Cerca

Attualità

Bufera a Rivarolo: la scuola non ha insegnanti "abilitati" per insegnare

Il Provveditorato boccia la scuola dell’infanzia di Rivarolo: personale non in regola, fondi pubblici a rischio. Il sindaco cade dal pero, l’opposizione lanciava l’allarme già nel 2023. La privacy resta il muro dietro cui si nasconde tutto

Bufera a Rivarolo: la scuola non ha insegnanti con i "titoli" per insegnare

Gabriele Cibrario Rossi

La notizia è arrivata in questi giorni e rischia di far saltare più di una certezza a Rivarolo Canavese: la scuola dell’infanzia Santissima Annunziata non ha i requisiti per essere considerata “paritaria”. A certificarlo è una comunicazione formale inviata dal Provveditorato agli Studi, che ha riscontrato la presenza, nell’organico, di docenti privi dei titoli abilitanti all’insegnamento. Un giudizio pesante, che arriva al termine di un’ispezione ministeriale.

Alla prima telefonata, il sindaco Martino Zucco Chinà cade dalle nuvole. Letteralmente: “Cado dal pero”, è la sua prima reazione. Alla seconda chiamata, abbandona lo stupore e riconosce l’esistenza di un’ispezione che avrebbe rilevato “una serie di carenze, non solo qui ma anche in altri istituti”. Aggiunge che “la presidenza ha presentato controdeduzioni all’Ufficio scolastico”.

Poi si passa ai soldi. E lì, il sindaco cambia tono.

“Dal punto di vista politico, mi dispiace – commenta – ma da quello economico, quei 21 mila euro rimarranno congelati finché la vicenda non sarà chiarita. Il Comune ha molte altre priorità. Conosco bene il mondo della scuola e da un punto di vista sostanziale, l’etichetta di ‘paritaria’ non è fondamentale. Il vero nodo è il brand: il brand è valido o no? Se io ho dieci scienziati tra i docenti, cambia davvero qualcosa?”

Ecco, appunto. Peccato che, in questo caso, non ci sia né un brand da difendere, né insegnanti abilitati, né i requisiti minimi previsti dalla legge per poter operare come scuola paritaria e, soprattutto, per accedere ai fondi pubblici statali, regionali e comunali.

La bomba, in realtà, era già esplosa nel 2022, proprio grazie a un’inchiesta de La Voce sul personale non abilitato. La cooperativa che gestisce l’istituto non aveva negato il problema.

Già a quei tempi il presidente Gabriele Cibrario Rossi parlava apertamente di “qualche eccezione”, riferendosi a “colleghi che stavano terminando la formazione, a causa delle ben note difficoltà – soprattutto per le scuole private – nel reperire personale già abilitato”.

Un problema strutturale, certo, che la normativa ha tentato di mitigare con deroghe e proroghe (si veda ad esempio la Legge 76 del 28 maggio 2021, con successive estensioni, e ancor prima il D.L. 22 dell’8 aprile 2020).

Ma se la legge riconosce la difficoltà, chiede anche trasparenza. E qui cascava l’asino: quali erano queste “eccezioni”? Quali docenti non erano abilitati? E che ruoli svolgevano all’interno della scuola?

Nel 2022, l’istituto tace. Si trincera dietro la scusa della privacy. Nessun nome, nessun dato.

Ma nel tempo, le richieste di chiarezza si moltiplicano. Soprattutto nel 2023, quando l’opposizione consiliare – in particolare il gruppo Riparolium, con capogruppo Fabrizio Bertot – presenta una richiesta formale alla Giunta per ottenere l’elenco del personale impiegato alla scuola materna e i rispettivi titoli di studio.

La questione assumeva contorni ancora più delicati perché la Santissima Annunziata è convenzionata con il Comune di Rivarolo, che – insieme alla Regione – assegna un contributo pubblico annuo di 52.000 euro, destinato a ospitare quei bambini che non trovano posto nell’asilo comunale.

Di fronte all’interrogazione, fu l’assessora Conta Canova (che, dettaglio non irrilevante, è anche docente presso la scuola) a farsi carico della risposta. Scrisse alla cooperativa per ottenere, almeno, un elenco anonimo del personale impiegato, con i relativi titoli di studio.

Ma anche in quel caso, la risposta fu evasiva: “Ci sono sei insegnanti in servizio, tutti in possesso dei requisiti richiesti. Tuttavia, non è possibile fornire ulteriori dettagli pena la violazione della riservatezza dei dati personali.”

Ancora una volta, insomma, la privacy come paravento.
Ma è davvero legittimo nascondersi dietro la privacy quando si parla di fondi pubblici? Quando una convenzione firmata con il Comune – nero su bianco – stabilisce che “il personale operante nella scuola dell’infanzia deve essere in possesso del titolo di studio corrispondente all’incarico ricoperto”?

Fine della storia? Macché.
Risale infatti all’estate del 2023 un altro passaggio chiave: i carabinieri si presentano negli uffici comunali per acquisire documenti e delibere legati alla gestione dell’istituto Santissima Annunziata.

La reazione della cooperativa, allora, fu piccata. Il presidente Cibrario Rossi parlò di accanimento mediatico.

“Se siamo ancora qui – ci disse – è perché non abbiamo fatto nulla di illegittimo. Riceviamo regolarmente i fondi che ci spettano, perché la nostra struttura rispetta la legge. Dispiace che si voglia demolire una realtà che da decenni offre un servizio alla città. Ma per fortuna, 300 famiglie continuano a credere in noi.”

Vero è che, dopo settimane di tensione, Comune e cooperativa si incontrano.
Ma il comunicato stampa che ne segue – firmato da Conta Canova – è tutt’altro che risolutivo. Nessun dato. Nessuna lista. Solo la dichiarazione che “il CdA della scuola ha garantito l’impegno a rispettare la convenzione, nonostante le oggettive difficoltà nel reperire personale titolato.”

Oggi però, con la comunicazione ufficiale del Provveditorato che mette nero su bianco l’assenza dei requisiti per la parità scolastica, non si può più far finta di nulla. La “patente” di scuola paritaria – che consente di ricevere fondi pubblici e godere di uno status speciale – è appesa a un filo. E anche il contributo del Comune e della Regione rischia seriamente di essere revocato.

E allora, la domanda resta sospesa nell’aria. Più attuale che mai: Quanti sono i docenti non abilitati che insegnano oggi alla Santissima Annunziata? E soprattutto: chi li controlla davvero? O, forse, non li controlla nessuno?

Qualche dato

Dal 1997 l’Istituto Santissima Annunziata di Rivarolo Canavese è gestito dalla Cooperativa “La Risposta – s.r.l. Onlus”, fondata da un gruppo di laici che già operavano nella scuola quando questa era amministrata dalle Suore di San Giuseppe di Torino, subentrate a loro volta alle Suore Orsoline. Con l’intento di proseguire lungo il solco educativo tracciato dalla tradizione religiosa che aveva caratterizzato l’istituto sin dalle origini, la Cooperativa chiese liberamente e ottenne il riconoscimento ufficiale come scuola cattolica da parte del Vescovo di Ivrea di allora, Monsignor Luigi Bettazzi.

Il riconoscimento fu conferito nel rispetto dei canoni 803 §1-2-3 e 806 §1-2 del Codice di Diritto Canonico, comportando non solo l’adozione del titolo, ma anche l’accettazione dell’autorità ecclesiastica della Diocesi di Ivrea sulle linee guida e sull’impostazione educativa della scuola. In altre parole, la Cooperativa si impegnava a garantire che il progetto pedagogico dell’Istituto riflettesse i principi della dottrina cattolica, nel rispetto della missione pastorale della Chiesa.

Il titolo di Scuola cattolica è stato poi ufficialmente recepito anche dallo Stato italiano, in base a quanto stabilito dall’articolo 9 §1 della Legge 121 del 25 marzo 1985, che disciplina i rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Questo ha permesso alla Cooperativa “La Risposta – s.r.l. Onlus”, in qualità di ente gestore, di rientrare nel novero delle scuole paritarie con la possibilità di accedere alle relative agevolazioni previste dalla normativa vigente.

Nel 2011, la Diocesi di Ivrea ha acquistato l’immobile che ospita l’Istituto, confermando il proprio impegno nei confronti dell’opera educativa. L’edificio è stato poi concesso in comodato d’uso gratuito alla Cooperativa per un periodo di vent’anni, in virtù del riconoscimento dell’attività scolastica come autentica opera pastorale della Chiesa locale.

Tratto da www.istitutossannunziata.it

L’Istituto prende il nome dalle Suore Orsoline della Santissima Annunziata di Rivarolo, piccola Congregazione religiosa locale, fondata dalla rivarolese Madre Maria di Gesù, al secolo Anna Maria Borgaratti e riconosciuta dal Vescovo di Ivrea, monsignor Colombano Chiaverotti, con decreto del 26 gennaio 1818. Sempre per interessamento di monsignor Chiaverotti, il 27 settembre 1821 le Orsoline, che abitavano in un edificio fatiscente nel centro di Rivarolo, ebbero in dono da Re Carlo Felice la Chiesa e il Convento di San Francesco, incamerati dal Regio Demanio dopo la soppressione napoleonica del Convento francescano. Infine, il 28 novembre 1824, il nuovo Vescovo di Ivrea, monsignor Luigi Pochettini, impose loro la perfetta clausura. 

 

ann

 

Intorno al 1845 il Vescovo monsignor Luigi Moreno attenuò la clausura e fece aprire il Monastero alle scuole femminili istituendo un educandato, con annessa scuola e convitto, per bambine e ragazze; secondo una radicata tradizione inoltre, avrebbe anche fatto aprire una Scuola di Metodo, cioè corsi di formazione per le maestre, sul modello di quelle aperte dall’abate Aporti a Torino, su mandato del Governo. Nel Monastero, oltre alla scuola elementare, le ragazze potevano frequentare un triennio di scuola detta “Commerciale” che comprendeva corsi di economia e contabilità, seguito da un ulteriore biennio di specializzazione dal quale uscivano con una licenza di “computista-contabile”. L’attività educativa a favore delle ragazze, attestata dal Bertolotti e da diversi documenti del Comune, fu uno dei motivi che concorsero a sottrarre le Orsoline dagli effetti della Legge di soppressione di conventi e monasteri del 7 luglio 1866: infatti, su richiesta del Comune di Rivarolo, che lo voleva per sistemarci le proprie scuole, l'intero complesso venne incamerato dall'Amministrazione delle Finanze dello Stato. Le Orsoline ricorsero al Tribunale Civile di Torino che, il 23 dicembre 1867, diede loro ragione e confermò loro la proprietà del Monastero e dei suoi beni, mobili ed immobili, proprio in ragione delle loro attività educative. Sui corsi della Scuola di Metodo per la formazione delle maestre, le notizie sono piuttosto frammentarie, erano corsi annuali e, probabilmente, si svolsero con notevole discontinuità.  È certo invece che ai primi del Novecento era operante, nel Monastero, il corso quadriennale della Scuola Normale per la formazione delle maestre (diventato poi Istituto Magistrale), una scuola con annesso convitto per cui era frequentata da ragazze provenienti da paesi anche lontani e che preparò le maestre per tante scuole del Canavese.

 

Negli anni Trenta del Novecento don Amedeo Sicco, Vicario del Monastero cioè il sacerdote che, su mandato del Vescovo di Ivrea, amministrava la Congregazione delle Orsoline, diede ulteriore impulso all’Istituto, sia ottenendo il Riconoscimento legale per tutti i tipi di scuole, dalle elementari all’Istituto Magistrale, sia ampliando l’edificio di via San Francesco in modo da aprire la scuola anche ai ragazzi.  Nella seconda metà degli anni Trenta esistevano, per elementari e “commerciali”, classi maschili e femminili mentre le superiori erano miste, anche i ragazzi che venivano da altri paesi potevano essere accolti in un piccolo convitto vicino al Monastero e alcuni di loro si diplomarono maestri. Don Sicco era un sacerdote molto colto, capace, un educatore valente e non era proprio allineato con le idee imperanti in quel periodo per cui si fece molti nemici, che, nel 1941, riuscirono a farlo trasferire. Con la sua partenza, il convitto maschile fu subito chiuso e successivamente la scuola tornò ad essere esclusivamente femminile. La Congregazione delle Orsoline, rimasta sempre sotto la giurisdizione del Vescovo di Ivrea, fu soppressa dalla Santa Sede nel 1950, a seguito di una lunga ispezione che mise in luce diverse problematiche e criticità, anche economiche e gestionali. Le religiose confluirono nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe di Torino che diventarono proprietarie anche degli immobili.

 

ann

L’Istituto Magistrale Santissima Annunziata fu affidato alle cure di una giovane religiosa, suor Maria Carla de Sarno, romana, laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, membro della FUCI, collaboratrice dell’allora presidente Aldo Moro e dell’Assistente Ecclesiastico monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Suor Carla, nel 1947 fece la Professione religiosa nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe di Torino e nel 1950 giunse a Rivarolo, all’Istituto SS. Annunziata. Come Preside e insegnante seppe dare nuova vitalità all’antica istituzione che conobbe uno straordinario sviluppo e formò generazioni di maestre. Nel 1963, in seguito alla soppressione delle scuole di avviamento e delle scuole tecniche con la nascita della Scuola Media Unica, suor Carla diede l’avvio all’Istituto Tecnico Commerciale (la “Ragioneria”), ottenendone il pieno riconoscimento legale nel 1968. Nel 1990 fu l’ispiratrice e la guida del lungo iter che portò al progetto di sperimentazione per la trasformazione dell’Istituto Magistrale prima nel quinquennio Pedagogico e poi nel Liceo della Comunicazione. Suor Carla si spense a Rivarolo nel giugno 1997, in quello stesso anno le Suore Giuseppine si ritirarono dalla gestione della scuola e, pochi anni dopo, misero in vendita l’intera proprietà. Nel 2011, per volere del Vescovo monsignor Arrigo Miglio, tutto il complesso del Convento di San Francesco, compresi gli edifici scolastici, fu acquistato dalla Diocesi di Ivrea.

 

Oggi la scuola è gestita dalla Cooperativa di insegnanti “La Risposta”, nata appunto nel 1997, nel 1998 è stata riaperta la Scuola Primaria e nello stesso anno è stato chiuso il ramo tecnico – commerciale, nel 2010 il Liceo della Comunicazione è diventato Liceo delle Scienze Umane.

 di Riccardo Poletto

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori