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20 Gennaio 2026 - 17:42
Gianna Pentenero
Un colpo di scena che rischia di trasformare la discussione sul bilancio regionale in un esercizio monco, se non addirittura surreale. Mentre in Consiglio regionale si entra nel vivo dell’esame del Bilancio di previsione, salta fuori che manca un documento fondamentale: il parere del Collegio dei Revisori dei conti. Un allegato obbligatorio, previsto dalla normativa, che dovrebbe accompagnare il testo approvato dalla Giunta e che invece, almeno fino a oggi, è rimasto chiuso in qualche cassetto.
A sollevare il caso sono state tutte le capogruppo di minoranza, che hanno deciso di muoversi insieme. La prima a prendere carta e penna è stata Gianna Pentenero, presidente del gruppo Pd, che ha scritto ufficialmente alla Giunta regionale per chiedere conto di quel parere fantasma. Un’iniziativa che ha portato allo scoperto una contraddizione pesante: il documento risulta formalmente depositato, ma non è mai stato trasmesso ai consiglieri regionali. E dunque non è conoscibile, né valutabile, né discutibile.

Sarah Disabato
“Abbiamo chiesto alla Presidenza della Giunta regionale e all’assessore Tronzano di allegare al bilancio di previsione attualmente in discussione il parere del Collegio dei Revisori dei conti, perché ad oggi tale documento risulta depositato, a differenza di quanto ci era stato precedentemente comunicato in commissione, ma non è stato trasmesso ai Consiglieri regionali”, spiegano Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (AVS), Sarah Disabato (Movimento 5 Stelle) e Vittoria Nallo (Stati Uniti d’Europa per il Piemonte). “Senza questo parere non è possibile affrontare seriamente e correttamente la discussione su un atto fondamentale come il bilancio”.
Il contesto rende la vicenda ancora più delicata. Il Disegno di legge regionale 112, relativo al Bilancio di previsione, è stato approvato dalla Giunta il 31 ottobre e presentato al Consiglio il 3 novembre. È vero, come ricordano le stesse capogruppo, che il testo può essere modificato nel corso dell’iter consiliare. Ma è altrettanto vero che quello licenziato dalla Giunta resta la base sostanziale su cui si costruisce il confronto politico e tecnico.
E qui entra in gioco un altro elemento che pesa come un macigno.
“Per stessa ammissione dell’assessore Tronzano, la manovra in aula sarà minima: circa 26 milioni su un bilancio di oltre 16 miliardi di euro”, sottolineano le capogruppo di minoranza. Tradotto: le modifiche saranno marginali rispetto alla struttura complessiva del bilancio. Proprio per questo, spiegano, il testo deve arrivare in Consiglio completo di tutti gli allegati obbligatori, a partire dal parere dei Revisori dei conti.
L’assenza di quel documento non è una svista tecnica, ma una mancanza che incide direttamente sulla qualità del dibattito democratico. “Si tratta di una mancanza grave – proseguono – perché il parere del Collegio dei Revisori dei conti è un allegato indispensabile per l’analisi tecnico-politica delle cifre e l’approvazione del bilancio. In assenza di questo documento viene meno la possibilità di un esame consapevole e trasparente da parte del Consiglio”.
Una presa di posizione netta, che non si limita alla denuncia ma si traduce in una richiesta precisa. Le capogruppo hanno chiesto al presidente della Commissione Roberto Ravello di interrompere la discussione in corso fino a quando la documentazione mancante non verrà finalmente trasmessa ai consiglieri. Una sorta di stop istituzionale, motivato dal rispetto delle regole e delle prerogative del Consiglio.
Il messaggio finale è tanto politico quanto istituzionale. “Trasparenza, completezza degli atti e rispetto delle prerogative consiliari non sono opzionali: sono condizioni essenziali per il corretto funzionamento delle istituzioni”, concludono Pentenero, Ravinale, Disabato e Nallo. “Confidiamo in un sollecito riscontro, perché solo così sarà possibile proseguire i lavori nel rispetto delle regole e del ruolo del Consiglio regionale”.
Ora la palla passa alla Giunta. Perché discutere un bilancio da oltre 16 miliardi senza il parere dei Revisori dei conti non è solo impensabile: è politicamente e istituzionalmente insostenibile. Insomma.
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