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Rossi contro Rossi, perizie e conti correnti: cosa c’è dietro la guerra tra Valentino e Graziano

Revocata l’amministrazione di sostegno, resta aperta l’indagine penale sulla compagna del padre

Valentino Rossi

Valentino Rossi

Il Tribunale civile di Pesaro ha stabilito che Graziano Rossi è pienamente capace di intendere e di volere e non ha bisogno di alcun amministratore di sostegno. È il 4 marzo 2025 quando il giudice Davide Storti revoca l’incarico al figlio Valentino Rossi, chiudendo – sul piano civile – una vicenda che ha trasformato un rapporto familiare storico in uno scontro giudiziario destinato a finire sotto la lente pubblica. Da quel provvedimento prende forma quella che ormai viene definita la “guerra dei Rossi”: una storia che intreccia affetti, patrimoni, perizie psichiatriche e un’indagine penale ancora aperta.

Tutto nasce nel 2024, quando Valentino Rossi ottiene la nomina ad amministratore di sostegno del padre, ritenuto fragile sulla base di una perizia di parte. Durante quell’anno, il campione esamina i conti correnti di Graziano e individua una serie di movimenti finanziari verso l’attuale compagna del padre, una impiegata pubblica di 54 anni. Secondo la denuncia, in dodici anni di relazione sarebbero usciti poco meno di 200mila euro: circa 176mila euro tracciati (di cui 100mila indicati come “prestito”) e 34mila euro in contanti. Numeri che spingono Valentino a presentare una denuncia per circonvenzione di incapace.

La reazione di Graziano è immediata. Chiede la revoca dell’amministrazione di sostegno, rivendicando la propria autonomia personale e patrimoniale. Il Tribunale gli dà ragione e, con il decreto del 4 marzo 2025, certifica la sua piena capacità. Valentino non presenta appello. È un passaggio che pesa come un macigno, perché mentre sul piano civile la questione si chiude, su quello penale l’indagine va avanti.

Valentino Rossi

La Procura di Pesaro, con la pm Irene Lilliu, dispone una lunga serie di accertamenti. Le perizie si moltiplicano, prima in sede civile e poi in sede penale, fino all’incidente probatorio. Gli specialisti coinvolti – tra cui il prof. Giuseppe Stracciari, il dott. Sarmorì, il prof. Renato Ariatti e infine il prof. Luca Cimino, nominato dal gip – arrivano tutti alla stessa conclusione: Graziano Rossi è capace, non necessita di amministrazione di sostegno e conserva adeguate capacità decisionali, pur con gli acciacchi dell’età.

È qui che il fascicolo si assottiglia. Perché il reato di circonvenzione di incapace richiede la prova di uno stato di incapacità naturale o legale e dell’approfittamento consapevole da parte di chi ne trae profitto. Se la persona è capace, l’accusa regge solo dimostrando raggiri specifici o condotte di condizionamento puntuali. Al momento, le perizie vanno tutte nella direzione opposta rispetto all’ipotesi accusatoria.

La difesa della donna, affidata all’avvocato Francesco Coli, sostiene che i trasferimenti di denaro siano stati liberamente disposti da Graziano, in un contesto di relazione affettiva, anche sotto forma di prestiti. La denuncia di Valentino insiste invece su una presunta vulnerabilità del padre e sulla sproporzione delle somme versate. Due letture inconciliabili, ma con un dato che oggi pesa più degli altri: tutte le valutazioni tecniche certificano la capacità di Graziano Rossi.

Nel mezzo resta una famiglia esposta come poche. Valentino Rossi, icona globale delle due ruote; Graziano, pilota negli anni Ottanta e figura centrale nella carriera del figlio; la madre Stefania Palma e la figlia minore Clara, entrambe rimaste fuori dal contenzioso. La frattura esplosa tra il 2024 e il 2025 non è solo giuridica: è la rottura di un equilibrio che per anni ha retto sotto il peso della fama e dei patrimoni.

Ora la palla è alla Procura. La Guardia di Finanza ha ricostruito i movimenti bancari e il fascicolo è sul tavolo della pm Irene Lilliu, chiamata a decidere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio della 54enne. Qualunque sia la scelta, dovrà fare i conti con un dato ormai consolidato negli atti: la capacità di Graziano. Un elemento che rischia di svuotare l’impianto accusatorio, ma che non cancella il conflitto umano che ha portato padre e figlio davanti a un giudice.

Al di là dei 200mila euro, la posta in gioco è più ampia. Questa vicenda mette a nudo i rischi legati all’uso dell’amministrazione di sostegno nelle famiglie dove convivono denaro, relazioni affettive e sospetti. Strumento di tutela pensato per proteggere, può trasformarsi in terreno di scontro quando manca una gestione trasparente e condivisa. Nel caso Rossi, il diritto ha parlato con le perizie e con un decreto. Il resto – il dolore, la sfiducia, la rottura – resta fuori dalle sentenze, ma continua a pesare.

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