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Imprese che esportano, incentivi per gli infissi: contributi e prestiti agevolati fino al 20%

Dal Fondo 394/81 di SIMEST contributi a fondo perduto, prestiti a tasso agevolato e benefici fiscali per le aziende che investono nella transizione ecologica e operano sui mercati esteri

Imprese che esportano, incentivi per gli infissi: contributi e prestiti agevolati fino al 20%

Imprese che esportano, incentivi per gli infissi: contributi e prestiti agevolati fino al 20%

Un’opportunità di finanziamento rilevante, ma ancora poco conosciuta fuori dagli ambienti specialistici, riguarda le imprese italiane che intendono investire nell’efficientamento energetico e nella modernizzazione delle proprie strutture produttive. Si tratta delle agevolazioni previste dal Fondo 394/81 gestito da SIMEST, uno strumento pubblico pensato per sostenere la competitività internazionale attraverso interventi legati alla transizione digitale ed ecologica.

Tra le spese ammissibili rientra anche la sostituzione di serramenti e infissi, intervento che, pur essendo spesso considerato secondario, può incidere in modo significativo sui consumi energetici e quindi sui costi aziendali.

Il requisito di accesso è legato alla presenza sui mercati esteri. In via ordinaria è richiesto che almeno il 10% del fatturato derivi da export, ma la soglia si riduce al 3% per le imprese che effettuano una diagnosi energetica o che rientrano tra quelle energivore. Questo elemento amplia in modo significativo la platea dei potenziali beneficiari, rendendo accessibile la misura anche a realtà meno strutturate sul piano internazionale.

Dal punto di vista finanziario, il meccanismo si basa su una combinazione di prestito agevolato e contributo a fondo perduto.

Il finanziamento è concesso a un tasso particolarmente contenuto, intorno allo 0,319%, con una durata complessiva di sei anni e un periodo iniziale di due anni di preammortamento, durante il quale non si rimborsa il capitale.

Per le imprese che intraprendono un percorso di efficientamento energetico, è prevista inoltre una quota a fondo perduto fino al 20%, con un tetto massimo che può arrivare a 200 mila euro, nel rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato in regime “de minimis”.

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L’importo finanziabile non è illimitato ma viene calcolato sulla base di parametri precisi: può arrivare fino al 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci, con soglie massime differenziate in funzione della dimensione aziendale (fino a 500 mila euro per le micro imprese, 2,5 milioni per le PMI e 5 milioni per le imprese di dimensioni maggiori).

Un elemento meno evidente ma rilevante riguarda la struttura dell’investimento finanziato. Nel caso delle imprese che accedono con il requisito del 3% di export legato alla diagnosi energetica, solo una quota limitata (circa il 10%) è destinata direttamente alla transizione ecologica o digitale, mentre la parte prevalente (90%) è finalizzata al rafforzamento patrimoniale dell’azienda. Si tratta di un’impostazione che punta non solo a finanziare il singolo intervento, ma anche a migliorare la solidità complessiva dell’impresa.

Le spese ammissibili coprono un perimetro ampio: oltre agli interventi di efficientamento energetico come la sostituzione degli infissi, sono inclusi investimenti in tecnologie per la transizione 4.0, certificazioni ambientali, analisi dell’impatto climatico, carbon footprint, LCA, consulenze tecniche e la stessa diagnosi energetica necessaria per accedere alle condizioni più favorevoli.

In alcuni casi, in particolare per le imprese energivore o che avviano percorsi di efficientamento, non è richiesta una garanzia bancaria o assicurativa, elemento che riduce ulteriormente le barriere di accesso allo strumento.

Dal punto di vista operativo, l’accesso al finanziamento non è immediato ma segue un iter articolato che comprende la presentazione della domanda, l’assegnazione del CUP, la realizzazione della diagnosi energetica, la firma del contratto e l’avvio del progetto. I tempi complessivi possono estendersi anche fino a 24 mesi tra istruttoria, realizzazione degli interventi ed erogazione delle risorse.

Il quadro può risultare particolarmente interessante quando il finanziamento SIMEST viene combinato con altri strumenti, come l’Ecobonus (fino al 36%) e l’ammortamento fiscale per le imprese in utile. In questi casi, secondo gli operatori, la copertura complessiva dell’investimento può risultare molto elevata, riducendo in modo significativo l’esborso diretto e consentendo di distribuire la quota restante su un arco temporale lungo e a condizioni finanziarie particolarmente favorevoli.

Le risorse disponibili a livello nazionale sono consistenti, con un plafond complessivo stimato intorno agli 11 miliardi di euro. Tuttavia, l’accesso resta subordinato alla disponibilità effettiva dei fondi, al rispetto dei requisiti tecnici e finanziari e ai limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

In questo contesto, interventi come la sostituzione degli infissi aziendali assumono una valenza diversa rispetto al passato: non più solo manutenzione o miglioramento estetico, ma leva concreta per ridurre i consumi energetici, migliorare le performance ambientali e accedere a strumenti finanziari agevolati. Resta però centrale una valutazione tecnica ed economica accurata, in grado di integrare correttamente tutte le componenti dell’agevolazione senza sovrastimare i benefici.

Per le imprese interessate ad approfondire le opportunità offerte da questo tipo di interventi, Fresia Alluminio Spa, con sede a Volpiano, è a disposizione per fornire informazioni e supporto tecnico nella valutazione delle soluzioni applicabili.

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