AGGIORNAMENTI
Cerca
At
24 Agosto 2025 - 23:30
Francesco Comotto
Un milione e duecentomila euro di fondi PNRR, settanta lotti progettati con casette in legno, recinzioni, irrigazione. Dovevano essere il fiore all’occhiello della rigenerazione urbana di Ivrea e invece gli orti urbani di San Grato sono fermi da oltre un anno, inghiottiti da una scoperta che definire scomoda è poco: sotto terra c’è amianto, e non poco.
Gli operai lo hanno trovato durante gli scavi: lastre di Eternit, frammenti edilizi, materiale interrato chissà quando e da chi. Era la primavera del 2024 e da allora il cantiere è rimasto congelato, con le recinzioni divelte, le erbacce cresciute a dismisura, i topi e persino qualche serpente a farla da padroni. A coltivare, per ora, sono rimasti solo un paio di cittadini che nel bel mezzo del cantiere, ma fuori da ogni progettazione, allevano capre e galline.
Non tutte le aree sono infatti di proprietà comunale: alcune particelle risultano ancora private o legate a espropri mai chiusi. I legittimi proprietari, spesso deceduti o irreperibili, rendono la situazione ancora più intricata e rischiano di diventare un ulteriore freno, oltre alla bonifica.


A maggio scrivevamo: “Niente pomodori o insalate, ma erbacce e amianto. Dovevano nascere orti condivisi, oggi resta solo una discarica a cielo aperto”. Da allora la scena non è cambiata, ma almeno qualcosa si muove sul piano amministrativo.
Il 19 agosto sono arrivate due determine comunali che raccontano una nuova fase. Con la determinazione n. 647, l’amministrazione ha liquidato alla ditta Bonifiche San Martina Srl la prima tranche delle analisi sul terreno: campionamenti e verifiche chimiche per un importo di 16.775 euro. Gli esiti? Contraddittori. Alcuni test hanno rispettato i limiti di legge, altri hanno mostrato superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione, confermando che l’area non è affatto “pulita”.
Ecco allora la seconda determina, la n. 645 firmata nello stesso giorno: il Comune ha deciso di attivare la fase 2 delle indagini, sempre affidata alla stessa ditta, con ulteriori campionamenti e analisi approfondite. Una spesa da 30.670 euro, per andare oltre la fotografia parziale della prima fase e predisporre un vero piano di caratterizzazione da presentare agli enti competenti.
La domanda quindi resta: quanto amianto c’è davvero sotto quegli orti? La risposta, toh guarda, ancora non c’è. Le ipotesi iniziali parlavano di un inquinamento superficiale, limitato a pochi centimetri. Ma il timore, tutt’altro che remoto, è che l’amianto si sia frantumato nel tempo o durante le demolizioni delle vecchie strutture, disperdendosi più in profondità e rendendo necessaria una bonifica ben più pesante. Nel primo caso, la spesa potrebbe fermarsi a poche decine di migliaia di euro. Nel secondo, si rischiano milioni.
Intanto, la scadenza del PNRR incombe: i fondi devono essere spesi entro il 2026, pena la restituzione. Una corsa contro il tempo che stride con il lavoro fatto sinora.
E mentre il Comune procede con determine e affidamenti, i residenti di San Grato si sentono traditi. Erano stati coinvolti con entusiasmo nella nascita del Comitato di quartiere, ora guardano solo una rete di plastica abbattuta, frammenti di eternit sparsi e macerie a cielo aperto. Qualcuno denuncia: “Non possiamo continuare a vivere così. Qui si respira l’aria di un disastro”.
L’assessore ai Lavori Pubblici Francesco Comotto ripete da mesi: “Stiamo lavorando. Abbiamo affidato il piano di bonifica”. Ma per i cittadini sono solo parole, le stesse già sentite la scorsa estate, quando si cercava “un’azienda a buon prezzo”. Una ricerca che sembra uscita da una commedia all’italiana, con Totò: “Ma la Titina non la si è ancora trovata”.
Le determine di agosto chiariscono almeno un punto: i soldi per queste analisi non arrivano da nuove variazioni di bilancio, ma dagli stanziamenti PNRR già iscritti nel progetto. Il Comune non ha aggiunto un euro in più: ha semplicemente attinto a quanto già previsto dallo stanziamento Pnrr, correggendo qualche cifra e impegnando somme già disponibili. In altre parole, non un passo avanti nelle risorse, ma solo l’avvio delle prime spese concrete.
La verità è che nessuno aveva controllato prima di scavare. E ora l’unica cosa che cresce a San Grato non sono zucchine o insalate, ma tanta rabbia.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.