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Pannoloni sbagliati, consegne a singhiozzo: la sanità al ribasso umilia gli anziani

A Chivasso un’anziana riceve pannoloni della taglia sbagliata, ma il caso è solo la punta dell’iceberg di un servizio regionale che non funziona. Gare al massimo ribasso, fornitori in difficoltà e una Regione che scarica tutto sui comunicati

Pannoloni sbagliati, consegne a singhiozzo: la sanità al ribasso umilia gli anziani

Pannoloni sbagliati, consegne a singhiozzo: la sanità al ribasso umilia gli anziani

A Chivasso a un’anziana arriva a casa un pacco di pannoloni taglia large. Peccato che a lei servano taglia media. Non è una pignoleria, non è un dettaglio tecnico: è la fotografia nitida di un sistema che non funziona. E non è un episodio isolato. Le segnalazioni arrivano da più parti del Piemonte, spesso sottovoce, perché quando si parla di pannoloni per anziani la vergogna pesa il doppio: su chi è costretto a usarli e su chi dovrebbe garantire un servizio sanitario degno di questo nome.

Dietro quei pacchi sbagliati, dietro le consegne che saltano o arrivano a singhiozzo, c’è l’ennesimo pasticcio politico-amministrativo targato Regione Piemonte, con una responsabilità che oggi ha un nome e un cognome: Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità. Perché quando la macchina si inceppa, quando il servizio crolla, non basta rifugiarsi dietro comunicati rassicuranti o dietro l’alibi del “stiamo lavorando per risolvere”. Qui il problema è strutturale, e chi governa la sanità piemontese lo sa benissimo.

pannoloni

La gara unica, colossale, gestita da Scr Piemonte, è al centro di una visione tutta politica: accentramento, massimo ribasso, slogan sull’efficienza. Peccato che nella realtà produca disservizi, ritardi, errori macroscopici e anziani lasciati soli. Il primo fornitore è saltato. Contratto risolto. Il secondo è subentrato accettando condizioni che il mercato definisce apertamente insostenibili e oggi si trova in evidente difficoltà. La Regione invia lettere di contestazione, come se una PEC potesse raddrizzare un impianto nato storto. E intanto, anche negli uffici regionali, si ammette che nemmeno il terzo classificato riuscirebbe a reggere quelle condizioni. Tradotto: la gara è sbagliata dalla testa ai piedi.

I numeri, quelli veri, raccontano una storia che la politica preferisce non ascoltare. In Piemonte si parla di circa 300 mila consegne l’anno per un costo complessivo di 3 milioni di euro, Iva compresa. Poco più di 8 euro a consegna. Una cifra che, secondo le stesse analisi commissionate dalla Regione, non copre nemmeno lontanamente i costi realidi un servizio del genere. Il mercato chiede almeno 15 euro a consegna, con punte molto più alte quando si parla di territori decentrati. Ma la sanità, evidentemente, può essere trattata come un appalto qualunque. Finché non scoppia il disastro.

E questo non è un servizio qualsiasi. Non si tratta di spedire un pacco da un magazzino a un citofono. Qui parliamo di persone fragili, spesso non autosufficienti, che hanno diritto a ricevere presidi sanitari essenziali direttamente al piano, nel rispetto della privacy e della dignità. Servono magazzini adeguati, personale formato, confezionamento personalizzato, una rete logistica capillare. E invece oggi tutto grava su due soli poli logistici, con evidenti difficoltà soprattutto nelle aree più periferiche. Non a caso, tra le lamentele più frequenti segnalate alle Asl c’è proprio la violazione della privacy, oltre alle mancate consegne.

L’Asl di Asti, capofila del servizio, lo ammette: le criticità esistono e sono “inaccettabili”. La Regione lo conferma, precisando però che l’azienda non è fallita e che si è “in contatto quotidiano” con il fornitore. Una precisazione che suona più come un tentativo di spegnere l’incendio mediatico che come una risposta concreta per chi, nel frattempo, resta senza pannoloni o riceve quelli sbagliati.

Il secondo fornitore ha impiegato oltre sei mesi solo per subentrare senza interrompere del tutto il servizio. Sei mesi. Un tempo infinito per chi quei pannoloni li usa ogni giorno, non per scelta ma per necessità. E anche ora che il servizio viene definito “a regime”, le segnalazioni continuano ad arrivare. Segno che il problema non è episodico, ma cronico.

E l’assessore Riboldi cosa fa? Annuncia procedure d’urgenza, soluzioni tampone, appoggi temporanei ad altri fornitori “a parità di costo”. La solita toppa su un vestito già strappato. Nessuna assunzione di responsabilità politica, nessuna autocritica su una gara evidentemente sbagliata, nessuna parola sul fatto che molti anziani stanno comprando i pannoloni di tasca propria, perché aspettare non si può.

Forse la lezione è semplice, ma politicamente indigesta: meno gigantismo, più territorio. Gare spezzettate, fornitori locali, costi realistici, controlli seri. Meno propaganda sul risparmio e più attenzione alla dignità delle persone. Perché dietro una taglia sbagliata non c’è solo un errore logistico: c’è una scelta politica precisa. E quando la sanità viene governata al massimo ribasso, a pagare sono sempre gli stessi. Gli ultimi. Gli invisibili. E, oggi, anche gli anziani di Chivasso.

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