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Willie Peyote torna con “Burrasca”: meno cinismo, più intimità

Una ballata essenziale segna il ritorno del cantautore di Leini dopo Sanremo

Willie Peyote torna con “Burrasca”: meno cinismo, più intimità

Willie Peyote torna con “Burrasca”: meno cinismo, più intimità

Willie Peyote cambia pelle e mette da parte il sarcasmo: con “Burrasca” arriva una delle sue canzoni più intime.

Disponibile da venerdì 27 marzo in radio e sulle piattaforme digitali, “Burrasca” segna una svolta nel percorso artistico di Willie Peyote. Il cantautore di Leini torna a un anno dall’ultima partecipazione al Festival di Sanremo, dove aveva portato “Grazie ma no grazie”, ma lo fa con un brano che cambia decisamente registro.

Se fino a oggi la sua cifra stilistica si era nutrita di ironia, cinismo e lettura critica della realtà, questa volta Peyote sceglie di spogliarsi di quella corazza. “Burrasca” è una ballata essenziale, costruita su voce e chitarra, che punta tutto su un tono più intimo e diretto. Una scelta che non è solo musicale, ma anche narrativa: meno analisi, più esposizione emotiva.

«In questi tempi così violenti in cui siamo tutti sulla stessa barca in balia delle onde, questa canzone ci ricorda l’importanza di avere qualcosa ma soprattutto qualcuno a cui poterci aggrappare per resistere alla tempesta», racconta lo stesso Willie Peyote. Parole che spiegano bene la direzione del brano: non più lo sguardo distaccato su ciò che accade, ma un coinvolgimento personale, quasi vulnerabile.

Il pezzo nasce dalla collaborazione con Fudasca, produttore che negli ultimi anni ha costruito una cifra riconoscibile nel cantautorato urban italiano, lavorando tra gli altri con Tredici Pietro e Mecna. Il risultato è un suono avvolgente, essenziale ma curato, che accompagna il cambio di passo dell’artista senza tradirne l’identità.

“Burrasca” non è solo un singolo isolato, ma il primo tassello di un nuovo progetto discografico. Un inizio che lascia intravedere un’evoluzione: meno bisogno di spiegare il mondo, più urgenza di raccontare come ci si sta dentro.

In questo senso, la scelta di abbassare i toni e ridurre l’impianto sonoro non appare come un ripiegamento, ma come un passaggio di maturità. Il punto non è più dimostrare lucidità, ma cercare un appiglio. E forse, proprio per questo, il brano arriva più diretto.

In fondo, la “burrasca” evocata da Peyote non è solo quella esterna. È anche quella che attraversa le persone. E la risposta, almeno stavolta, non passa dall’ironia.

Chi è Willie Peyote

Willie Peyote, nome d’arte di Guglielmo Bruno, nasce a Torino, città in cui vive oggi dopo essere cresciuto a Leini, nell'hinterland torinese. Fin dagli esordi si distingue per una scrittura capace di mescolare rap e cantautorato, con testi che alternano satira sociale, osservazione politica e riferimenti alla quotidianità.

Dopo i primi lavori indipendenti, arriva la svolta con album come “Educazione sabauda” (2015) e “Sindrome di Tôret” (2017), che lo impongono come una delle voci più riconoscibili della scena italiana. Il percorso prosegue con “Iodegradabile” (2019) e con “Pornostalgia” (2022), dischi in cui affina ulteriormente il suo stile, mantenendo sempre un equilibrio tra ritmo e contenuto.

La partecipazione al Festival di Sanremo nel 2021 con “Mai dire mai (La locura)” e poi nel 2024 con “Grazie ma no grazie” contribuisce ad allargare il suo pubblico, portando il suo linguaggio anche su un palco più mainstream.

Nel corso degli anni, Willie Peyote ha costruito una carriera coerente, mantenendo una forte identità autoriale e una capacità rara: quella di raccontare il presente senza appiattirsi sulle mode. Con “Burrasca” apre ora una nuova fase, più raccolta ma non meno significativa, che potrebbe ridefinire ancora una volta il suo modo di stare dentro la musica italiana.

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