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Machado consegna il Nobel a Trump: la medaglia sì, il premio no

La leader dell’opposizione venezuelana porta alla Casa Bianca la sua medaglia del Premio Nobel per la Pace 2025, ma il Norwegian Nobel Institute chiarisce: il titolo resta personale e non è trasferibile. Un gesto politico che pesa sul futuro del Venezuela e sui rapporti con gli Stati Uniti

Machado consegna il Nobel a Trump: la medaglia sì, il premio no

Machado consegna il Nobel a Trump: la medaglia sì, il premio no

Una consegna simbolica alla Casa Bianca, un chiarimento formale dal Norwegian Nobel Institute e un paese, il Venezuela, ancora sospeso tra riconoscimenti internazionali e instabilità politica. Quello che è accaduto tra il 15 e il 16 gennaio 2026 non è soltanto una scena ad alto impatto mediatico, ma un episodio che chiarisce come funzionano davvero i meccanismi del Premio Nobel per la Pace e come i simboli vengano oggi utilizzati nella diplomazia contemporanea.

Una cornice dorata, il sigillo ufficiale della Presidenza degli Stati Uniti e una medaglia che ha fatto il giro del mondo. Nella serata di giovedì 15 gennaio 2026, la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha consegnato al presidente statunitense Donald Trump la medaglia del Premio Nobel per la Pace 2025 che le era stata assegnata pochi mesi prima. Il gesto è stato immortalato in una fotografia ufficiale diffusa dallo staff presidenziale. Accanto alla medaglia, un cartiglio con una dedica esplicita: “In gratitudine per la tua straordinaria leadership nel promuovere la pace attraverso la forza, avanzare la diplomazia e difendere la libertà e la prosperità”.

Nel giro di poche ore, dal mondo del Nobel è arrivato un chiarimento altrettanto esplicito. Il Norwegian Nobel Institute, l’ente che gestisce il premio per conto della Fondazione Nobel, ha ribadito una regola che esiste da sempre: una medaglia può essere fisicamente ceduta, ma il titolo di Premio Nobel per la Pace non è trasferibile, non è condivisibile e non può essere attribuito a terzi. Il riconoscimento resta formalmente e giuridicamente legato a chi lo ha ricevuto. Nel caso specifico, a María Corina Machado.

Il risultato è una scena che racconta molto del nostro tempo: la politica delle immagini, l’uso dei simboli come leva diplomatica e, allo stesso tempo, il ruolo delle istituzioni nel delimitare ciò che è possibile e ciò che non lo è.

L’incontro tra María Corina Machado e Donald Trump si è svolto nel primo pomeriggio del 15 gennaio 2026 alla Casa Bianca. Le immagini, pubblicate in tarda serata dagli account ufficiali della presidenza, mostrano il presidente degli Stati Uniti accanto alla leader venezuelana, con la medaglia del Nobel per la Pace 2025 inserita in una cornice formale. Secondo fonti della Casa Bianca, confermate successivamente dalla stessa Machado durante un incontro al Campidoglio, non si trattava di una copia, ma dell’originale.

Poco dopo, Donald Trump ha commentato l’episodio sulla piattaforma Truth Social, scrivendo che Machado gli aveva presentato “il suo premio Nobel per il lavoro che ho fatto” e definendo il gesto “un meraviglioso segno di rispetto reciproco”. Un messaggio che ha contribuito ad alimentare, almeno per alcune ore, l’idea di una sorta di passaggio simbolico del riconoscimento.

La spiegazione fornita da María Corina Machado è insieme storica e politica. In conferenza stampa, la leader del movimento Vente Venezuela ha richiamato un episodio dell’Ottocento: il marchese Gilbert du Motier de Lafayette, che donò a Simón Bolívar una medaglia con l’effigie di George Washington come segno di alleanza tra popoli impegnati contro la tirannide. Due secoli dopo, ha sostenuto Machado, “il popolo di Bolívar restituisce all’erede di Washington” un simbolo di gratitudine per il sostegno alla causa della libertà venezuelana. La dedica incisa accanto alla medaglia esplicita questo collegamento e attribuisce all’amministrazione statunitense un ruolo centrale nella fase più recente della crisi politica di Caracas.

Dal punto di vista istituzionale, però, il gesto si ferma alla dimensione simbolica. Il Norwegian Nobel Institute ha chiarito più volte, nei giorni successivi, che il regolamento del premio non lascia margini di interpretazione. Una volta assegnato, il Premio Nobel per la Pace non può essere revocato, trasferito o condiviso. La medaglia è un oggetto materiale e può cambiare proprietario, come avviene in caso di donazioni o aste, ma il titolo resta legato in modo permanente al vincitore originario. È un dettaglio centrale per comprendere l’intera vicenda e per separare l’impatto mediatico dai fatti giuridici.

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Il premio assegnato a María Corina Machado nell’ottobre 2025 era motivato, secondo il Comitato Nobel, dall’“instancabile impegno per i diritti democratici del popolo venezuelano e per una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”. In un paese segnato da anni di crisi istituzionale, repressione e impoverimento diffuso, Machado è diventata la figura più riconoscibile dell’opposizione. Dalla fondazione dell’organizzazione Súmate, al suo ingresso nell’Assemblea nazionale nel 2010, fino al bando che le ha impedito di candidarsi alle presidenziali del 2024 e al sostegno al candidato unitario Edmundo González Urrutia, il suo percorso è stato caratterizzato dal tentativo di tenere insieme un fronte politico frammentato, puntando su una transizione pacifica e su una pressione internazionale costante.

La consegna della medaglia a Donald Trump va letta anche in questa chiave. Per Machado, significa legare in modo visibile il destino dell’opposizione venezuelana all’azione della principale potenza mondiale. È una mossa calcolata, che mira a rafforzare l’idea di un coinvolgimento diretto di Washington nel futuro del Venezuela, nella speranza di ottenere sostegno politico e garanzie per una fase di transizione.

Per Trump, che da tempo rivendica un ruolo da protagonista nei dossier internazionali, la medaglia rappresenta un ritorno simbolico immediato. Le immagini valgono più di molti comunicati e rafforzano una narrazione che lo presenta come interlocutore centrale nei processi di pace e di stabilizzazione, senza alcun costo formale.

Le reazioni sono state immediate. A Oslo, il Norwegian Nobel Institute ha ribadito che non esiste alcuna possibilità di co-assegnazione o trasferimento del titolo. Nei media internazionali, il racconto si è diviso tra la cronaca dell’incontro alla Casa Bianca e gli articoli di chiarimento sul funzionamento del Nobel. Nel dibattito venezuelano, il gesto è stato letto in modi opposti: per alcuni un tentativo di rafforzare il dialogo con Washington, per altri un’operazione rischiosa che alimenta l’accusa di dipendenza da appoggi esterni.

Resta un dato di fatto: l’incontro è avvenuto, la medaglia è stata consegnata e Donald Trump ha dichiarato di volerla conservare. Ma il Premio Nobel per la Pace 2025 resta formalmente attribuito a María Corina Machado.

Questo episodio mette in luce la distanza tra simboli e regole. Le immagini possono orientare il dibattito pubblico, ma non modificano i meccanismi istituzionali. In un contesto globale in cui la politica si gioca sempre più sul piano visivo, il caso Machado-Trump diventa un esempio di come la forza dei gesti si scontri con la rigidità delle norme. Il Venezuela, intanto, resta al centro della questione, in attesa che ai simboli seguano decisioni concrete sulla transizione democratica e sulla ricostruzione delle istituzioni.


Fonti
Norwegian Nobel Institute
Fondazione Nobel
Casa Bianca – Ufficio Stampa Presidenziale
Truth Social – account ufficiale di Donald Trump
Comitato Nobel per la Pace

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