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Assessori "astronauti" studiano il caldo che fa con i droni e poi tagliano gli alberi per far spazio alle auto. Benvenuti a Settimo Torinese

Corso Piemonte a Settimo Torinese, dove l'ombra è un optional: abbattimenti, mancata ripiantumazione e la scelta politica che privilegia i parcheggi sulla qualità dell'aria

Se gli assessori studiano il caldo che fa con i droni e poi tagliano gli alberi. Benvenuti a Settimo Torinese

Se gli assessori studiano il caldo che fa con i droni e poi tagliano gli alberi. Benvenuti a Settimo Torinese

C’è un angolo di Settimo Torinese dove il verde è diventato un ricordo. E'successo tutto lentamente. Piano piano. Prima sono state abbattute le piante, poi si è preso atto che erano già morte, infine si è deciso che, in fondo, non servivano più. Benvenuti in Corso Piemonte, dove l’ombra è un optional e il parcheggio, invece, una priorità strategica.

L’interpellanza del consigliere Giorgio Zigiotto discussa l'atra sera  nasce da qui, da una domanda che sembra banale ma che in aula è diventata quasi rivoluzionaria: perché non si piantano più alberi?

La zona è trafficata, attraversata ogni giorno da studenti, pazienti diretti agli studi medici, cittadini in attesa dell’autobus. Insomma, un luogo dove il verde non sarebbe un vezzo, ma una necessità. E invece no. Le piante sono sparite. Alcune abbattute, altre morte, altre ancora semplicemente mai sostituite. Fine della storia. O meglio, inizio del dibattito.

L’assessore Alessandro Raso ha provato a rimettere ordine, numeri alla mano. Dal 2022 le piante abbattute sono state 18. Ma attenzione: solo 2 erano ancora vive. Le altre 16 erano già morte. Una precisazione che suona come una difesa preventiva. Come a dire: non abbiamo tolto vita, abbiamo solo rimosso ciò che non c’era più. Peccato che il risultato, per chi passa da lì, sia identico: zero alberi.

E quelle due vive? Sacrificate sull’altare della viabilità. La rotonda doveva respirare, allargarsi, funzionare. E gli alberi? Collaterali. Tagliati per far spazio alle auto, che evidentemente hanno più diritto di cittadinanza delle radici.

Da qui in avanti ci si è messo un attimo ad arrivare al nocciolo della questione: lì non si pianterà più nulla. Non ora, non dopo. Nessuna ripiantumazione prevista. Il motivo è tanto semplice quanto disarmante: non c’è spazio. E non c’è spazio perché si è scelto che non ci fosse. Niente aiuole, niente corridoi verdi, niente compromessi. Solo parcheggi.

E qui il dibattito è scivolato sul terreno politico, quello vero. Raso ha ricordato al consigliere che la sua stessa area politica, a suo tempo, aveva chiesto conto dei parcheggi. E quindi, coerentemente, si è deciso di mantenerli. Anche a costo di eliminare il "verde". Una scelta chiara, rivendicata senza troppi giri di parole: prima le auto, poi – forse – il resto.

L'alibi? Il marciapiede progettato per l’accessibilità, per le carrozzine, per i portatori di handicap. E quindi non si può restringere. Tradotto: niente alberi perché altrimenti non passa la sedia a rotelle. Una giustificazione che regge tecnicamente, ma che lascia in sospeso una domanda: davvero non esiste un modo per conciliare entrambe le cose, o semplicemente non si è voluto cercarlo? E poi ancora. Siamo sicuri che in una città con i marciapiedi tutti scassati e strade colabrodo questo qui sia il problema di chi viaggia in carrozzella?

Per fortuna il futuro è pieno progetti. Il piano del verde e del blu, le strategie contro le isole di calore, le soluzioni alternative. Ombra no, ma qualcosa arriverà. Prima o poi.

L’assessore Arnaldo Cirillo, da oggi e per tutti"l'astronauta", ha raccontato di voli sopra la città, di sensori termici, di rilievi aerofotogrammetrici. Un ultraleggero che sorvola Settimo alle due del pomeriggio e poi di nuovo la sera, raccogliendo dati con una precisione chirurgica: pixel da un metro quadrato. Altro che satelliti.

Seguono le fasi: elaborazione delle immagini, raster, GIS, integrazioni, simulazioni, webGIS online per i cittadini. Una macchina perfetta, complessa, avanzata. Settimo laboratorio climatico, studiato, analizzato, digitalizzato. Tutto pronto per capire dove fa più caldo. Peccato che, nel frattempo, in Corso Piemonte si continui a sudare senza un albero.

In consiglio si è parlato di tetti verdi, depavimentazioni, zone di salvaguardia dove rifugiarsi dal caldo invece che nei supermercati con l’aria condizionata. Idee, scenari, prospettive. Tutto molto affascinante.  Tutto molto lontano dalla realtà.

Ed è a questo punto che Zigiotto ha smesso di ascoltare tutte ste gran "bufale" e ha deciso di colpire. Diretto, senza filtri: “le vostre fantasoluzioni mi lasciano alquanto basito”. Non è solo una critica, è un’accusa precisa: troppe parole, troppa teoria, zero alberi.

Alle "visioni" dei due assessori ha contrapposto la dura realtà.  

“La città di Settimo Torinese - ha ricordato  - è fra le più inquinate della provincia, con 48 giorni di superamento del limite di PM10”.

Numeri che pesano, che inchiodano il dibattito. Perché mentre si vola sopra la città con i sensori, a terra si continua a respirare male.

alberi

ceppi

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“Alberi e vegetazione spontanea sradicati per lasciare posto al nulla”.

Il “nulla” dalla bocca di Zigiotto è tornato più e più volte, martellante, quasi ossessivo.

Non è solo una parola: è l’immagine di una città che ha tolto senza restituire, ce parla, parla e parla e finisce lì.

Poi il conto, quello semplice, brutale.

“Un albero ha un assorbimento di CO2 fino a 20 kg l’anno… vi lascio fare un conto degli alberi che mancano”.

Nessuna formula complicata, nessuna simulazione. Solo una moltiplicazione mentale che basta a capire il problema.

E mentre l’amministrazione parla di 209 nuove piante piantate in città, Zigiotto si chiede "sì, ma dove?".

Di certo. "Non qui. Non dove servirebbe davvero...".

E sempre lui. Sempre più tagliente. “Sempre picche… sempre e solo fantasoluzioni”.

E nel frattempo? “I cittadini continuano a respirare smog”.

Non è mancato l’affondo sociale.

“In quella zona ci sono parecchi ragazzi che vanno a scuola… persone deboli che si recano negli ambulatori”.

Non è più solo una questione ambientale, ma sanitaria, quotidiana, concreta.

E poi, con una punta di sarcasmo amaro, la domanda implicita.

"Cosa facciamo? Li lasciamo respirare il nostro bello smog”.

Il finale è una proposta che suona più come una provocazione: guardare alle piante spontanee, quelle che resistono senza piani e senza studi, quelle che crescono nonostante tutto. Forse perché la natura, a differenza della politica, non ha bisogno di commissioni per funzionare.

E così si chiude una seduta che racconta molto più di qualche albero in meno. Racconta una città che studia il caldo ma non lo ombreggia, che misura lo smog ma non lo assorbe, che progetta il verde ma fatica a manutenerlo.

E soprattutto racconta una scelta, neanche troppo nascosta: tra un posto auto e un albero, a Settimo, si sa già chi vince.

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