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26 Giugno 2025 - 11:18
Fabrizio Dulla
À la guerre comme à la guerre. In via General Perotti a Ivrea, anche sede degli aranceri della Morte, nello scorso gennaio si affilavano le armi. “Ragazzi, si va in guerra…”, c’era chi incitava. E uno, e due, e tre… più di 60 firme raccolte in meno di un’ora. Giusto il necessario per delegare qualcuno a portare l’Amministrazione comunale in tribunale.
Succede se sei proprietario di un box auto e una mattina ti svegli… e non lo sei più. Come nei bei tempi dell’Unione Sovietica, il Municipio aveva deciso che quel bene non era più tuo. E se lo volevi, dovevi sborsare 3 mila euro. Non un euro di meno. Succede a Canton Vesco, quartiere San Grato, e la vicenda affonda le sue radici in un passato che definire remoto è poco.

Oggi, però, c’è una novità. A fronte di una richiesta di transazione avanzata da 50 cittadini – patrocinati dall’avvocato Pio Coda – in Comune hanno messo mano alla calcolatrice. Parere tecnico alla mano, valore di perizia e valore di riscatto sul tavolo, è cominciata una danza di cifre degna di Archimede Pitagorico.
Per giorni non si è riusciti a trovare una quadra. Fino a quando all’assessore Fabrizio Dulla non è venuta un’idea: “E se detraessimo dalla cifra il prezzo pagato all’epoca per il diritto di superficie, rivalutato ai giorni nostri?”
Un colpo di genio, come direbbe lui. Così, miracolosamente, quei 200 euro dell’epoca sono diventati molti di più, e il prezzo finale è sceso, tira di qua, tira di là, da 3 mila a 1.680 euro. Se si considera che la transazione proposta da Coda si sarebbe chiusa, senza carte bollate, a 1.500 euro, si può dire che il braccio di ferro si conclude qui.
Una storia lunga, quella dei garage. Comincia nel 1983, quando Olivetti, con gesto generoso, dona al Comune alcuni terreni. Gli abitanti del quartiere, pragmatici e laboriosi, si organizzano. Nasce la Cooperativa Rimesse e, con sudore e risparmi, costruiscono 179 garage. Giusto per stare tranquilli, sottoscrivono un contratto di comodato con il Comune: 40 anni, rinnovabili per altri 40. Tutto regolato in sette convenzioni, firmate tra il 1983 e il 1996.
Ma si sa, la burocrazia ha tempi biblici. Il tempo passa, la memoria evapora. I garage cambiano mano insieme agli alloggi, e nei passaggi notarili qualcuno si accorge che il Comune, tecnicamente, ha ancora un diritto sul terreno. “Pochi maledetti e subito”, si dice. Chi è sveglio paga e regolarizza. Ma per molti, troppi, la storia era ed è tutt’altro che chiusa.
Arriviamo a dicembre 2023. La Giunta comunale decide che il tempo è scaduto. Le convenzioni sono carta straccia. Per sei dei sette lotti sono passati i fatidici 40 anni dalle concessioni edilizie (1982). E il Codice Civile, art. 953, è chiaro: “Alla scadenza del termine, il diritto di superficie si estingue e il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione.”
Tradotto: i garage, costati sacrifici ai cittadini, tornano automaticamente al Comune. Che però – colpa del Covid, dicono – s’era “dimenticato” di avvisare per tempo.
Solo un lotto, relativo a 55 box, risulta ancora riscattabile. E allora il Comune convoca i cittadini e offre un accordo: 1.183 euro per sistemare tutto.
Per gli altri? Una doccia gelata: si parla di cifre tra i 2.400 e i 3.000 euro.
Durante un incontro pubblico di mesi fa, alla presenza degli assessori Francesco Comotto, Gabriella Colosso e Massimo Fresc, l’Amministrazione cerca di difendersi.
«Nel momento in cui ci siamo insediati, abbiamo gestito i box ancora riscattabili, e il riscatto è avvenuto», spiegava Colosso. «Oggi parliamo dei comodati scaduti nel 2020. L’amministrazione precedente non ha inviato lettere, e i beni sono diventati del Comune. Devo dire che l’assessore Dulla sta facendo salti mortali per consentire il riscatto. Se fossimo in cattiva fede, avremmo già inviato lettere di sfratto. Ma non è così. Cerchiamo di evitare l’asta e di non gravare sui cittadini.»
Salti mortali, appunto. Tutto è bene quel che finisce bene a Canton Vesco la guerra per i box sembra arrivata all’ultimo round. Ma resta una ferita profonda: quella di chi un bene l’ha costruito da sé, l’ha vissuto, l’ha pagato… e un giorno si è svegliato senza nemmeno il tempo di dire: “È mio.”
E intanto in Municipio si stappano bottiglie di "spumante" felici come delle Pasque. Rischiavano d'avere un intero quartiere contro che avrebbe prima o poi presentato il conto. Pericolo scampato.
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