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16 Gennaio 2026 - 10:09
L'assessore Federico Riboldi
La Regione Piemonte va avanti. Anche questa volta. Anche con un ricorso pendente, anche con un’udienza di merito già fissata, anche con l’ombra concreta di una decisione dei giudici amministrativi che potrebbe rimettere tutto in discussione. Sul nuovo Centro unico prenotazioni, ribattezzato CUP 4.0 per dargli un’aura futuristica, la parola d’ordine è una sola: non fermarsi. Costi quel che costi.
La decisione matura nelle stanze del Grattacielo Piemonte, dove il dossier sul tavolo è tutt’altro che leggero. Da una parte il progetto-bandiera della riforma sanitaria regionale, dall’altra un ricorso presentato da uno dei principali protagonisti del settore informatico sanitario, rimasto fuori dall’aggiudicazione della gara. Una gara delicata, pesante, strategica, che riguarda il cuore digitale del sistema sanitario piemontese: il software delle prenotazioni.
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Il bando, gestito da Azienda Sanitaria Zero, ha visto prevalere il raggruppamento guidato da Gpi, che ha presentato un’offerta economica fortemente ribassata rispetto alla base di gara. Si parla di una cifra attorno ai 6 milioni di euro a fronte di una base che superava i 9 milioni, con uno sconto percentuale che ha fatto discutere fin dall’inizio. A contestare l’esito è stata Engineering Ingegneria Informatica, non un nome qualsiasi: è la società che oggi gestisce il CUP piemontese, quello che i cittadini conoscono bene per blocchi, rallentamenti e accessi a singhiozzo.
Il ricorso non si è fermato a una schermaglia preliminare. Davanti al Tar del Piemonte, invece della classica battaglia sulla sospensiva, si è scelto di andare dritti al cuore della questione. Udienza di merito fissata per il 19 marzo. Una data che pesa come un macigno, perché di fatto congela il futuro del CUP almeno fino alla primavera, salvo forzature politiche.
Ed è qui che entra in scena Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità, che su questa vicenda ha deciso di non arretrare di un millimetro. La linea è chiara: l’iter va avanti, l’aggiudicazione pure, il progetto non si ferma. Una scelta rivendicata come necessaria, quasi obbligata, perché – è il ragionamento che filtra – fermarsi significherebbe perdere mesi preziosi. Poco importa se quei mesi potrebbero essere persi comunque, qualora il Tar dovesse dare ragione ai ricorrenti.
Nel frattempo, per blindare la macchina, arriva anche una difesa politica dell’operato di Azienda Zero e del suo direttore Adriano Leli, proprio mentre sullo sfondo si consuma il suo imminente passaggio ad altri incarichi di vertice nella sanità piemontese. Nessuna responsabilità, nessuna ombra, nessun errore: il problema, semmai, viene derubricato a fisiologia italiana. Gare pubbliche, ricorsi, tribunali. Normale amministrazione.
Peccato che, nel frattempo, il CUP del presente continui a funzionare come può. E spesso non funziona affatto. Le segnalazioni dei cittadini parlano di un portale regionale che si blocca nelle ore di punta, di accessi con Spid che finiscono nel nulla, di messaggi di errore vaghi e ripetuti. Un sistema che cede sotto il peso di chi insiste, ricarica la pagina, riprova ossessivamente nel tentativo di strappare un appuntamento. Non per capriccio, ma per necessità.
Il paradosso è evidente: mentre la Regione promette un CUP “intelligente”, basato su algoritmi predittivi, intelligenza artificiale e gestione evoluta delle agende, la tecnologia attuale fatica a reggere l’ordinario. Tanto che la questione arriva anche in Consiglio regionale, dove Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità, presenta un’interrogazione per chiedere conto dei continui rallentamenti del sistema di prenotazione online, segnalati su più browser e in diverse fasce orarie.
Intanto, dietro le quinte, va avanti un lavoro tecnico tutt’altro che banale: la migrazione dei dati dal vecchio al nuovo sistema. Milioni di prenotazioni da gestire, distinguere, separare. Prestazioni già erogate e altre ancora da effettuare. Agende pubbliche e private intrecciate. Un’operazione che non ha nulla a che vedere con un semplice cambio di software e che, da sola, richiede tempi lunghi e una precisione chirurgica. Altro che avvio immediato.
E mentre il CUP 4.0 resta sospeso tra tribunali, server e comunicati rassicuranti, i numeri raccontano una sanità che perde pezzi. Una quota non marginale di cittadini rinuncia alle cure o resta esclusa dal sistema. Cresce la mobilità sanitaria verso altre regioni, soprattutto Lombardia e Veneto, con un saldo economico negativo che pesa per decine di milioni sulle casse piemontesi. Soldi che escono perché altrove, semplicemente, un posto si trova.
Il CUP del futuro viene presentato come la soluzione a tutto. Ma anche la tecnologia più avanzata non può creare medici che non ci sono, infermieri che mancano, macchinari obsoleti che continuano a rompersi. Senza personale e strutture adeguate, l’intelligenza artificiale rischia di limitarsi a certificare l’ovvio: non c’è disponibilità.
E così Federico Riboldi va avanti, ostinato, determinato, convinto che fermarsi sia peggio che rischiare. Una scelta politica, legittima, ma che scarica ogni incertezza sul sistema e, ancora una volta, sui cittadini. Perché se il Tar dovesse ribaltare tutto, il tempo perso non lo restituirà nessuno. E se invece andrà bene, resterà comunque una domanda di fondo: era davvero necessario forzare così tanto?
Insomma, mentre il CUP 4.0 resta un progetto promesso e rinviato, il CUP reale continua a incepparsi. La Regione accelera, i tribunali rallentano, i cittadini aspettano. E la sanità piemontese, ancora una volta, corre molto più veloce nei comunicati che nella vita quotidiana delle persone.
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