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Cronaca
14 Gennaio 2026 - 09:51
Foto e video pedopornografici, arrestato babysitter 27enne: tra i file anche immagini “autoprodotte” con bimbi di 5-6 anni
L’archivio nascosto del babysitter. È così che gli investigatori descrivono il materiale sequestrato nell’abitazione di un 27enne di Padova, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di detenzione di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. Dietro cartelle dai nomi apparentemente innocui, secondo quanto riferito dagli inquirenti, si celerebbero migliaia di immagini e video illeciti, tra cui centinaia di file ritenuti autoprodotti, con minori in età prescolare.
L’arresto è scattato al termine di una perquisizione domiciliare disposta dalla Procura di Venezia ed eseguita dalla Squadra Mobile di Padova. In casa del giovane, che lavorava come babysitter “a chiamata”, i poliziotti hanno sequestrato due computer e due smartphone. Le prime analisi forensi, ancora in corso, parlano di un archivio definito “ingente” e di contenuti che, in alcuni casi, mostrerebbero lo stesso indagato coinvolto direttamente nelle immagini.
Il procedimento nasce nell’ambito di un’indagine per presunta violenza sessuale su minore. È in questo contesto che la Procura ha delegato la perquisizione, culminata nel sequestro dei dispositivi. Un elemento ritenuto centrale dagli investigatori riguarda le date di creazione dei file: parte del materiale risalirebbe ad anni precedenti, almeno fino al 2019, periodo che coincide con l’inizio dell’attività del giovane come babysitter, pubblicizzata tramite annunci online e inserzioni su giornali locali. Un dettaglio che amplia il perimetro dell’inchiesta e rende necessario ricostruire tutti i contatti e gli spostamenti dell’indagato nel tempo.
Particolarmente delicata è la presenza di file che apparirebbero autoprodotti. Secondo una prima valutazione investigativa, si tratterebbe di immagini e video in cui compaiono bambini di 5 o 6 anni. La distinzione è rilevante anche sotto il profilo giuridico: la produzione di pornografia minorile configura ipotesi di reato più gravi rispetto alla sola detenzione. In questa fase, tuttavia, l’accusa formalizzata resta quella di detenzione di materiale pedopornografico; ogni ulteriore contestazione dipenderà dagli esiti delle perizie tecniche.

Il reato è disciplinato dall’articolo 600-quater del Codice penale, che punisce chi si procura o detiene consapevolmente materiale pornografico realizzato con minori. La pena può aumentare in presenza di una quantità definita “ingente”. Qualora venisse accertata anche la produzione o la diffusione, entrerebbero in gioco norme più severe, ma la qualificazione finale spetterà alla magistratura al termine degli accertamenti.
Ora l’attenzione degli investigatori è concentrata su più fronti: la catalogazione completa dei file, l’analisi dei metadati, la possibile geolocalizzazione delle immagini e l’incrocio con banche dati nazionali e internazionali per verificare se il materiale sia già noto. Prioritaria resta anche l’identificazione delle presunte vittime, per garantire eventuali misure di tutela.
La posizione dell’indagato è ora al vaglio del giudice per la convalida dell’arresto e l’eventuale applicazione di misure cautelari. Il procedimento è nella fase iniziale e vale, come sempre, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il caso riaccende i riflettori su un aspetto particolarmente sensibile: il rapporto fiduciario tra famiglie e chi si occupa dei bambini. Proprio questo elemento, sottolineano fonti investigative, rende l’indagine complessa e impone verifiche accurate su ogni contesto in cui il giovane avrebbe avuto accesso ai minori. Per gli inquirenti, la priorità resta una sola: accertare i fatti e proteggere i bambini coinvolti, evitando che eventuali situazioni di rischio restino sommerse.
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