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Il Balaton si ghiaccia dopo nove anni: è un evento eccezionale o l’ennesima illusione sul clima che cambia?

Per la prima volta dal 2017 il più grande lago dell’Europa centrale si è coperto quasi interamente di ghiaccio. Un episodio raro, spiegabile con pochi giorni di freddo intenso e vento assente, che non smentisce il riscaldamento in atto ma ne mostra tutte le contraddizioni

Il Balaton si ghiaccia dopo nove anni: è un evento eccezionale o l’ennesima illusione sul clima che cambia?

Il Balaton si ghiaccia dopo nove anni: è un evento eccezionale o l’ennesima illusione sul clima che cambia?

Una distesa lattiginosa che ha iniziato a scricchiolare al vento, droni che hanno sorvolato una lastra quasi continua e cartelli che hanno imposto prudenza: il lago Balaton si è ghiacciato quasi per intero per la prima volta dal 2017. È successo tra il 10 e il 17 gennaio 2026, dopo una settimana di temperature persistentemente sotto lo zero e un improvviso calo della ventilazione. Un evento raro, documentato da media ungheresi e internazionali, che racconta molto non solo dell’inverno in corso, ma anche di come sta cambiando il clima dell’Europa centrale.

All’alba, tra le canne di Zamárdi, il suono non è stato un rumore netto ma una vibrazione diffusa: la lastra sottile ha “cantato” mentre il vento residuo la faceva increspare. Con la luce, la scena è diventata evidente. Davanti alla riva, la superficie del lago si è presentata come un’unica tavola opaca che si estendeva verso Tihany e oltre, fino a confondersi con l’orizzonte. Un’immagine assente da nove anni, tornata dopo una sequenza meteorologica precisa e breve, ma sufficiente a trasformare il più grande lago dell’Europa centrale.

Nella prima decade di gennaio, un’irruzione di aria fredda ha investito l’area danubiana. Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria hanno registrato episodi diffusi di gelo e pioggia congelantesi che hanno messo in difficoltà trasporti e aeroporti, compreso quello di Budapest. Sulle sponde del Balaton, i primi giorni sono stati caratterizzati da ghiacciate intermittenti, continuamente spezzate dal vento. La svolta è arrivata tra il 10 e l’11 gennaio, quando la ventilazione si è ridotta drasticamente e le temperature minime sono scese sotto i –10 gradi Celsius in più punti. In poche ore, la superficie si è chiusa. Riprese da terra e immagini aeree hanno mostrato una copertura quasi completa dal bacino centrale verso est e ampie porzioni compatte anche nelle altre aree.

Il portale meteorologico ungherese Időkép ha documentato il passaggio dall’“acqua a scaglie” alla lastra continua, spiegando che il vento, fino a quel momento principale ostacolo al congelamento, si è finalmente placato, permettendo al ghiaccio di saldarsi nella notte tra giovedì e venerdì. Nella stessa finestra temporale, anche il Tisza-tó è risultato completamente gelato, a conferma di un raffreddamento esteso su scala regionale.

Nei giorni successivi, tra il 14 e il 17 gennaio, molte persone sono tornate sulle rive del lago e qualcuno ha tentato i primi passi sulla lastra. Le autorità sono intervenute con avvisi chiari. Il ghiaccio può apparire compatto, ma la sua qualità e il suo spessore variano molto nello spazio. Polizia e media locali hanno raccomandato di non allontanarsi oltre 50–70 metri dalla riva e di evitare porti, canali di navigazione e aree di corrente, sottolineando che il rischio resta elevato.

Il gelo del Balaton non è stato un episodio isolato, ma parte di una configurazione atmosferica più ampia. L’arrivo di aria artica, combinato con piogge congelantesi e vento irregolare, ha mostrato quanto rapidamente possano cambiare le condizioni di laghi e fiumi, soprattutto quando la profondità è ridotta e lo scambio termico con l’atmosfera è rapido. In questo contesto, il Balaton rappresenta un caso emblematico.

Con una superficie di circa 600 chilometri quadrati, una lunghezza di 78 chilometri e una profondità media di 3,2–3,3 metri, con massimi di 11–12 metri nell’area di Tihany, il Balaton è un gigante poco profondo. È alimentato principalmente dal fiume Zala e regolato artificialmente dallo scarico del Sió, che controlla l’uscita delle acque verso il Danubio. Questa configurazione lo rende estremamente sensibile alle oscillazioni atmosferiche. Si riscalda e si raffredda più velocemente di un lago profondo e il vento svolge un ruolo decisivo, mescolando l’acqua e impedendo la formazione del ghiaccio finché resta sostenuto.

Dal punto di vista limnologico, il Balaton è classificato come lago “polimittico”, cioè soggetto a frequenti rimescolamenti. In estate stratifica poco, perché le brezze rompono continuamente la separazione tra strati, e in inverno il vento tende a frantumare le prime croste di ghiaccio. Solo quando si combinano notti molto fredde e giornate poco ventose, come avvenuto nel gennaio 2026, la superficie riesce a chiudersi. Bastano però pochi decimi di grado o un rinforzo della ventilazione per riportare rapidamente l’acqua libera.

Il riferimento alla “prima volta dal 2017” non è una semplificazione giornalistica. Le serie storiche sulla cosiddetta “fenologia del ghiaccio”, che registrano date di congelamento e disgelo, mostrano per il Balaton e per molti laghi dell’Emisfero Nord un trend chiaro: il ghiaccio arriva più tardi e scompare prima. I dati ricostruiti da ricercatori ungheresi indicano una forte variabilità di anno in anno, ma anche una riduzione netta della durata media della copertura ghiacciata nel lungo periodo. Un congelamento quasi completo come quello del gennaio 2026 rientra quindi nella categoria degli eventi rari, compatibili con un inverno intenso ma inseriti in una traiettoria climatica di fondo diversa.

Su scala globale, gli indicatori mostrano che negli ultimi 120–150 anni la formazione del ghiaccio sui laghi dell’Emisfero Nord si è spostata in avanti fino a circa un giorno per decennio, mentre le date di disgelo si sono anticipate anche di due settimane su alcune serie centenarie. Per un lago basso e ventoso come il Balaton, questo significa stagioni invernali sempre più discontinue, con episodi di gelo brevi alternati a lunghi periodi senza copertura.

A livello locale, il lago si sta riscaldando. Studi del Balaton Limnological Research Institute, parte della rete HUN-REN (Hungarian Research Network, Rete di Ricerca Ungherese), indicano che la temperatura media superficiale del lago è aumentata di quasi 2 gradi Celsius dal 2000, pari a circa 0,7 gradi per decennio. Questo incremento favorisce una maggiore evaporazione estiva, contribuisce all’abbassamento dei livelli idrici nelle stagioni secche e aumenta la probabilità di fioriture algali, soprattutto quando si combinano rimescolamento ridotto e carichi di nutrienti di origine agricola. Il gelo di pochi giorni non modifica questo quadro: in un clima più caldo, i laghi poco profondi tendono ad alternare estremi freddi brevi a lunghi periodi senza ghiaccio.

Gli effetti immediati si sono visti anche sul piano sociale ed economico. Il ritorno del ghiaccio ha riacceso, seppur per un periodo limitato, l’attrattiva di un Balaton invernale, fatto di passeggiate lungo le rive e di fotografia. Tuttavia, l’assenza di piste ufficialmente aperte e i ripetuti richiami alla prudenza hanno confermato che la finestra di fruizione è breve e diseguale. Sul fronte della sicurezza, le indicazioni restano rigorose. Senza uno spessore uniforme di almeno 10 centimetri, il ghiaccio non è considerato praticabile. Correnti, sorgenti, foci, canali di navigazione e fratture precedenti indeboliscono la lastra e rendono l’accesso pericoloso.

La gestione idrica resta un altro nodo centrale. Il controllo dell’emissario Sió e il bilancio complessivo del lago tornano ogni anno al centro delle decisioni, soprattutto tra estate e autunno, quando l’evaporazione può sottrarre decine di centimetri d’acqua. Inverni più brevi e senza copertura ghiacciata favoriscono proprio quell’evaporazione che si farà sentire nella stagione successiva. Enti di bacino e centri di ricerca monitorano il fenomeno da anni attraverso serie storiche e telerilevamento.

Dal punto di vista fisico, il Balaton resta un caso di studio. L’ampia superficie offre al vento un corridoio ideale per frantumare le prime croste, mentre la ridotta profondità consente una rapida perdita di calore quando l’aria resta fredda e calma per più giorni. Il risultato è un sistema capace di passare in 24–48 ore dall’acqua libera a una lastra estesa e di tornare altrettanto rapidamente allo stato opposto con un rialzo termico o un cambio di circolazione.

Il lago è anche un ecosistema complesso e fragile. Ospita zone umide di valore, uccelli migratori e una transizione trofica da ovest a est legata all’apporto del Zala. Sulla sponda settentrionale si sviluppa una storica area vitivinicola. Programmi europei come Copernicus e il monitoraggio satellitare Sentinel-2 affiancano da anni le ricerche limnologiche, proprio perché ogni inverno e ogni estate rappresentano un banco di prova per un ambiente così sensibile.

Il congelamento del gennaio 2026 va letto con attenzione. Non smentisce il cambiamento climatico, ma conferma che gli estremi restano possibili, pur diventando più brevi. Mostra quanto il vento resti la variabile decisiva per l’inverno del Balaton e ricorda che il fascino del ghiaccio non elimina i rischi. Allo stesso tempo, offre uno spaccato utile anche oltre i confini ungheresi. I laghi dell’Europa centrale funzionano come sensori naturali del clima, registrando in modo diretto l’equilibrio tra ondate fredde e riscaldamento medio. Le scelte di gestione su prelievi, scarichi e tutela delle zone umide avranno effetti crescenti su pesca, turismo, qualità delle acque e biodiversità.

Nelle prossime settimane, la durata della copertura dipenderà da temperature notturne e vento. Un ritorno di correnti miti o di neve bagnata potrebbe indebolire rapidamente la lastra. Gli osservatori locali invitano a seguire gli aggiornamenti di HungaroMet, il Servizio Meteorologico Ungherese, e dei principali portali meteo prima di pianificare qualsiasi attività sul ghiaccio.

Il Balaton si è fermato di nuovo dopo nove inverni. È una fotografia potente di un inverno che può ancora sorprendere e, allo stesso tempo, un promemoria di come il clima stia riscrivendo le stagioni del cosiddetto “mare ungherese”.

Fonti: Időkép; HungaroMet (Servizio Meteorologico Ungherese); Balaton Limnological Research Institute (HUN-REN, Hungarian Research Network); Copernicus Programme; media ungheresi e internazionali (Telex, MTI, ANSA).

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