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31 Ottobre 2025 - 01:21
Elisabetta Piccoli
Non cambia nulla, ma almeno stavolta Matteo Chiantore ha parlato chiaro. Durante l’ultimo Consiglio comunale, il sindaco di Ivrea ha risposto all’interpellanza della capogruppo di Progetto Ivrea, Elisabetta Piccoli, sulla vicenda della Cava di San Bernardo, riconfermando in blocco la posizione dell’amministrazione: no al progetto, no alla viabilità per i mezzi pesanti e no a qualsiasi rinnovo che riporti in vita un’attività estrattiva nel cuore di un quartiere residenziale.
Una risposta senza svolte, ma con un tono finalmente netto.

«Faccio un paio di precisazioni – ha rimarcato Chiantore –. Effettivamente questo problema ha riguardato anche la nostra giunta. Non eravamo stati informati e la pratica era stata trattata dagli uffici come un rinnovo automatico. Noi ne siamo venuti a conoscenza a febbraio e abbiamo chiesto al Mobility manager di informarsi».
Da quel momento, ha spiegato il sindaco, la giunta ha seguito passo dopo passo gli sviluppi dell’iter.
«Oggi mi sono informato per capire se ci sono state ulteriori passi in avanti, ma non ci sono novità. È stato avviato un nuovo iter di valutazione ambientale e noi abbiamo presentato tutte le osservazioni necessarie».
Poi la pietra tombale: «Noi confermiamo tutto quanto già espresso in precedenza, anche perché il contesto urbano è cambiato. Ci sono nuove edificazioni e un progetto del genere avrebbe un impatto sconsiderato. Ma voglio essere chiaro: la decisione non spetta a noi, bensì alla Città Metropolitana.... Parliamo di ipotesi, ma secondo me la cava non verrà autorizzata. E anche se dovessero autorizzarla, noi non daremo mai il permesso ai camion di passare».
Una dichiarazione che suona come una promessa solenne. Chiantore si dice pronto a chiudere la strada a qualunque tentativo di riaprire l’attività estrattiva, anche nel caso in cui la Città Metropolitana di Torino dovesse rilasciare il rinnovo decennale richiesto dalla Cogeis Spa già nel novembre 2024.
L’interpellanza di Elisabetta Piccoli ricordava che la richiesta della Cogeis era arrivata senza che i cittadini fossero stati minimamente informati e che la popolazione del quartiere avesse scoperto tutto solo pochi giorni prima della conferenza dei servizi del 5 marzo 2025. Da lì la mobilitazione del Comitato No Cava, gli incontri, le osservazioni tecniche e le contestazioni su impatti acustici, paesaggistici e viabilistici. La consigliera sottolineava anche che la gestione del rinnovo come «mero atto burocratico» violerebbe la Legge Regionale 23/2016, che impone di rivalutare gli effetti ambientali e paesaggistici come per una nuova concessione.
Per la cronaca già nei mesi scorsi, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione per dire no.
Ma se la posizione politica è chiara, i tempi restano un mistero.
«Mi piacerebbe capire se ci sono delle scadenze da parte della Città Metropolitana – ha chiesto Piccoli –. Le famiglie sono provate, i giorni sembrano non passare mai».
Una domanda legittima, perché il quartiere vive da mesi in una situazione di sospensione: tra carte che vanno e vengono, riunioni tecniche, pareri ambientali e timori concreti per il futuro delle proprie case.
Il sindaco ha risposto che «la posizione del Consiglio comunale è stata verbalizzata e trasmessa alla Città Metropolitana» e che «l’ultimo colloquio risale al 15 ottobre». Ma di date certe, ancora, non se ne vedono.
La partita, ormai, non è più solo tecnica: è politica. La Città Metropolitana dovrà decidere se il rinnovo sia da considerarsi un “atto dovuto” o se, come sostengono Comune e cittadini, si debba avviare un nuovo iter completo, con tanto di valutazione ambientale.
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