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Chiantore s'impegna a dare pace alle ceneri dei morti...

Il Consiglio comunale approva le modifiche al Regolamento mortuario. Ma resta il vuoto: lo spazio per la dispersione delle ceneri non esiste. De Stefano chiede impegni concreti, il sindaco risponde con una battuta

Morte a pagamento: a Ivrea 300 euro per tenersi l’urna in casa. E la dispersione delle ceneri è vietata

Massimiliano De Stefano

In Consiglio comunale si è tornati a parlare di morte. Ma, come già accaduto lo scorso marzo, il dibattito ha finito per riguardare molto più i vivi. E soprattutto ciò che, ancora oggi, continua a mancare.

Tra i punti all’ordine del giorno, l’approvazione delle modifiche e integrazioni al Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria. Tutto bene, o almeno così avrebbe voluto far intendere l’assessore Fabrizio Dulla, che ha provato a liquidare la pratica con una frase asciutta: “Non si aggiunge nulla…”

Parole che, invece di spegnere il dibattito, lo hanno riacceso. “Nulla?” – hanno domandato sorpresi i consiglieri Andrea Cantoni e Massimiliano De Stefano, riportando subito l’attenzione su un punto rimasto in sospeso.

“Forse non vi ricordate che avevamo chiesto uno spazio per la dispersione delle ceneri. Il regolamento prevede le tariffe, ma lo spazio non c’è!... Serve un impegno chiaro. Una soluzione concreta, prima della fine del mandato” ha incalzato De Stefano.

Il sindaco non ha accolto la proposta con un sì, né l’ha respinta con un no. Si è limitato a una battuta: “Vedo che con i miei impegni politici ci ha preso gusto… Beh! Allora mi impegno. Ha la mia parola... Creeremo questo spazio... ”

Un commento ironico, forse, ma che rischia di suonare fuori luogo davanti a un tema che chiama in causa il senso stesso del rispetto verso la memoria dei defunti e i diritti di chi resta.

La questione non è nuova. Era già esplosa nella seduta di marzo, tenutasi alle Officine H, quando proprio De Stefanoaveva stupito l’aula chiedendo due modifiche sostanziali al regolamento.

La prima riguardava i costi.

“Che senso ha far pagare 300 euro a un cittadino che non chiede nulla e vuole solo tenere le ceneri di un proprio caro in casa? È un assurdo.”

cimiter

La risposta, allora, non arrivò dalla politica, ma dal segretario comunale Gerardo Birolo, con una spiegazione tecnica: le tariffe, disse, servono a coprire il sistema complessivo e a garantire la gratuità a chi non può permetterselo.

“Morire è un diritto”, disse anche. Ma, a quanto pare, è un diritto che ha un prezzo.

E il prezzo più evidente è quello dell’incoerenza. Perché il regolamento prevede anche la possibilità di disperdere le ceneri in un’area dedicata. Ma quell’area, semplicemente, non esiste.

“Non c’è. E finché non c’è, non si può chiedere nulla ai cittadini”, disse allora De Stefano.

Il chiarimento fu tecnico e arrivò dal vicesegretario Franco Bertolino: “L’area è prevista, a fianco dell’edicola 5.”

Ma prevedere, si sa, non significa realizzare. È un verbo che rassicura sulla carta, ma che nella realtà lascia tutto fermo com’era.

“Fate almeno un roseto, ma fate qualcosa. Non possiamo scrivere una cosa su un regolamento e poi dire che non è possibile attuarla…” insistette De Stefano, lanciando un appello non solo tecnico, ma culturale e civile.

Perché qui non si tratta solo di norme, di tariffe, di articoli aggiornati. Si tratta del modo in cui una città si prende cura del passaggio tra la vita e la morte. Si tratta di rispetto, di coerenza, di senso delle cose.

E il risultato, ad oggi, resta una contraddizione insoluta. Un regolamento che concede, e una realtà che nega. Diritti scritti, ma non garantiti. Tariffe fissate, ma senza servizio. Parole che promettono, spazi che mancano. Una verità sospesa. Come le ceneri di chi non trova luogo. Né pace. Né terra.

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