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13 Gennaio 2026 - 06:41
il sindaco di Torino Stefano Lo Russo
Torino scopre nel 2026 che la Metro 2 è una grande idea. Talmente grande che, per ora, se ne farà solo un pezzo. Ma guai a chiamarla incompleta: dalle parti di Palazzo Civico la definiscono una scelta coraggiosa. Coraggiosa come partire per un viaggio intercontinentale con il biglietto fino a metà strada.
Il primo Consiglio comunale dell’anno si apre così, con la seconda linea della metropolitana a dominare il dibattito. Il sindaco Stefano Lo Russo, dalla Sala Rossa, prova a trasformare l’unità politica in una leva verso Roma.
«Il fatto che oggi tutte le forze politiche si siano espresse in favore sulla Linea 2 sono certo farà sì che il dibattito sul piano regolatore sia costruttivo e che il governo individui l'infrastruttura come una priorità», è l’appello pubblico. Traduzione per i non addetti ai lavori: Torino vuole 400 milioni di euro e li vuole presto.
Quei soldi servono per un tratto che nel progetto originario c’era eccome: Porta Nuova–Politecnico, con fermate a Crocetta e davanti all’ateneo. Peccato che, nel frattempo, siano arrivati inflazione, caro materiali e la dura realtà dei bilanci. Risultato: il progetto da 1,8 miliardi è stato “rimodulato”, parola elegante per dire accorciato. La Metro 2, salvo miracoli, entro fine 2032 collegherà Rebaudengo a Porta Nuova. Il resto resta nei sogni, o meglio nei dossier spediti a Roma.
Eppure il sindaco rivendica l’operazione come un successo. Senza il taglio deciso dal commissario straordinario Bernardino Chiaia, sostiene, non si sarebbe partiti nemmeno con questo primo segmento. Meglio poco che niente, insomma. Meglio una metro monca che una metro immaginaria. Così Torino Nord potrà finalmente arrivare in centro sottoterra, mentre il Politecnico dovrà continuare ad aspettare.

A rendere tutto più concreto ci ha pensato l’appalto appena chiuso, quello per i futuri treni e i sistemi informatici, vinto da Hitachi Rail STS. Un passaggio definito “fondamentale” dal sindaco, anche perché i nuovi convogli dovrebbero risolvere alcuni problemi strutturali della Linea 1. Forse non viaggeranno di notte, ma potrebbero farlo. Un entusiasmo misurato, come si conviene quando si parla di metropolitane torinesi.
Il cronoprogramma, sulla carta, è serrato: cantieri già nel 2026, seconda gara per le opere civili entro aprile, nome dell’azienda che scaverà le gallerie a settembre. Nel frattempo si lavora sul Trincerone, tra monitoraggi ambientali, bonifiche e persino un concorso per disegnare stazioni e logo. Perché anche l’estetica, quando i tempi sono lunghi, aiuta a tenere alta l’attenzione.
Ma mentre la città guarda alla Metro 2, la Metro 1 continua a chiedere aiuto. Il prolungamento da Fermi a Cascine Vica è fermo al palo, ostaggio delle difficoltà finanziarie della Ici Spa. A fine febbraio il Tribunale di Roma dovrà decidere sul concordato. Se andrà male, il Comune potrà rescindere il contratto e ripartire da zero. Con calma, naturalmente. Molta calma.
Non finisce qui. Torino chiede anche 12 milioni per acquistare nuovi treni sulla linea esistente, così da mantenere le frequenze nonostante l’aumento delle fermate. E poi i famosi 15 milioni per coprire le scale mobili esterne, quelle che pioggia e neve bloccano con una puntualità degna di un orologio svizzero. Un dettaglio così banale che lo stesso sindaco ammette pubblicamente che quelle coperture andavano previste fin dall’inizio.
Alla fine il totale fa 427 milioni di euro. È la cifra che Torino chiede allo Stato perché le sue due metropolitane diventino davvero la svolta promessa da decenni. Roma ascolta, Torino spera, Palazzo Civico rivendica. Intanto la città si prepara ad accogliere una nuova linea che, per ora, arriva solo a metà del percorso.
Insomma, la Metro 2 avanza. A piccoli passi, con grande fiducia e con la solita certezza tutta torinese: partire è già un successo. Arrivare, si vedrà.
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