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Tabaccheria Giacometto di Caluso: una storia che dura dal 1956

Dalla drogheria del Dopoguerra all’emporio di servizi di oggi: la storia di una famiglia che ha attraversato l’industrializzazione, la crisi del commercio di vicinato e le trasformazioni del centro storico senza mai lasciare via Bettoja

La Tabaccheria Giacometto

Adolfo Giacometto, Sabina Giacometto e Claudia Actis Grosso

Nelle vetrine dei negozi di vicinato non si espongono soltanto prodotti, ma una parte della storia e dell’identità di un territorio. Le attività locali svolgono da sempre una funzione che va oltre il commercio: presidio sociale, luogo di incontro, riferimento quotidiano. Raccontare la Tabaccheria Giacometto significa ripercorrere l’evoluzione di Caluso, dalle stagioni dell’industrializzazione alle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni, attraverso lo sguardo di chi quel bancone lo vive ogni giorno.

L’attività nasce il 1° gennaio 1956, quando Albino Giacometto e Bianca Sabina Actis aprono una drogheria in via Bettoja 58. È l’Italia della ricostruzione, senza supermercati e con un commercio basato sui negozi di prossimità. La bottega diventa rapidamente un punto essenziale per il paese: sugli scaffali si trova un po’ di tutto e non manca nemmeno il servizio a domicilio per i generi alimentari.

In quegli anni Adolfo Giacometto, allora quattordicenne, osserva Caluso cambiare volto, passando da centro agricolo a realtà industriale di rilievo. Il territorio cresce attorno a imprese come la Sferal, specializzata in motorini, e la Fergat, produttrice di cerchioni, fino all’arrivo di colossi come Olivetti – poi Honeywell e Bull – e Lancia a Chivasso. Il benessere generato da migliaia di posti di lavoro si riflette anche sul negozio, che nel tempo amplia l’offerta introducendo pelletteria e profumeria per rispondere a una clientela sempre più ampia.

Dal 1972, Adolfo e la moglie Claudia Actis Grosso, insieme ai figli, proseguono l’attività avviata dai fondatori. Sono anni complessi per il commercio tradizionale, segnati dall’arrivo dei supermercati e dalla chiusura di molte botteghe storiche. Alcune realtà, però, resistono: la Macelleria Giulia Albo, la Gastronomia Da Teresa, la Trattoria Rampin. A fare la differenza sono il supporto familiare, la capacità di adattamento e il lavoro condiviso tra esercenti.

Proprio da questa convinzione nasce, nel 1996, l’associazione Caluso Centro Storico, fondata da Adolfo insieme a Nicola Pettinà e ad altri commercianti. Un’esperienza che punta sull’animazione del centro e sulla collaborazione. «Abbiamo organizzato iniziative come il panino più lungo, Via Bettoja in fiore e il Carnevale», racconta Adolfo, sottolineando come eventi e partecipazione abbiano contribuito a riportare persone e vita nelle vie del paese.

Nel corso degli anni la famiglia Giacometto ha saputo anche fare scelte mirate, rinunciando ad alcuni settori – come la profumeria e la vendita dei giornali – per non sovrapporsi ad altre attività locali. La decisione è stata quella di investire sulla pelletteria, oggi uno dei punti di forza del negozio, e sulla cartoleria. Restano inoltre licenze storiche che consentono la vendita di superalcolici e prodotti alimentari, eredità della vecchia drogheria, integrate con i servizi più attuali.

«Cerchiamo di stare al passo con i tempi», spiega Sabina, indicando un’offerta che va dalla biglietteria per treni e pullman al pagamento di bolli e bollette, fino alla gestione dei pacchi. Una completezza che attira clienti non solo da Caluso, ma anche da Ivrea e Chivasso, sia per i servizi sia per la qualità della pelletteria.

Nemmeno durante la pandemia la Tabaccheria Giacometto ha mai chiuso. Nei mesi dei lockdown è rimasta un riferimento costante per la comunità. «La pandemia non ci ha toccati più di tanto», osservano Adolfo e Sabina, ricordando un periodo in cui il negozio ha continuato a garantire presenza e continuità. Lo sguardo sul futuro, però, resta prudente. «Caluso è diventato un paese dormitorio. Tante case vecchie sono vuote. Se non torna il lavoro dentro il paese, il rischio è questo», riflette Adolfo.

Per rilanciare il centro servono, secondo la famiglia Giacometto, interventi concreti. «Bisogna creare lavoro e movimento», afferma Adolfo, suggerendo all’amministrazione di valutare lo spostamento del mercato in via Bettoja, così da favorire il passaggio davanti alle attività stabili, come avviene durante la Fiera di San Nicola. Sabina pone invece l’attenzione sulla viabilità: «Con un centro totalmente pedonale qui rischieremmo di perdere chi arriva da fuori».

Oggi la Tabaccheria Giacometto è un emporio di servizi moderni, capace di adattarsi ai cambiamenti. Guardando avanti, Sabina non esclude l’idea di lasciare spazio a chi vorrà raccoglierne l’eredità, a patto che vengano rispettati i valori costruiti in quasi settant’anni di attività.

La storia della Tabaccheria Giacometto resta così legata a via Bettoja 58 e a Caluso, come esempio di continuità, adattamento e radicamento nel territorio, in un contesto che continua a cambiare ma che trova ancora nei negozi di vicinato un punto di equilibrio.

La titolare Sabina Giacometto con il padre Adolfo

L'augurio dei 70 anni di attività

Tabaccheria Giacometto in Via Bettoja 58

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