Cerca

Attualità

In vendita i garage di Canton Vesco. De Stefano chiede "rate per tutti" ma il segretario dice no

Il Comune trova una soluzione vantaggiosa con fondi per la riqualificazione del quartiere San Grato

In vendita i garage di Canton Vesco. De Stefano chiede "rate per tutti" ma il segretario dice no

Luca Spitale e Massimiliano De Stefano

È successo davvero: dopo mesi di tira e molla, trattative, lettere di avvocati e numeri che ballavano come fossero estrazioni del Lotto, il Consiglio comunale di Ivrea ha approvato la delibera che chiude – si spera – una delle vicende più intricate degli ultimi anni: quella dei garage di Canton Vesco, nel quartiere San Grato.

Un pasticcio lungo quarant’anni. Anzi: una storia di sacrifici privati finiti – per legge – nel calderone del patrimonio pubblico. Tutto comincia a cavallo tra il 1983 e il 1986, quando decine di famiglie costruiscono con le proprie mani, attraverso la Cooperativa Rimesse, sette lotti di garage su suolo pubblico concesso dal Comune con diritto di superficie. Seguono sette convenzioni e un comodato d’uso per 40 anni, rinnovabili per altri 40.

Il tempo, però, passa. A dicembre 2023, per sei dei sette lotti, i quarant’anni sono scaduti.

“Quando siamo arrivati, una convenzione scadeva nel 2024 e abbiamo provveduto a regolarizzarla, le altre erano già scadute, per questo gli uffici hanno provveduto al loro accatastamento…” ha ricordato l’assessore Fabrizio Dulla.

Colpa del Codice Civile. Non perdona: all’articolo 953 è scritto nero su bianco che “alla scadenza del termine, il diritto di superficie si estingue e il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione”.

La beffa? Nessun avviso. "Colpa del Covid..." si dice. 

Dei sette lotti, solo uno, con 55 box, era ancora potenzialmente riscattabile e lo si fa ad un prezzo irrisorio: appena 1.183 euro.

Per tutti gli altri è la disperazione, considerando che il Comune avrebbe dovuto trovare una soluzione per "venderli" e non finire davanti alla Corte dei Conti. Si cominciano ad ipotizzare alcune cifre, sulla base di alcune perizie, che vanno da 2.400 fino a 3.000 euro per “riacquistare” il proprio garage. Una follia. Quelli che non ci stanno si affidano all’avvocato Pio Coda, che qualche settimana fa ha presentato una proposta transattiva.

Il Comune, messo all’angolo, accende le calcolatrici. Per settimane si discute, senza esito. Poi, il colpo di scena: l’assessore Fabrizio Dulla, con orgoglio, tira fuori l’idea “geniale”: “E se detraessimo il prezzo pagato all’epoca per il diritto di superficie, rivalutato con l’inflazione?”. Una trovata geniale che funziona.

Così, i 200 euro pagati negli anni Ottanta, rivalutati, diventano la leva per abbattere il prezzo del riscatto. Dai 3.000 euro iniziali, si scende a 1.687 euro. Una cifra che – guarda caso – si avvicina moltissimo ai 1.500 euro proposti dall’avvocato per chiudere la partita senza carte bollate.

Di questo si è discusso e parlato in Consiglio comunale. Della delibera che autorizza il Comune a vendere 108 rimesse (sempre che si trovino tutti i proprietari), che prevede che i soldi incassati vengano reinvestiti nel quartiere San Grato e, soprattutto, che le famiglie con ISEE inferiore a 18 mila euro possano rateizzare la spesa.

Di fronte a tutto questo, scene da pace bipartisan. Addirittura applausi anche da parte dell’opposizione.

“Ve lo riconosco – ha preso la parola il consigliere comunale Massimiliano De Stefano avete fatto un buon lavoro. Ma perché fermarsi? Propongo di allargare la rateizzazione anche a chi ha un ISEE superiore”.

E lì, nuova apertura. Il sindaco Matteo Chiantore e l’assessore Dulla avrebbero voluto accettare.  Solo Dio sa quanto.

fabrizio dulla

Fabrizio Dulla

Il consigliere comunale Andrea Cantoni segue l'euforia e propone un rinvio in commissione e una modifica lieve, una frase generica tipo “su valutazione degli uffici”; il sindaco rilancia con un’altra frase, tipo “se il cittadino dimostra che non ce la fa”.

Scenda da "Insonnia d'amore". Apoteosi del "velemose bene"

Nessuno blocca le effusioni neanche il presidente del consiglio Luca Spitale.  Tutto questo fino a quando non si chiede al vicesegretario comunale Franco Bertolino che cosa ne pensa e lui pensa tutt'altro. 

A suo dire, una modifica al testo deliberativo sarebbe stata “pericolosa”.

"Meglio approvare così com’è – dice – e poi, al limite, votare una mozione separata.

Che poi, come ha osservato proprio Spitale, “bisognerà comunque saldare tutto prima di andare dal notaio, e i tempi non saranno brevi: almeno sei mesi”.

La parola fine al dibattito, che è sempre stato idilliaco (e non è poca cosa), c’è stata dopo una capigruppo lampo, con un impegno formale e politico del sindaco Matteo Chiantore a confrontarsi con “gli uffici per estendere la possibilità di rateizzazione”. Un impegno ribadito in aula.

Francesco Giglio, del Partito Democratico, ringrazia: “Avete risolto una situazione difficile, piena di disparità. Condivido pienamente la scelta di destinare i fondi alla riqualificazione del quartiere". A ruota Paolo Noascone: “Senza accordo, avremmo avuto anni di battaglie legali”.

E così si chiude il cerchio. Il Comune, da “dimenticato”, si è fatto proprietario. Da proprietario ha trattato. E da trattatore ha trovato il compromesso che fa tutti felici. O quasi. Resta il sapore amaro per chi, di fatto, dovrà pagare qualcosa che pensava fosse già suo. Ma, almeno stavolta, la politica è riuscita a trovare una via d’uscita. E perfino ad applaudirsi da sola.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori