AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
13 Luglio 2025 - 11:56
Comunità Energetiche: in Canavese la sfida è tra modelli imposti e comunità dal basso
Una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è molto più di un impianto fotovoltaico o di un’opportunità economica. È, o dovrebbe essere, un’alleanza tra cittadini, enti locali, associazioni e imprese che scelgono di condividere la produzione e il consumo di energia rinnovabile, generando vantaggi ambientali, sociali ed economici per il territorio. È un modello di governance partecipata, dove l’energia non è solo una risorsa, ma un bene comune, gestito in modo condiviso e democratico.
Eppure, non tutte le CER nascono allo stesso modo. Se ne parla molto, ad esempio, a Ivrea e dintorni, dove la storica cooperativa AEG ha avviato nel gennaio 2024 un’operazione dall’alto profilo industriale e gestionale: la creazione di AEG CER, una società interamente controllata che punta a progettare e gestire otto comunità energetiche corrispondenti alle otto cabine primarie del Canavese, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere oltre trenta Comuni.
Un progetto ambizioso, certo, ma che nasce in modo verticale, tecnocratico, pianificato in ufficio, più che in assemblee pubbliche o percorsi di coinvolgimento locale. AEG CER procede con una logica centralizzata, e i cittadini rischiano di essere più spettatori che protagonisti. Un modello “industriale” di CER, che solleva interrogativi sul reale grado di partecipazione e sulla possibilità per i territori di orientare scelte, priorità, benefici.
Una visione ben diversa da quella promossa dal progetto europeo RECROSSES – Renewable Energy trans-national Communities thRough One-Stop-Shop Energy Services, cofinanziato dal programma Interreg ALCOTRA 2021–2027, che proprio in Canavese ha trovato terreno fertile per esperienze autenticamente comunitarie. L’obiettivo di RECROSSES è ambizioso e chiarissimo: promuovere la decarbonizzazione dei territori alpini italo-francesiattraverso la nascita e lo sviluppo di almeno 30 Comunità Energetiche Rinnovabili, costruite dal basso, in modo partecipato, inclusivo, con il protagonismo delle comunità locali.
Il progetto è coordinato da Environment Park S.p.A. e coinvolge partner autorevoli come Regione Piemonte, Finaosta S.p.A., l’Association Savoyarde pour le Développement des Énergies Renouvelables (ASDER), l’Association des Centrales Villageoises e la Chambre de Commerce et d’Industrie Nice Côte d’Azur, con un budget complessivo di 1.112.813 euro, finanziato all’80% dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).
RECROSSES propone un modello opposto rispetto a quello di AEG: CER costruite insieme ai cittadini, con il sostegno di sportelli unici (One Stop Shop) in Italia e Francia, che offrono consulenza tecnica, legale e amministrativa a chi vuole costituire una comunità energetica. Non solo: il progetto prevede strumenti informatici per simulazioni energetiche e piani d’investimento, momenti di formazione collettiva, eventi pubblici, workshop territoriali e il pieno coinvolgimento degli Sportelli per la Transizione Energetica di Piemonte e Valle d’Aosta.
Nel Canavese, questo modello ha già dato frutti importanti, con due esperienze emblematiche: la CER Dora 5 Laghi e la CER Canavesana. Due esempi diversi, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: nascono dal basso, da Comuni che si mettono insieme, scrivono uno statuto, cercano il confronto con la cittadinanza e scelgono, consapevolmente, un’altra strada.
La CER Dora 5 Laghi è stata costituita il 14 dicembre 2023 nello studio del notaio Pier Luigi Cignetti. A promuoverla sono stati dieci Comuni dell’eporediese – Andrate, Borgofranco d’Ivrea, Carema, Chiaverano, Lessolo, Montalto Dora, Nomaglio, Quassolo, Quincinetto e Settimo Vittone – con Borgofranco d’Ivrea capofila. Il sindaco Fausto Francisca è il presidente della CER, affiancato da Renzo Galletto, sindaco di Montalto Dora, in qualità di vicepresidente.


Foto archivio: davanti al notaio Cignetti si costituisce la CER Dora Baltea, 14 dicembre 2024
L’obiettivo è chiaro: produrre energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, idroelettrico, eolico) e condividerla tra i membri della comunità, riducendo costi, emissioni e dipendenza dalle grandi multinazionali dell’energia. La CER ha già ottenuto un finanziamento da 62.500 euro dalla Compagnia di San Paolo, grazie al bando Next Generation We, e sta sviluppando il piano economico e le simulazioni di consumo. Il sito è attivo (www.cer-dora.it) e il progetto viene seguito dallo Sportello RECROSSES, a garanzia di qualità e trasparenza.
Il 18 dicembre 2024, nasce un’altra CER esemplare: la CER Canavesana, costituita a Ivrea presso lo studio del notaio Donatella Farcito e promossa dai Comuni di Ozegna, San Giusto Canavese, Ciconio e Lusigliè. Piccoli centri, ma con una grande visione: costruire insieme un distretto energetico sostenibile, mettendo in rete cittadini, imprese e istituzioni. Alla guida, un comitato direttivo composto da Giovanni Graziano Agostino, Maichi Cantello, Valeria Ferrarese e Mattia Toscana.
La CER Canavesana opera nella zona della cabina primaria AC001E01299, punta sul fotovoltaico diffuso e ha già avviato una campagna di adesione. Anche in questo caso, il supporto di RECROSSES e del One Stop Shop italiano ha fatto la differenza. Il sito (www.cercanavesana.it) è attivo, e il percorso è trasparente e partecipato.
Queste due esperienze dimostrano che le CER non sono tutte uguali. C’è chi le costruisce dall’alto, secondo logiche aziendali, e chi le fa nascere dalla partecipazione, dal territorio, dal dialogo tra enti e cittadini. E il Canavese, ancora una volta, mostra che un’altra strada è possibile: quella della democrazia energetica, della sovranità locale, della cura condivisa del futuro.
In un tempo in cui l’energia è sempre più una questione geopolitica, ambientale e sociale, il modo in cui viene prodotta e gestita è decisivo. Le CER nate dal basso – come quelle sostenute da RECROSSES – rappresentano un modello più giusto, più trasparente, più radicato. E forse, l’unico davvero capace di restituire all’energia la sua dimensione di bene comune.
C’è qualcosa di stonato nel modo in cui il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sta facendo il suo ingresso sulla scena pubblica italiana. Dovevano essere l’occasione per ripensare il rapporto tra cittadini ed energia, per ridare potere alle comunità, per trasformare i tetti delle case, delle scuole, dei municipi in centrali di partecipazione, di sostenibilità, di emancipazione energetica. E invece rischiano di diventare l’ennesima grande occasione sequestrata dalle stesse aziende che, fino a ieri, si sono spartite le bollette.
In questi mesi stiamo assistendo a un fenomeno che non può più essere ignorato: le ex municipalizzate e le società energetiche stanno scendendo in campo con progetti di CER costruiti a tavolino, annunciando piani faraonici, firmando protocolli con i Comuni, organizzando incontri pubblici ben confezionati, con tanto di slide e linguaggio da convegno. Parlano di democrazia energetica, ma dietro le parole d’ordine si intravede una regia unica, accentrata, funzionale a un solo obiettivo: proteggere il proprio business, i propri asset, i propri margini di profitto.
Non stiamo facendo "parole" a caso. A Ivrea, ad esempio, AEG Coop – cooperativa energetica storica del territorio – ha creato AEG CER, una società interamente controllata che si propone di realizzare ben otto comunità energetiche, una per ciascuna cabina primaria del Canavese. Parliamo di una pianificazione industriale, non di un percorso partecipato. Chi decide? Chi partecipa? Chi controlla? E soprattutto: dov’è finito lo spirito originale delle CER, pensate dal legislatore europeo come esperienze dal basso, capaci di mettere insieme cittadini, enti e piccole imprese in modo autonomo e democratico?
Il rischio è evidente: le aziende energetiche stanno utilizzando il brand "CER" per blindare il proprio ruolo e impedire una reale redistribuzione del potere energetico. Parlano di comunità, ma nel frattempo colonizzano ogni spazio disponibile. Offrono ai sindaci (che ci cascano) soluzioni chiavi in mano, ma escludono dai processi decisionali chi quei territori li abita davvero. Coinvolgono i Comuni, ma spesso come meri firmatari, non come protagonisti.
Questo modello non ha nulla di comunitario. È l’ennesima privatizzazione mascherata da bene collettivo. È l’adattamento opportunista di un settore – quello energetico – che ha capito dove tira il vento della transizione ecologica, e si è affrettato a metterci sopra il proprio logo. Invece di lasciare che le CER crescano come spazi di sperimentazione civica, le stanno trasformando in zone di profitto protette, dove a decidere sono i consigli di amministrazione, non le assemblee di cittadini.
Per fortuna, non tutte le storie seguono questo copione. Proprio in Canavese stanno nascendo esperienze alternative, sostenute da progetti europei come RECROSSES, che promuovono davvero un modello partecipativo. Le CER Dora 5 Laghi e CER Canavesana, ad esempio, sono nate da alleanze tra piccoli Comuni che hanno scelto di fare squadra, di scrivere uno statuto condiviso, di coinvolgere famiglie e imprese. Hanno partecipato a bandi pubblici, ricevuto sostegno tecnico da sportelli indipendenti, e puntano a costruire reti orizzontali, non clientele.
È questo il bivio davanti a cui ci troviamo: o le CER saranno spazi di autonomia, mutualismo e cittadinanza energetica, oppure diventeranno l’ennesimo terreno di conquista per chi, da decenni, ha gestito l’energia come una rendita. Dobbiamo scegliere se vogliamo energia condivisa o energia controllata. Se vogliamo cittadini co-produttori o clienti passivi. Se vogliamo un futuro aperto o un presente blindato.
Le aziende energetiche possono essere partner, certo. Ma non devono essere padroni delle comunità energetiche. La transizione non si compra a pacchetto. Si costruisce insieme. Con lentezza, con fatica, con trasparenza. E soprattutto con un principio guida che andrebbe inciso in ogni regolamento comunale: l’energia non è solo una merce. È un diritto. E come tale va sottratta alla logica del profitto e restituita al bene comune.
Se questa è la rivoluzione verde, allora cominciamo da qui: dalle parole. E da chi le pronuncia.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.