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18 Luglio 2025 - 18:17
Andrea Cantoni
La pioggia di critiche sull’edizione 2025 della Festa patronale di San Savino non si è placata nemmeno in Consiglio comunale. E stavolta, inaspettatamente, è stato lo stesso sindaco Matteo Chiantore a riconoscere – almeno in parte – le responsabilità dell’Amministrazione. A riaccendere i riflettori è stata un’interpellanza firmata da Andrea Cantoni, Marzia Vinciguerra (Fratelli d’Italia), Elisabetta Piccoli (Progetto Ivrea), Paolo Noascone e Antonio Cuomo(Lista Sertoli), che ha riportato al centro del dibattito il degrado del verde pubblico al Parco Dora Baltea, il blackout che ha lasciato al buio metà città e l’ormai leggendario direttore artistico Davide Barbato.
A prendere la parola è stato proprio il primo cittadino, che se è primo un motivo ci sarà… anche se, a giudicare dal prato, non è l’erba il suo campo. Pur cercando di smorzare i toni, ha ammesso che “effettivamente qualcosa non ha funzionato”. Il nodo principale riguarda il taglio dell’erba, affidato – secondo la convenzione – all’associazione Eporedia 2004, incaricata della gestione della festa per 3 anni.
Chiantore ha riconosciuto che l’associazione “ha solo parzialmente adempiuto ai propri obblighi” e ha parlato apertamente di una “culpa in vigilando” del Comune, che avrebbe dovuto controllare meglio. E invece, niente.
“La manifestazione ha avuto successo, non parlerei di critiche”, ha tentato di rassicurare il sindaco. Ma subito dopo ha dovuto ammettere ciò che tutti avevano visto: “il taglio dell’erba è stato effettuato solo nei punti interessati dalla presenza dei cavalli, lasciando al degrado il resto del parco”. Una conferma che fa da eco alle immagini circolate in quei giorni sui social: erbacce, rami caduti e incuria.
Sul direttore artistico, ancora una volta, Chiantore ha difeso la scelta dell’Amministrazione, rivendicando la nomina di un esperto in comunicazione ed eventi. “Ha curato la selezione del manifesto, con oltre 400 opere arrivate. Ha dato il suo contributo nei concerti, nella caccia al tesoro, nel Manuche Festival”, ha elencato con puntiglio, ricordando però che “non si occupa di tagliare l’erba”. E meno male.
Un po’ più vaga, invece, la gestione del blackout che ha colpito una vasta area cittadina proprio nel clou della festa. “Poco ne sappiamo”, ha sottolineato il sindaco. “Abbiamo segnalato, e lunedì era tutto risolto”. Nessuna spiegazione tecnica, nessuna previsione di misure preventive. Solo una speranza che la prossima volta vada meglio.
Pacata ma puntuale la replica di Andrea Cantoni.
“Ci riteniamo sufficientemente soddisfatti. C’è stata un’ammissione, una presa di coscienza, e di questi tempi è già qualcosa. Ma non possiamo non evidenziare alcune carenze di visione”. Il consigliere ha ribadito la necessità di riportare i cavalli ai Giardini Giusiana, per ridare centralità alla fiera equestre e rilanciare i riflessi economici della festa sul commercio locale. “Ad oggi – ha detto – lo spostamento dei cavalli fuori dal centro non ha portato benefici alle attività. È una scelta sbagliata”.

E qui Chiantore ha rilanciato, volando alto: ha ipotizzato in futuro l’utilizzo dell’area mercatale con tribune per gli spettatori. Tutto questo, evidentemente, in un futuro in cui San Savino non sarà più una semplice sagra di provincia, ma un evento da calendario nazionale o addirittura internazionale.
Più tecnico e diretto l’intervento dell’assessore Massimo Fresc, che ha confermato: “qualcosa non ha funzionato”. L’ispezione non è stata fatta “perché ci si è fidati del lavoro svolto l’anno precedente”. Un’autocritica, anche questa, piuttosto rara. Fresc ha ricordato che su circa 250 mila metri quadri di verde pubblico, ben 150 mila sono affidati ad associazioni o gestiti tramite patti civici. E ha assicurato che “il prossimo anno, d’ufficio manderemo a verificare”.
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