2. Non mancano inoltre il Metapneumovirus, gli Adenovirus e i virus influenzali e parainfluenzali. Una co-circolazione che rende il quadro epidemiologico più complesso e prolunga la stagione delle infezioni respiratorie.
Sul fronte della prevenzione, la campagna vaccinale ha coinvolto oltre 837mila persone in Piemonte. Un numero rilevante, che dimostra una buona adesione soprattutto tra le categorie a rischio, ma che non è stato sufficiente a contenere completamente la diffusione del virus. Questo elemento apre una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare la copertura vaccinale e di promuovere una maggiore consapevolezza tra la popolazione.
Il confronto con gli anni precedenti evidenzia un cambiamento strutturale. La stagione 2024/2025 si era fermata a 923mila casi, pari al 21% della popolazione, mentre quella 2023/2024 aveva registrato 951mila infezioni, pari al 22%. L’andamento attuale conferma dunque una tendenza alla crescita e una maggiore intensità delle epidemie influenzali.
Gli esperti parlano di un sistema immunitario collettivo modificato dagli anni della pandemia. Le misure di contenimento adottate durante il Covid avevano ridotto la circolazione dei virus stagionali, ma con il ritorno alla normalità si è assistito a una ripresa più forte e anticipata delle infezioni. A questo si aggiungono fattori come la maggiore mobilità e la ripresa delle attività sociali, che facilitano la trasmissione.
In questo contesto, la primavera non segna più una netta cesura. Piuttosto, rappresenta una fase di transizione in cui i virus continuano a circolare, seppur con minore intensità. È una stagione ancora fragile, in cui il rischio non è del tutto superato, soprattutto per le persone più vulnerabili.
Il bilancio complessivo è quello di una stagione influenzale che lascia un segno profondo. Non solo per i numeri, ma per le dinamiche che ha evidenziato: un’anticipazione dei tempi, una maggiore diffusione e una persistenza dei virus anche oltre i mesi invernali.
È un segnale che impone una riflessione sul futuro della prevenzione e sull’organizzazione dei servizi sanitari. Perché l’influenza, pur restando una malattia stagionale, ha assunto un volto diverso: più rapido, diffuso e complesso. E il rischio è che queste caratteristiche diventino la nuova normalità.
| Voce | Stagione 2025/2026 | Stagione 2024/2025 | Stagione 2023/2024 |
|---|---|---|---|
| Casi totali stimati | 968.000 | 923.000 | 951.000 |
| Percentuale popolazione colpita | 23% | 21% | 22% |
| Casi nella settimana di picco | 81.000 | 60.000 | 76.000 |
| Incidenza al picco | 19 casi per 1.000 assistiti | (dato inferiore) | (dato inferiore) |
| Periodo del picco | Metà dicembre | Gennaio | Inverno (simile) |
| Virus dominante | Influenza A (H3N2) variante K | — | — |
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