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13 Gennaio 2026 - 06:00
La Regione riapre la stanza anti-aborto
La porta era stata chiusa dal Tar. Ora la Regione prova a riaprirla, con discrezione, ma non troppo. La “Stanza dell’Ascolto” dell’ospedale Sant’Anna torna ufficialmente in partita e lo fa con un nuovo avviso pubblico pubblicato dalla Città della Salute e della Scienza di Torino. Un ritorno che riaccende immediatamente lo scontro politico e che, per le opposizioni, ha il sapore di una rivincita ideologica mascherata da atto amministrativo.
A dirlo senza giri di parole è Sarah Disabato, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, che parla di una vera e propria prosecuzione della crociata portata avanti dall’assessore Maurizio Marrone contro la libertà di scelta delle donne. Una battaglia che sembrava archiviata lo scorso 2 luglio, quando il Tar Piemonte – accogliendo il ricorso presentato da Cgil Torino, Cgil Piemonte e dall’associazione "Se non ora quando?" – aveva dichiarato illegittima la convenzione che regolava il servizio, sancendone di fatto la chiusura.

Fine della storia? Tutt’altro. La Giunta regionale ha scelto di riaprire il dossier, riscrivendo le carte e rimettendo in moto una delle iniziative più controverse volute da Fratelli d’Italia in ambito sanitario. Per Disabato, le parole usate dall’assessore Marrone per accompagnare l’annuncio della riapertura – quelle sulla “vita” e sulla “vera libertà” – non sono una semplice dichiarazione politica, ma il segnale di una deriva culturale ben precisa. Dietro quella retorica, sostiene il M5S, si nasconde l’idea che un ospedale pubblico possa diventare il luogo in cui esercitare pressioni ideologiche su scelte che dovrebbero restare personali, libere e tutelate dalla legge.
Il punto, per i pentastellati, è chiaro: chiamarla “Stanza dell’Ascolto” non cambia la sostanza. Quello spazio continua a essere percepito come una stanza anti-aborto, inserita in un contesto – quello del Sant’Anna – che dovrebbe invece garantire neutralità, competenza e rispetto assoluto della legge 194. Una legge che già prevede strumenti, percorsi e professionalità all’interno del servizio sanitario pubblico e dei consultori per accompagnare le donne in modo serio, non giudicante e senza secondi fini.
La sentenza del Tar aveva messo nero su bianco criticità precise, a partire dall’assenza di una verifica puntuale sui requisiti, sulla formazione e sull’esperienza dei volontari coinvolti. La Regione oggi prova a rispondere introducendo nuovi paletti formali: accesso volontario, rispetto della normativa vigente, neutralità rispetto all’interruzione volontaria di gravidanza. Ma per Disabato non basta cambiare la cornice se il quadro resta lo stesso.
Da qui l’appello diretto al presidente Alberto Cirio, invitato a prendere le distanze da chi, secondo il M5S, usa la sanità pubblica come terreno di propaganda ideologica. Il Movimento annuncia battaglia, riservandosi di valutare ogni iniziativa politica e istituzionale per impedire che la “Stanza dell’Ascolto” torni a essere operativa.
Perché, al netto dei bandi e dei richiami alla legittimità formale, la questione resta tutta politica: gli ospedali sono luoghi di cura, non palcoscenici per crociate identitarie. E sulle scelte delle donne, avverte Disabato, non può e non deve mettere becco nessuna ideologia.
Insomma, la stanza che il Tar aveva chiuso rischia di riaprirsi. Ma lo scontro, quello vero, è appena ricominciato.
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