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Addio a Giuliano Verlucca Raveri, il panettiere del Canavese

Aveva 77 anni: con lui scompare un pezzo di vita quotidiana del paese

Addio a Giuliano Verlucca Raveri, il panettiere del Canavese

Addio a Giuliano Verlucca Raveri, il panettiere del Canavese

La notizia è arrivata venerdì 2 gennaio, ma a Borgiallo non ha fatto rumore. Ha lasciato invece un vuoto denso, riconoscibile, come quello che resta quando viene meno una presenza quotidiana. Giuliano Verlucca Raveri se n’è andato a 77 anni, e con lui si è spento uno di quei punti fermi che non finiscono nei comunicati ma tengono insieme una comunità.

Originario di Ribordone, Giuliano aveva scelto Borgiallo non solo per lavorare, ma per viverci davvero. Qui aveva messo radici, costruito una famiglia, intrecciato relazioni che andavano ben oltre il banco di un negozio. La sua panetteria, portata avanti per anni insieme alla moglie Patrizia Canavesio, non era una semplice attività commerciale. Era un forno vero, fatto di mani infarinate, sveglie prima dell’alba, notti passate a lavorare perché il paese trovasse il pane caldo al mattino. Un gesto semplice, ripetuto, che nel tempo era diventato un’abitudine condivisa.

Giovanni Verlucca Raveri

Quel forno non vendeva solo pagnotte. Era un luogo dove ci si fermava, dove si scambiavano notizie, dove il tempo sembrava scorrere con un ritmo più umano. In un’epoca in cui il commercio di prossimità significava ancora relazione prima che fatturato, Giuliano Verlucca Raveri rappresentava una figura sempre più rara: l’esercente che conosce i nomi, le storie, le abitudini; che trasforma il lavoro in fiducia e la clientela in legami.

La chiusura dell’attività, arrivata quando i problemi di salute avevano reso impossibile continuare, era stata vissuta come una perdita per tutta la comunità. Non solo la perdita di un servizio essenziale, ma la scomparsa di un presidio umano che scandiva le giornate. Da allora Borgiallo aveva imparato a fare a meno di quel profumo di pane, ma non aveva mai davvero colmato l’assenza.

Oggi quell’assenza è definitiva. E pesa ancora di più perché racconta qualcosa che va oltre una singola storia: il progressivo svuotamento dei piccoli paesi, la fragilità dei servizi di prossimità, il valore silenzioso di chi, senza clamore, tiene insieme il tessuto sociale. Giuliano era questo: una presenza discreta, costante, affidabile. Uno di quelli che non fanno notizia finché ci sono, ma che diventano improvvisamente indispensabili quando mancano.

Il saluto è avvenuto lunedì 5 gennaio alla Casa funeraria Pavese. Dopo la funzione religiosa, il feretro è stato accompagnato al tempio crematorio di Mappano; le ceneri riposeranno nel cimitero di Ribordone, il paese da cui tutto era iniziato. Lascia il figlio Davide, i cognati Marina ed Ernesto con le loro famiglie, nipoti, pronipoti, cugini e molti amici. Le offerte in sua memoria saranno destinate all’hospice Casa Insieme di Salerano.

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