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19 Gennaio 2026 - 12:54
Casadei, l’argento olimpico partito da qui: a Caluso il racconto di un campione vero
Certe storie non chiedono di essere celebrate, lo sono già. Altre, invece, rischiano di restare chiuse dentro una medaglia, dentro una statistica, dentro una riga d’albo d’oro. Gabriele Casadei, argento olimpico a Parigi 2024 nella canoa C2 500 metri insieme a Carlo Tacchini, è un campione del nostro territorio. Nato a Ivrea, cresciuto sportivamente tra acqua, fatica e silenzi, è uno di quegli atleti che rappresentano molto più di un risultato. Per questo, venerdì 30 gennaio, a Caluso, la sua storia viene restituita al pubblico nel modo più onesto possibile: attraverso le immagini, i luoghi e il tempo che l’hanno fatta nascere.
A firmare il mini documentario è Lorenzo Rinaldi, autore e regista, che ha scelto di mettersi dietro la macchina da presa non per inseguire l’eco dell’argento olimpico, ma per ricostruire ciò che viene prima. Un racconto ritmato, essenziale, che parla di contesto, di origini, di circostanze. Un modo diverso di celebrare un campione, senza retorica, ma con rispetto.
Casadei, classe 2002, è uno dei nomi più solidi della canoa velocità italiana. Seguito nei primi anni da Misha Vartolomei, campione mondiale ed europeo con la Romania, ha vinto titoli mondiali under 23, ha sfiorato il podio ai Mondiali di Copenaghen, ha conquistato l’oro ai Giochi europei di Cracovia, fino al salto definitivo sul palcoscenico olimpico di Parigi. Ma il documentario non parte da lì.
A spiegare la scelta è lo stesso Rinaldi, nell’intervista realizzata dall’autore dell’articolo.
Quando hai capito che la storia sportiva di Gabriele Casadei poteva diventare un racconto cinematografico e non solo una cronaca di risultati, e cosa ti ha convinto a metterti dietro la macchina da presa?
«Inizialmente io e Gabriele ci conoscevamo poco. Entrando in contatto con il suo percorso, mi sono reso conto che non si trattava solo di una cronaca sportiva, ma di una storia profondamente legata a un luogo e alle circostanze che lo hanno accompagnato fin dall’inizio. Gabriele è cresciuto davanti a un lago e, nel tempo, attorno a quel luogo si sono create condizioni particolari che hanno inciso in modo significativo sul suo percorso sportivo.
Ciò che mi ha spinto a realizzare il documentario è la volontà di raccontare come spesso una storia sportiva nasca prima di tutto da un contesto: dagli spazi in cui si cresce, dalle persone che si incontrano e dalle occasioni che, apparentemente per caso, diventano determinanti. Più che spiegare un risultato, ho voluto osservare come l’uomo sia il prodotto delle circostanze e dei luoghi in cui vive».
Quali aspetti di Casadei hai scelto di mostrare e quali, invece, hai deciso consapevolmente di lasciare fuori dal documentario?
«Ho scelto di mostrare soprattutto le circostanze che hanno accompagnato l’inizio del suo percorso e il contesto in cui è cresciuto, perché sono elementi fondamentali per comprendere la sua storia. Mi interessava raccontare ciò che sta attorno all’atleta: i luoghi, le persone e le condizioni che hanno contribuito a formare il suo cammino sportivo.
Allo stesso tempo, ho deciso consapevolmente di lasciare fuori la sua vita privata. Non per mancanza di interesse, ma per una scelta chiara: volevo che il racconto restasse concentrato sul percorso sportivo e sulle sue origini, senza entrare in aspetti più personali».
Al di là della medaglia olimpica, che tipo di storia volevi arrivasse al pubblico e cosa pensi possa restare allo spettatore una volta uscito dalla sala?
«Al di là della medaglia olimpica, volevo che arrivasse al pubblico una storia che parlasse di percorso più che di medaglia. Una storia che mostrasse come spesso dietro a una medaglia ci siano un luogo, delle persone e una serie di circostanze che si intrecciano nel tempo.
Mi piacerebbe che allo spettatore restasse l’idea che i risultati non nascono mai da soli, ma sono il frutto di un insieme di fattori: il contesto in cui si cresce, le opportunità che si incontrano e, ovviamente, anche le caratteristiche dell’atleta, come la determinazione e la capacità di affrontare le difficoltà. Più che un messaggio motivazionale, spero rimanga una riflessione su quanto l’ambiente e le persone possano influenzare ciò che diventiamo».
Venerdì sera, a Caluso, non viene celebrata solo una medaglia olimpica. Viene celebrato un campione del territorio, raccontato con misura, profondità e rispetto. Come si deve.

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