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Fonte Viva rompe con il sindaco Picat Re: la frattura politica dopo trent’anni di continuità

Le dimissioni di massa dalle commissioni segnano la fine del rapporto storico tra il gruppo civico e l’amministrazione che aveva espresso

Michelangelo Picat Re con 'ex sindaco Paolo Biavati, espressione di Fonte Viva per due mandati

Michelangelo Picat Re con 'ex sindaco Paolo Biavati, espressione di Fonte Viva per due mandati

La spaccatura, ora, è ufficiale. E non ci sono più perifrasi, smentite o diplomazie a smorzarne la portata. I vertici di Fonte Viva parlano apertamente di una divisione «totale e irrimediabile», una rottura politica profonda che segna il punto più basso nei rapporti con il sindaco Michelangelo Picat Re e con la sua amministrazione. Un epilogo che nessuno, tre anni fa, avrebbe immaginato: quando il gruppo civico gli aveva affidato la candidatura, la scelta era stata definita “unanime”, quasi naturale, l’estensione di un percorso lungo tre decenni in cui Fonte Viva aveva espresso il sindaco di San Maurizio Canavese senza soluzione di continuità.

Nel 2022, alla vigilia delle elezioni, il tono era ben diverso. Il gruppo aveva parlato di Picat Re come del «giusto equilibrio tra rinnovamento e continuità», sottolineandone la storia personale, la conoscenza del territorio, persino il fatto che fosse uno dei soci fondatori dell’associazione. Il candidato — geometra, 62 anni, molto noto in paese, già presidente del San Maurizio Calcio — rappresentava allora la garanzia di una linea amministrativa omogenea, un’eredità politica da trasmettere senza scossoni dopo i due mandati di Paolo Biavati.

Oggi, quella stessa dirigenza ha deciso di compiere un gesto politico senza precedenti: dimettersi in blocco dalle commissioni consultive comunali. Un atto pesante, collettivo e deliberato, che riguarda otto membri, tra cui tre presidenti e due vicepresidenti. Un gesto che fotografa una crisi politica non più gestibile, come si legge nel documento ufficiale: una «inconciliabilità di vedute» e un «disallineamento politico» ormai insanabili.

Già nel 2022, si legge nel comunicato, le prime crepe si erano mostrate quando il Comune aveva modificato il regolamento che disciplina il funzionamento delle commissioni. Fonte Viva aveva segnalato i rischi: sovrapposizioni di ruoli, ambiti d’azione confusi, amministratori che intervenivano senza limiti chiari, rallentando attività e decisioni. Il tempo, secondo il direttivo, ha confermato quelle preoccupazioni. Le commissioni — nate come presidio di partecipazione, ascolto e dialogo con la cittadinanza — si sarebbero trasformate, nei fatti, in organismi marginali, poco considerati, quando non ostacolati.

Il passaggio più netto del documento è però quello che denuncia l’assenza di un reale confronto con l’amministrazione: «Non c’è mai stata una volontà autentica di chiedere pareri o favorire la partecipazione attiva delle Commissioni alle iniziative», scrive il direttivo. I presidenti delle commissioni, di maggioranza e opposizione, riuniti dopo quattro anni, avrebbero confermato la stessa percezione: un dialogo difficile, a tratti inesistente, e un riconoscimento del loro ruolo considerato insufficiente.

Secondo Fonte Viva, molte commissioni avrebbero operato per inerzia, solo grazie a eventi rodati nel tempo o alla spinta degli istituti scolastici e dei genitori. E il risultato sarebbe stato un indebolimento della funzione stessa delle commissioni, incapaci di incidere come previsto e di rappresentare quel luogo di partecipazione che, per trent’anni, era stato un elemento centrale nell’identità politica del gruppo civico.

Il punto politico è proprio questo: l’amministrazione guidata da Picat Re nasceva da un patto preciso con Fonte Viva, un patto che il gruppo ritiene ora tradito. La frattura arriva al culmine di un percorso segnato — come sostengono i dirigenti — da «inerzia», «mancanza di coinvolgimento» e scelte che avrebbero escluso la cittadinanza organizzata, trasformando il modello di governance locale.

Il gruppo dirigente di Fonte Vive nel gennaio 2022. Il quarto da sinistra è l'attuale sindaco Picat Re

La conclusione del documento è un appello diretto a tutti i membri delle commissioni, «maggioranza e opposizione», a dimettersi se riconoscono la stessa situazione. Un invito che pesa come una sfiducia politica formale nei confronti dell’esecutivo.

Per comprendere la portata simbolica della rottura, basta tornare alle parole pronunciate nel 2022: Picat Re rappresentava, per Fonte Viva, la continuità del progetto amministrativo che aveva retto San Maurizio per trent’anni. La sua candidatura era stata presentata come la sintesi perfetta tra radici e novità, tra storia del gruppo e futuro del paese. Oggi quelle stesse radici e quel futuro sembrano muoversi in direzioni opposte.

La crisi non è solo interna: incide sulla struttura di governo, sulle relazioni tra giunta e corpi intermedi, sul modello di partecipazione attiva che ha caratterizzato la storia recente del comune. Il segnale politico è forte: Fonte Viva non si riconosce più nell’amministrazione che ha espresso. E se davvero, come sostengono i vertici, il rapporto è «ormai insanabile», si apre una fase nuova e incerta per la politica sanmauriziese.

Nel paese, intanto, la domanda che circola è semplice e inevitabile: cosa resta di quel patto di fiducia del 2022? Le risposte, nei prossimi mesi, arriveranno dalla gestione della crisi. E, soprattutto, da chi deciderà di riempire — o lasciare vuoto — lo spazio politico che questa rottura ha aperto.

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