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300 persone svanite nell’Atlantico: la piroga partita dal Gambia che non è mai arrivata alle Canarie

Partita il 5 dicembre 2025 da Jinack, avvistata il giorno dopo al largo del Senegal, poi più nulla. Nessun soccorso, nessun sbarco, nessuna traccia ufficiale. La rotta del backway continua a inghiottire vite mentre le partenze si spostano sempre più a sud

300 persone svanite nell’Atlantico: la piroga partita dal Gambia che non è mai arrivata alle Canarie

300 persone svanite nell’Atlantico: la piroga partita dal Gambia che non è mai arrivata alle Canarie

Un mese di silenzio, una rotta che si sposta sempre più a sud, comunità costiere in allarme. La scomparsa di una piroga con circa 300 persone a bordo riporta l’attenzione sul “backway”, la rotta migratoria atlantica verso le Isole Canarie, e sul prezzo umano che continua a produrre.

All’imboccatura della mangrovia, i telefoni continuano a squillare. Dall’altra parte, a Jinack, villaggio di sabbia tra mare e foresta al confine tra Gambia e Senegal, nessuno risponde più. Secondo testimonianze raccolte da attivisti e familiari, una grande pirogra ha lasciato la riva il 5 dicembre 2025 con a bordo circa 300 migranti. Il giorno successivo, 6 dicembre, l’imbarcazione è stata avvistata al largo di Joal-Fadiouth, in Senegal. Poi il vuoto. Nessun arrivo segnalato, nessuna intercettazione ufficiale, nessuna richiesta di aiuto captata via telefono satellitare. Da allora, tra Gambia e Senegal, la società civile incrocia nomi, raccoglie segnalazioni, contatta pescatori e volontari lungo la rotta atlantica, mentre cresce il timore che la barca sia scomparsa in mare aperto.

La rotta verso le Canarie, nota come backway, non è nuova. Negli ultimi anni si è però progressivamente spostata verso sud. L’aumento dei controlli marittimi al largo di Mauritania e Senegal ha incentivato partenze da Gambia e Guinea, allungando i tempi di navigazione e aumentando i rischi. Dietro date e coordinate ci sono famiglie che hanno venduto terre o contratto debiti per finanziare una traversata che viene descritta come breve ma che spesso si trasforma in settimane di deriva. Un attivista senegalese sottolinea che la piroga di Jinack non è partita con condizioni meteo favorevoli, un dettaglio che pesa quando l’Atlantico in inverno diventa imprevedibile.

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Mentre della piroga scomparsa non si hanno notizie, l’inizio del 2026 è stato segnato da un’altra tragedia. Il 1° gennaio 2026 una seconda imbarcazione, partita anch’essa dalla costa gambiana e sovraccarica di persone, si è capovolta vicino a Jinack. La Marina del Gambia ha avviato un’operazione di salvataggio d’emergenza, attivando il Piano nazionale di risposta alle emergenze. I primi dati parlavano di almeno 7 vittime e oltre 100 superstiti. Nelle ore successive, un aggiornamento ufficiale ha indicato 112 persone salvate e 39 corpi recuperati, rinvenuti tra acque gambiane e senegalesi. Tra i sopravvissuti risultano cittadini di Gambia, Senegal, Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Sierra Leone.

Il 2 gennaio 2026, nel messaggio alla nazione, il presidente Adama Barrow ha espresso cordoglio, annunciato un’indagine e ribadito l’impegno del governo nel “dissuadere le partenze irregolari”, promettendo alternative economiche ai giovani. Nelle comunità costiere, però, il dolore per i morti e l’angoscia per i dispersi convivono con una sensazione di impotenza che si ripete da anni.

Il 9 gennaio 2026, il governo gambiano ha annunciato l’operazione “Zero Departure”, con il dispiegamento di una forza speciale nelle regioni costiere per bloccare le partenze e smantellare le reti di trafficanti. Nella prima settimana dell’anno, le autorità hanno comunicato l’arresto di 782 persone pronte a imbarcarsi. L’operazione si inserisce in un quadro di cooperazione con l’Unione Europea, che finanzia programmi di contrasto al traffico di migranti nei Paesi di origine e transito. Attivisti e operatori sul territorio avvertono però che l’aumento della pressione repressiva in un’area tende a spostare le rotte altrove, rendendo i viaggi più lunghi e pericolosi.

Jinack rappresenta un punto critico. L’area, un arcipelago di isolette e penisole circondate da mangrovie, è regolata da consuetudini comunitarie che scoraggiano l’ingresso di forze di polizia in uniforme. Per le autorità è un ostacolo operativo; per i residenti è una tradizione di autonomia. Gli abitanti respingono l’accusa di complicità e ricordano che molti dei migranti in partenza non provengono dal villaggio, ma arrivano da altre regioni dell’Africa occidentale. “Stiamo perdendo i nostri figli in mare”, ripetono.

I dati mostrano un apparente paradosso. Dopo i picchi del 2023 e del 2024, il 2025 ha registrato un forte calo degli arrivi alle Canarie. Secondo il Ministero dell’Interno spagnolo, gli sbarchi sono diminuiti di oltre il 60%, passando da quasi 47.000 a circa 17.500–17.800 persone, a seconda degli aggiornamenti. Complessivamente, gli ingressi irregolari in Spagna sarebbero calati di oltre il 40%. Ma il numero di morti e dispersi resta elevato. L’organizzazione Caminando Fronteras ha documentato nel 2025 1.906 morti o dispersi sulla sola rotta delle Canarie e 3.090 vittimelungo l’intera frontiera occidentale euroafricana.

Il calo degli arrivi è legato a controlli più serrati e ad accordi bilaterali, ma anche allo spostamento delle rotte. Le piroghe partono sempre più a sud, restano in mare oltre 10 giorni, sono sovraccariche e spesso dotate di motori inaffidabili, con scorte d’acqua insufficienti. Le tragedie restano ricorrenti. Il naufragio al largo della Mauritania nel 2024, con una piroga partita dal Gambia e centinaia di persone a bordo, è ancora citato come esempio di una rotta tutt’altro che sotto controllo.

In assenza di informazioni ufficiali, la ricerca dei dispersi ricade spesso sulla società civile. Comitati di villaggio, associazioni locali e attivisti raccolgono nomi, compilano liste, contattano pescatori in Senegal, volontari a Nouadhibou in Mauritania, gruppi della diaspora nelle Canarie. Nel caso della piroga di Jinack, queste reti riferiscono l’assenza di avvistamenti da parte dei mezzi di soccorso e nessuna traccia di sbarco in Capo Verde, Marocco o Spagna. Quando una barca resta invisibile così a lungo, la distinzione tra dispersi e morti diventa sempre più sottile.

Le cause delle partenze restano strutturali. La crisi della pesca artigianale in Senegal, aggravata dalla sovrapesca industriale e dalla pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata), ha ridotto le fonti di reddito lungo la costa. Reti vuote e debiti crescenti spingono molti verso il backway. A questo si aggiungono la mancanza di opportunità lavorative e una narrazione della migrazione come unica via di riscatto. La tecnologia alimenta l’illusione del controllo: smartphone, app meteo, gruppi WhatsApp, GPS improvvisati. In mare aperto, però, una piroga sovraccarica resta esposta alle correnti.

Sul piano politico, l’Unione Europea sostiene i Paesi costieri con fondi e programmi di contenimento; Spagna e Marocco coordinano pattugliamenti; la Mauritania ha rafforzato accordi su controlli e riammissioni. In Gambia, Zero Departure è l’ultima espressione di un approccio centrato su prevenzione e repressione. Report indipendenti sottolineano però che senza capacità adeguate di search and rescue (ricerca e soccorso) e senza coordinamento rapido, Mediterraneo e Atlantico continueranno a produrre liste di dispersi. Nel 2025, Caminando Fronteras ha documentato 70 imbarcazioni scomparse senza lasciare traccia.

A Jinack, il Village Development Committee (VDC, Comitato di sviluppo del villaggio) ha avviato lo sgombero di accampamenti di migranti in attesa di imbarco, nel tentativo di interrompere la logistica dei trafficanti. La decisione è arrivata dopo voci insistenti su un possibile naufragio avvenuto a novembre 2025, con quasi 200 persone a bordo e nessun superstite. Le informazioni restano frammentarie e non confermate da dati ufficiali, imponendo cautela, ma le testimonianze parlano di famiglie in lutto e di una comunità provata.

Nel 2024, le Canarie hanno registrato un record di arrivi via mare, oltre 46.000 persone secondo le autorità spagnole. Nel 2025 gli arrivi sono diminuiti, ma i rischi non si sono ridotti. I mesi recenti hanno visto diverse intercettazioni e operazioni di soccorso lungo la costa senegalese, inclusa l’area di Dakar e Joal-Fadiouth, a conferma della pressione costante sulla rotta. Più volte sono state fermate piroghe partite dal Gambia o rimaste alla deriva per guasti meccanici.

Nel linguaggio del backway, alcune definizioni ricorrono spesso. Il “capitano” è lo smuggler che guida la piroga e che, in caso di rischio di sequestro, può abbandonare l’imbarcazione. Il “transbordo” indica il passaggio notturno da una barca più piccola a una piroga più grande per eludere i controlli costieri, una pratica estremamente pericolosa. La “scomparsa senza traccia” è la categoria usata quando non risultano avvistamenti, intercettazioni o sbarchi, come accaduto a decine di imbarcazioni nel 2025.

Sulla piroga partita da Jinack il 5 dicembre 2025 e avvistata il 6 dicembre al largo di Joal-Fadiouth, alcuni elementi sono chiari. Trasportava circa 300 persone provenienti da diversi Paesi dell’Africa occidentale. La rotta prevedeva un arrivo alle Canarie in 7–10 giorni in condizioni favorevoli, che però non si sono verificate. A oggi non risultano intercettazioni o sbarchi collegabili a quell’imbarcazione in Senegal, Mauritania, Marocco, Capo Verde o Spagna. Non si conosce il punto in cui la piroga potrebbe trovarsi né cosa sia accaduto dopo l’ultimo avvistamento. La società civile continua a monitorare e a chiedere informazioni.

In parallelo, il naufragio del 1° gennaio 2026 vicino a Jinack, con 112 superstiti e 39 vittime accertate, conferma che le partenze proseguono e che l’Atlantico resta una delle rotte migratorie più letali al mondo.

Resta il silenzio. Sulle spiagge di Jinack, il vento cancella le tracce lasciate nella notte di dicembre. Gli attivisti aggiornano elenchi e fogli condivisi, chiamano numeri che spesso non rispondono. Ogni informazione arriva per frammenti: un documento ritrovato, un corpo riportato a riva, una testimonianza raccolta in un centro di accoglienza. Fino a quando emergerà una verità verificabile, l’assenza della piroga resta un fatto aperto che interroga politiche, controlli e responsabilità. La rotta del backway continua a produrre meno arrivi, ma non meno vittime.

Fonti: Caminando Fronteras; Ministero dell’Interno spagnolo; Governo del Gambia; Marina del Gambia; testimonianze di attivisti e società civile in Gambia e Senegal; media locali di Gambia e Senegal.

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