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Uno più uno fa due. Il progetto "Tigros" firmato Redolfi nel mirino di Piccoli

La consigliera accusa: “Il Tigros si sta costruendo contro il parere dell’Ufficio tecnico e senza alcuna partecipazione. Altro che urbanistica del bello…”

Uno più uno fa due. Il progetto firmato Redolfi nel mirino di Piccoli

Elisabetta Piccoli e Alberto Redolfi

Avrebbe dovuto essere un consiglio comunale “balneare”, l’ultimo prima della fuga verso mare e montagna. E invece, giovedì 17 luglio, la consigliera Elisabetta Piccoli ha gettato l’ultima bombetta: stavolta sul supermercato Tigros, in costruzione a pochi passi dall’Anfiteatro romano, quartiere San Lorenzo.

Secondo Piccoli, il supermercato si starebbe realizzando contro il parere dell’Ufficio tecnico, che in due occasioni ha espresso contrarietà, evidenziando la totale assenza di armonia tra il nuovo edificio e il contesto urbano e storico circostante.

“Il rendering allegato alla domanda di costruzione – ha sottolineato Piccoli – mostrava già con chiarezza l’impatto devastante dell’intervento: un muro di cemento rosso alto 10 metri e lungo 50, affacciato su via De Gasperi. Una struttura che, per il suo aspetto, è stata paragonata a un carcere. Non si tratta solo di una questione di gusto…”

Ma il problema, secondo quanto emerge dall’interpellanza, va ben oltre: si sarebbe proceduto senza consultare nessuno. Né i cittadini, né il Consiglio comunale, né le commissioni competenti. “Il PEC (Piano Esecutivo Convenzionato) – ha stigmatizzato Piccoli – unico strumento urbanistico disponibile per intervenire in un’area come quella dell’ex Enel, avrebbe dovuto essere pubblicato per legge e reso accessibile a chiunque volesse presentare osservazioni. Ma questo passaggio, fondamentale per garantire la partecipazione democratica, non è mai avvenuto…”

Si è invece proceduto con un semplice accordo, superando il parere negativo dell’Ufficio tecnico attraverso una determinazione del Segretario comunale. Il tutto motivato – stando alla ricostruzione – dal rischio che la società proponente, Flecchia Srl, potesse vincere un ricorso presentato al TAR. Alla base della decisione, un parere dell’avvocato Andrea Castelnuovo.

Epperò che i pareri legali aiutino le Amministrazioni a prendere decisioni è risaputo. Piccoli lo ha detto chiaramente. Ma ha anche aggiunto – e poi si è scusata – che “con alcuni avvocati si possono fare certi ragionamenti, con altri no…”
“In questo parere si legge ‘magmatico’” – ha ironizzato – quasi a dire: ma che parola è?

Per due volte, la consigliera ha anche chiamato in causa – e lo ha fatto con la bava alla bocca – il progettista Alberto Redolfi, ex assessore e militante del PD. E se c’è Redolfi (lo diciamo a chi governa), a uno che ascolta vien da pensare: uno più uno fa due...

il muro

“Proprio lui – ha detto – che ci era venuto a parlare di un’urbanistica che deve guardare al bello… Il Tigros è brutto e continuerà ad esserlo. C’è un Anfiteatro. C’erano gli strumenti per evitare questo, e scientemente non si è voluto fare. Si è fatta una giunta veloce. Ognuno si prenda le sue responsabilità…”

Ricapitolando: Redolfi presenta il progetto del supermercato. Gli uffici comunali esprimono parere negativo sulla base del vecchio PRG. Tigros presenta ricorso. Il dirigente comunale approva un accordo basandosi su un parere legale che valuta probabile la sconfitta del Comune. La giustificazione? Che con il nuovo PRG il supermercato si può fare. La maggioranza scarica la responsabilità sul nuovo PRG. Ma Piccoli sostiene che quel PRG non poteva essere scritto in altro modo, perché vincolato da un “piano commerciale” approvato dall’ex amministrazione Della Pepa.

Sempre Piccoli si è detta contraria allo scomputo degli oneri di urbanizzazione, compensati da un filare di alberi, un parcheggio e una rampa verso l’area archeologica.
“Ci sono pareri della Corte dei Conti che sullo scomputo non la pensano in questo modo – ha rimarcato –. Sono rammaricata per quello che è avvenuto.”

A difesa della scelta amministrativa, l’assessore Francesco Comotto ha risposto con un intervento di 15 minuti, definito “tecnico”. Un intervento che ha fatto nuovamente andare su tutte le furie Piccoli.
“Avevamo presentato un’interpellanza tecnica e ci avete detto che non andava bene – si è lamentata –. Ne presentiamo una politica e fate parlare il tecnico per 15 minuti…”

Comotto ha sostenuto che il PEC non poteva essere utilizzato, e che quindi tutti i ragionamenti successivi sarebbero sbagliati.
“A fronte di un ricorso al TAR - ha spiegato Comotto - il dirigente ha annullato il diniego in autotutela. Quel diniego si basava sul vecchio PRG, mentre il nuovo fugava ogni dubbio. Se si fosse voluto evitare questa operazione, bastava fare un altro PRG. Sentire certe affermazioni da chi ha governato cinque anni… Preoccupante sarebbe se la politica entrasse nel merito della bruttezza o bellezza di un intervento.”

Il consigliere Andrea Gaudino ha rincarato: “Interpellanza singolare. Sconcertante. Si fa riferimento al PEC che prevede un percorso partecipativo con i cittadini, ma sappiamo che per quell’area non era previsto. Il PRG ha già pianificato la trasformazione dell’area ex Enel in quella direzione. E il PEC si adotta solo quando ci sono più proprietari. Polemiche strumentali su scelte ereditate dalla precedente giunta…”

Più cauto Paolo Noascone.
“Qualcosa non ci quadra – è intervenuto –. Voi avete la documentazione, ma la procedura per il rilascio del titolo non ci è chiara. Se l’istanza è precedente al nuovo PRG, andava presentato un PEC. Le motivazioni per un PEC c’erano anche con il nuovo PRG. Il supermercato è un’opera di interesse pubblico? Si sono considerate le isole di calore? La Soprintendenza Archeologica, vista la vicinanza con l’Anfiteatro, è stata interessata?... Tutto ciò che l’Ufficio tecnico ha evidenziato in fase istruttoria è stato superato da un parere legale. E il parere legale è per sua natura di parte. Non si sono considerate tutte le prescrizioni…”

Con sarcasmo Francesco Giglio: “Mi viene da ridere. Devo ringraziare la consigliera Piccoli. Concordo con la sua impostazione. Facciamo una discussione politica. Invece, sento solo tecnicismi: PEC, pareri, uffici… Il punto è uno: l’area è abbandonata, il PRG consente l’insediamento. I cittadini devono decidere. Gli uffici prendono decisioni? La procedura è stata corretta o no? Il sindaco ha chiesto opere di compensazione. Alla fine, la cittadinanza ringrazierà…”

Politico l’intervento del presidente Luca Spitale.
“Bello o brutto, valutare un’opera è pericoloso - ha sentenziato - Sulla carta, il paramano rosso era l’unica soluzione. Se ci chiedete se siamo d’accordo sui nuovi centri commerciali: io dico no. Ma quelle battaglie si facevano allora. Ora il PRG lo consente senza dubbio.”

Ironico Andrea Cantoni sul “muro rosso” di Spitale, sul Muro di Berlino, sul Muro del Pianto e anche sul 14 luglio, con la Presa della Bastiglia.
“Giusto escluderci da ogni ragionamento – è ritornato sul coinvolgimento delle Opposizioni che non c’è stato –. Giusto dire: ‘qui governiamo noi, e di quello che pensate voi non ci importa nulla’… Parliamo di trasparenza, di artecipazione politica. Se ne avessimo parlato prima, oggi non ci sarebbero dubbi… che forse non esistono neanche.”

Infine, il sindaco Chinatore in difesa dell’avvocato Castelnuovo.
“Piccoli ha più o meno detto che ci sono avvocati di serie A e di serie B. Il collega Castelnuovo ha espresso un parere secondo scienza e coscienza e merita le sue scuse. Questa pratica è del 21 luglio 2023. Noi ci siamo insediati lo stesso anno. Eravamo alle prese con i PNRR e non conoscevamo il SUE. Abbiamo avuto notizia del caso solo con il ricorso al TAR di Cavallo Perin. In quel momento abbiamo chiesto un parere e il legale ci ha detto che avremmo perso. E con il nuovo PRG la sconfitta era certa. C’è da aggiungere che se i Flecchia avessero perso il ricorso, avrebbero semplicemente ripresentato la domanda sulla base del nuovo PRG. Senza discussioni. Punto.”.

“Il bello salverà il mondo”, ma prima ci pensa Redolfi

Chissà se Alberto Redolfi, architetto, progettista, ex assessore, già bandiera dell’urbanistica colta, uomo iscritto al Partito Democratico, ha mai pensato che un giorno il suo nome sarebbe stato associato a un muro di cemento rosso alto dieci metri. Sì, proprio lui, quello che nei convegni parlava di bellezza, proporzione, armonia. Quello che diceva che Ivrea merita il bello. E poi? Poi firma il progetto del Tigros, il supermercato della discordia. Con affaccio su Anfiteatro romano, vista parcheggio, bordo marciapiede.

Ora, non vogliamo certo fare congetture. Ma se uno presenta un progetto, e il progetto viene approvato contro due pareri negativi dell’Ufficio tecnico, senza passare da Consiglio, ignorando le commissioni, bypassando la partecipazione pubblica prevista dal PEC… insomma, uno qualche domanda se la fa.

Congettura numero uno: magari qualcuno contava sul fatto che nessuno avrebbe fatto troppe domande.

Congettura numero due: il nuovo PRG è scritto in modo da rendere tutto magicamente compatibile.

Congettura numero tre: “uno più uno fa due”. E sono due le volte che  la consigliera comunale Elisabetta Piccoli ha fatto il nome di Redolfi in Consiglio. E aveva anche la bava alla bocca, dettaglio non secondario.

E dov'è Redolfi? Quello, che parlava di urbanistica come se fosse poesia. Quello che predicava la rigenerazione urbana come redenzione civile. Ora è lì, che guarda (forse) soddisfatto il suo muro rosso. Un muro definito da alcuni “il muro della vergogna”, da altri “un carcere”. Da altri ancora “un insulto al quartiere San Lorenzo”.

E qui torniamo alle congetture. Perché il bello è soggettivo, certo. Ma la procedura no. E se la procedura ha delle falle, se la partecipazione non c’è stata, se le Opposizioni non sono state coinvolte, se il PEC è sparito sotto il tappeto, se lo scomputo degli oneri si giustifica con due alberi e una rampa, allora la congettura si trasforma in sospetto. E il sospetto, si sa, in politica è peggio della colpa.

Ecco la nuova urbanistica: non partecipata, non condivisa, non discussa. Ma “strategica”. Per pochi. In silenzio. Con pareri legali “magmatici” e opere di compensazione da piegare in quattro: un parcheggio privato, qualche alberello e una rampa. Et voilà: il brutto diventa legittimo. O almeno – tecnicamente – non impugnabile.

Nel frattempo, Redolfi tace. Né una parola, né una difesa pubblica. Troppo impegnato, forse, a disegnare il prossimo gioiello urbanistico. Chissà dove. Chissà per chi. Chissà con quali silenzi.

Ma il punto non è solo il Tigros. Il punto è tutto ciò che gli ruota intorno: la finzione della pianificazione, l’urbanistica da salotto, il PRG usato come foglio bianco per costruire quel che serve, quando serve, a chi serve. E guai a dire che è brutto.
Perché qui la bruttezza, se passa per un piano urbanistico, diventa una virtù. Diventa visione. Diventa “bellezza possibile”.

E allora sì, ci resta solo la congettura.
Che non è un’accusa, sia chiaro. È solo il modo civile di dire quello che tutti pensano.
Ma che qualcuno, chissà perché, preferisce non dire.

Dunque sì, Redolfi avrà pure disegnato il muro. Ma altri ci hanno messo il timbro. E se l’architettura è anche politica allora la responsabilità è collettiva. Non solo tecnica, non solo legale. Ma culturale. Perché alla fine non si tratta solo di cemento. Si tratta di come si prendono le decisioni. Di chi decide cosa. Di chi tace. E di chi firma. E ora, che i cittadini, si facciano pure le loro congetture.

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