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Giuliano Caffè, la sfida di un’azienda familiare tra tradizione e mercato globale

Da Caluso all’estero, il percorso della torrefazione guidata da Marcella Minelli

La responsabile di Giuliano Caffè

Marcella Minelli

In un mercato sempre più segnato dalla standardizzazione e dai ritmi veloci del consumo, il caffè rischia spesso di perdere identità, ridotto a gesto automatico e prodotto indistinto. Esistono però realtà che continuano a considerarlo un prodotto agricolo, legato alla terra e a una cultura del lavoro che non si piega alle sole logiche di mercato. Tra queste c’è Giuliano Caffè, torrefazione storica di Caluso, attiva dagli anni Cinquanta e oggi guidata da Marcella Minelli.

La storia inizia in via Vittorio Veneto 140, dove Giuliano Albo Michele tostava ancora a carbone, costruendo relazioni commerciali solide, in particolare con la Valle d’Aosta. Dopo la sua scomparsa nel 1983, l’attività è proseguita con la seconda generazione, fino al 1995, quando Marcella Minelli, allora giovanissima, decide di lasciare l’università per entrare stabilmente nell’azienda di famiglia.

«Ho iniziato molto giovane», racconta Marcella Minelli, «portando avanti una tradizione che oggi serviamo tra Torino, Milano, Valle d’Aosta e diversi Paesi europei, arrivando anche in Arabia Saudita e Qatar». Una crescita che non ha però modificato la linea aziendale: Giuliano Caffè non entra nella grande distribuzione e lavora esclusivamente con bar selezionati, posizionandosi nel segmento professionale di alta gamma.

Una scelta che si riflette anche sull’attenzione ambientale. «Pur avendo le capsule a disposizione», spiega Minelli, «abbiamo deciso di puntare sulle cialde in carta, che rappresentano il cuore della nostra offerta perché hanno un impatto ambientale decisamente più contenuto». Un orientamento coerente con l’idea di fondo dell’azienda, che continua a presentare il caffè come materia prima agricola, non come prodotto industriale.

Anche il packaging segue questa impostazione: il verde, colore dominante, richiama il chicco crudo e il legame con la terra. «Il caffè è una commodity quotata in borsa, esattamente come il petrolio», osserva Minelli. «Capire queste dinamiche è fondamentale per fare scelte consapevoli, sia come produttori sia come consumatori».



Marcella Minelli, responsabile di Giuliano Caffè, ad un evento a tema

Il packaging di Giuliano Caffè

I propri chicchi 

Il momento più difficile arriva il 3 maggio 2023, quando un incendio distrugge buona parte della torrefazione. Una cesura netta, davanti alla quale la possibilità di vendere tutto appare concreta. «Dal punto di vista economico sarebbe stata una scelta logica», ammette Minelli, «ma significava rinunciare a una parte di me e al lavoro dei miei genitori». La decisione è quella di continuare e rilanciare.

Il progetto guarda ora al 2026, con la realizzazione di un nuovo polo produttivo sulla circonvallazione di Caluso: un capannone moderno che ospiterà la torrefazione e un Coffee Shop pensato come spazio esperienziale, aperto dalla colazione fino a eventi serali dedicati al caffè come protagonista.

Parallelamente, Giuliano Caffè investe sulla formazione, con corsi aperti sia ai professionisti sia ai privati. Due i percorsi principali: Caffetteria, con una parte teorica al mattino e pratica al pomeriggio su macinatura, dosaggio e manutenzione delle macchine, e Latte Art, dedicato alla montatura del latte e alla decorazione. Un’offerta che punta a diventare un riferimento per tutto il Canavese.

«Con il caffè sta succedendo quello che è successo al vino trent’anni fa», osserva Minelli. «Si sottovaluta spesso la figura del barista, mentre il caffè è un prodotto vivo, influenzato dall’umidità, dalla macinatura e soprattutto dalla pulizia della macchina». A differenza del vino, il risultato finale dipende in larga parte dalla mano di chi lo prepara.

La ricerca della qualità si esprime anche nella selezione degli Specialty Coffee, micro-lotti tracciabili provenienti da Paesi come Brasile e Nicaragua, con punteggi superiori agli 80/100 nelle valutazioni internazionali. Caffè spesso proposti in estrazione filtro, per valorizzarne le note aromatiche più delicate.

Questa filosofia trova applicazione diretta nei locali Orso Laboratorio Caffè di Torino, di proprietà di Giuliano Caffè: il primo aperto in via Bertoleth 30, nel quartiere San Salvario, il secondo inaugurato a marzo in Borgo Rossini, nei pressi del Campus Luigi Einaudi.

Portare avanti oggi un’azienda familiare significa sostenere carichi di lavoro elevati e assumersi rischi continui. L’esperienza di Giuliano Caffè dimostra però che, anche in un contesto globale complesso, la qualità, la formazione e il legame con il territorio restano elementi solidi su cui costruire sviluppo. Non come operazione nostalgica, ma come scelta imprenditoriale consapevole.

I propri chicchi

La premiazione come Maestri del Gusto

Il riconoscimento

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