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20 Gennaio 2026 - 21:46
C’è un filo sottile ma resistente che lega passato e presente, memoria e servizio, tradizione e futuro. A raccontarlo è Aldo, alpino e poliziotto locale in quiescenza, che ricorda con emozione quando, verso la fine degli anni Settanta, anche a Favria la celebrazione di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale, non era una semplice ricorrenza sul calendario ma un appuntamento atteso, condiviso, sentito.
Era una festa vera, partecipata, capace di coinvolgere i comandi dei paesi vicini: Oglianico, Salassa, Cuorgnè, Castellamonte, Ozegna, Agliè, Feletto, Ciconio e molte altre realtà del territorio. Si era scelto allora di celebrare il Santo a turno nei diversi Comuni, come segno concreto di unità, di appartenenza a una stessa missione: servire la comunità, garantire sicurezza, essere presenza costante e affidabile sul territorio.
Non era solo una celebrazione religiosa. Era soprattutto un momento di condivisione tra colleghi, di riconoscimento reciproco, di orgoglio per una divisa che rappresentava molto più di un lavoro. Era la consapevolezza di far parte di qualcosa di più grande: una funzione pubblica fatta di responsabilità, sacrificio, umanità.
San Sebastiano veniva invocato come protezione, come riferimento morale, come affidamento. Un modo semplice ma profondo per ricordare che dietro ogni uniforme c’è una persona, con le sue paure, il suo senso del dovere, il suo coraggio quotidiano. Perché il servizio, soprattutto quello svolto nelle strade e nelle piazze, espone, mette alla prova, chiede equilibrio e forza interiore.
Oggi celebrare San Sebastiano significa ancora riconoscere pubblicamente il valore e la professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Locale, presidio fondamentale di legalità e prossimità. In una fase storica complessa, in cui le sfide della sicurezza urbana si moltiplicano e lo Stato fatica spesso a garantire uomini e mezzi sufficienti sui territori, il ruolo della Polizia Locale diventa sempre più centrale. È l’anello di congiunzione tra istituzioni e cittadini, il volto quotidiano dello Stato nelle comunità.
Per questo la vicinanza dei cittadini e delle amministrazioni locali non è un gesto formale, ma un dovere civile. Chi lavora ogni giorno sulle strade, nei quartieri, nei mercati, nelle scuole, svolge un servizio che va ben oltre il controllo: ascolta, media, previene, interviene. Sempre più spesso con risorse limitate, ma con un forte senso di responsabilità.
Ma perché proprio San Sebastiano è il patrono della Polizia Locale?
Prima di essere ricordato come martire cristiano, Sebastiano fu un esempio di dedizione istituzionale. Le fonti storiche raccontano che fu un alto ufficiale dell’esercito romano, comandante della Guardia Pretoriana sotto l’imperatore Diocleziano. Non soltanto un soldato, ma un vero e proprio pubblico ufficiale incaricato della vigilanza, della sicurezza dell’imperatore e del mantenimento dell’ordine nell’Urbe.
È qui che nasce il legame simbolico con la moderna Polizia Locale. Come gli agenti di oggi, Sebastiano operava nel cuore della vita cittadina, in equilibrio costante tra autorità e umanità, tra legge e persone. E proprio questa dimensione lo rende ancora oggi una figura attuale.
Il riconoscimento ufficiale arrivò il 3 maggio 1957, quando Papa Pio XII lo proclamò patrono della Polizia Locale. Una scelta non casuale, che volle offrire alla categoria un modello di fedeltà al dovere unita a profonda umanità. Sebastiano, infatti, utilizzava la sua posizione per aiutare con discrezione i cristiani perseguitati e i cittadini in difficoltà, dimostrando che l’autorità può e deve essere anche servizio.
Il 20 gennaio è diventato così, in tutta Italia, un momento cardine per i comandi: non solo un atto di devozione, ma un’occasione per fermarsi, fare bilanci, rinnovare l’impegno e rafforzare il senso di appartenenza.
La memoria delle celebrazioni di un tempo e la storia di San Sebastiano ci ricordano che il valore di una comunità si misura anche da come sa riconoscere e onorare chi la protegge. Dietro ogni divisa c’è una scelta quotidiana: quella di mettersi al servizio degli altri, spesso in silenzio, senza clamore, senza riflettori.
E se il mondo cambia, se le difficoltà aumentano, resta immutato il bisogno di uomini e donne che credano nel bene comune. San Sebastiano continua idealmente a camminare accanto a loro, come simbolo di coraggio, giustizia e umanità.
Perché finché ci sarà qualcuno disposto a vegliare sulle nostre città con onestà e dedizione, ci sarà sempre speranza. E ogni strada, ogni piazza, ogni paese potrà sentirsi un po’ più sicuro, un po’ più unito, un po’ più umano.


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