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27 Marzo 2026 - 09:30
Tre milioni per riaprire l’ex ospedale: nasce il "civic centre" in Canavese
Per anni è stato un edificio vuoto nel centro di Castellamonte. Ora, con 3 milioni del PNRR, l’ex ospedale è pronto a riaprire come civic centre. Due anni di lavori, 1.840 metri quadrati completamente riqualificati e una nuova funzione pensata per riportare vita dove per troppo tempo c’è stato silenzio.
L’edificio di piazza Martiri della Libertà cambia pelle e identità. Non più struttura sanitaria, ma spazio pubblico dedicato alla cultura, alla socialità e ai servizi. Il progetto, finanziato nell’ambito dei Piani Urbani Integrati della Missione 5 del PNRR, è arrivato alla fase finale. La consegna alla città è ormai vicina.
A fare il punto sul cantiere, giovedì 26 marzo, il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, tornato a Castellamonte a distanza di quasi due anni dall’avvio dei lavori. “Siamo qui per verificare un intervento che punta a trasformare un luogo centrale in uno spazio di inclusione e aggregazione”, ha ricordato. Con lui anche la consigliera metropolitana Sonia Cambursano, che ha ribadito la scelta politica alla base dell’investimento: “Portare sui territori risorse per l’inclusione significa rendere concreta la riqualificazione urbana”.
Il cronoprogramma, almeno sulla carta, è stato rispettato. L’intervento ha riguardato l’adeguamento antisismico dell’edificio e un miglioramento energetico di almeno due classi, con una conseguente riduzione dei costi di gestione. Dentro, gli spazi sono ormai definiti: manca l’arredo, ma la struttura è pronta.
Il nuovo civic centre ospiterà l’ampliamento della biblioteca civica, che potrà contare su circa 3mila volumi, l’archivio storico comunale, spazi per le associazioni culturali e ambienti dedicati agli Artisti della Ceramica. Troveranno posto anche il centro culturale “Costantino Nigra”, un’area di aggregazione per giovani e anziani e sportelli sociali.
C’è poi un elemento che segna una direzione precisa: la ceramicoterapia. Castellamonte prova a rafforzare il proprio ruolo legato alla tradizione ceramica, ma lo fa affiancando una dimensione sociale. Modellare l’argilla come strumento per ridurre ansia e stress, come attività educativa e inclusiva, rivolta anche a minori con fragilità o disabilità.
“Nel luglio del 2024 avevamo dato appuntamento alla primavera del 2026. Ci siamo”, ha sottolineato il sindaco Pasquale Mazza. Una promessa, almeno sui tempi, che sembra mantenuta.
Resta la domanda più importante, quella che arriva sempre dopo i cantieri: questo spazio verrà davvero vissuto? Perché la differenza non la fanno solo i metri quadri recuperati o i finanziamenti ottenuti. La fa la capacità di riempirli, ogni giorno, di attività, relazioni e presenza. È lì che si misura davvero se un investimento pubblico funziona.

Il sopralluogo di ieri a Castellamonte
Un civic centre non è altro che uno spazio pubblico multifunzionale, pensato per essere vissuto quotidianamente dalla comunità. Non ha una sola funzione, come può essere una scuola o un municipio: ne mette insieme diverse, tutte legate alla vita sociale, culturale e civile di una città.
Dentro un civic centre si possono trovare biblioteche, sale studio, spazi per associazioni, attività culturali, servizi sociali, aree per giovani e anziani. È, in sostanza, un luogo dove si concentrano servizi e opportunità che prima erano sparsi — o che mancavano del tutto.
La logica è semplice: non solo offrire spazi, ma creare relazioni. Un posto dove si va per leggere, partecipare a un corso, incontrarsi, chiedere un servizio, organizzare iniziative. Un punto di riferimento.
Nel caso di Castellamonte, il civic centre nasce anche con una caratteristica precisa: tenere insieme cultura e inclusione sociale. Non solo biblioteca o archivio, ma anche attività come la ceramicoterapia, cioè percorsi che usano la ceramica come strumento educativo e di benessere.
Detta senza giri di parole: un civic centre funziona se è pieno di persone. Se resta solo un edificio bello e nuovo, ha già fallito.

Il sopralluogo in biblioteca
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