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Cronaca

Capodanno di fuoco a Cuorgnè. Pieruccini attacca: «Non sono ragazzate, è vandalismo»

Incendio nella zona del Ponte Vecchio, bruciano cassonetti e cestini. Il consigliere comunale Davide Pieruccini denuncia una situazione fuori controllo e accusa: «Minimizzare significa voltarsi dall’altra parte»

Cuorgnè, Capodanno di fuoco al Ponte Vecchio: cassonetti incendiati e città sempre più esasperata

Cuorgnè, Capodanno di fuoco al Ponte Vecchio: cassonetti incendiati e città sempre più esasperata

La notte di Capodanno, quella che dovrebbe segnare un nuovo inizio e lasciarsi alle spalle i problemi dell’anno appena concluso, a Cuorgnè si è aperta con il fuoco. Non quello dei brindisi o dei festeggiamenti, ma quello vero, pericoloso e carico di significati. Nell’area del Ponte Vecchio sono stati incendiati i cassonetti per la raccolta degli indumenti usati e un cestino dell’immondizia, trasformando una zona simbolica della città in uno scenario che parla di degrado, incuria e crescente insicurezza.

Un episodio che non può essere archiviato come una bravata e che ha spinto il consigliere comunale Davide Pieruccini a intervenire pubblicamente con toni duri e senza sconti. «È tempo di dire basta», esordisce, chiarendo subito il punto: «Non stiamo affrontando semplici ragazzate, ma un vandalismo che sta colpendo la nostra città». Parole che pesano, perché arrivano dopo mesi di segnalazioni, lamentele e racconti raccolti direttamente tra i cittadini.

Pieruccini insiste su un aspetto che, secondo lui, viene troppo spesso ignorato: «Inutile girarci intorno. Ascoltando i cittadini si stanno verificando situazioni allarmanti in diverse aree della città». Non solo il Ponte Vecchio, dunque, ma un fenomeno diffuso che cambia quartiere, orario e modalità, lasciando però sempre la stessa scia: danni, paura e un senso di abbandono che cresce di episodio in episodio.

Il consigliere pone una questione centrale, che va ben oltre il singolo incendio: «A chi compete intervenire su questi episodi inaccettabili, sempre più numerosi, che minano la sicurezza dei cittadini?». Una domanda che chiama in causa direttamente chi ha responsabilità amministrative e di controllo del territorio. Perché, avverte Pieruccini, continuare a minimizzare equivale a legittimare comportamenti che rischiano di degenerare.

Netta anche la presa di distanza da ogni tentativo di spostare il dibattito su terreni ideologici o strumentali. «Personalmente non mi interessa la nazionalità, la residenza o la provenienza delle persone coinvolte», sottolinea. «Ciò che conta è che nessuno deve voltarsi dall’altra parte». Il problema, quindi, non è “chi”, ma “cosa” sta accadendo e soprattutto “cosa” si intende fare per fermarlo.

Nel mirino del consigliere finiscono anche le recenti dichiarazioni apparse sulla stampa, giudicate troppo indulgenti. «I responsabili della nostra sicurezza non possono minimizzare la situazione», afferma, lasciando intendere che il racconto rassicurante non coincide con la realtà vissuta quotidianamente da molti cittadini. «Se qualcuno preferisce tenere la testa sotto la sabbia, faccia pure», aggiunge con amarezza, «ma poi non ci si deve lamentare del declino continuo di Cuorgnè».

Un declino che, secondo Pieruccini, non arriva all’improvviso, ma si costruisce nel tempo, episodio dopo episodio, incendio dopo incendio. «Serve severità e determinazione», ribadisce, chiedendo interventi concreti e tempestivi. Perché aspettare, rimandare o sminuire significa trovarsi poi a fare i conti con conseguenze ben più gravi.

Il monito finale è forse il passaggio più crudo del suo intervento: «È necessario intervenire prima che sia troppo tardi, soprattutto per evitare di incazzarsi quando ci si trova direttamente interessati, dopo, a fatti avvenuti, con tutto il mondo». Parole che restituiscono il clima di esasperazione di una parte della città e che trasformano l’incendio della notte di Capodanno in qualcosa di più di un fatto di cronaca: un segnale d’allarme che, questa volta, Cuorgnè non può permettersi di ignorare. Insomma.

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