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Andrea Cantoni: dalla bombetta, alle basette, ai consigli comunali

Dall’infanzia milanese alla campagna di Borgofranco, dal Carnevale goliardico ai banchi dell’opposizione: ritratto di un giovane che crede nella militanza, nella coerenza e nella fatica della responsabilità

Andrea Cantoni: bombetta, basette e consigli comunali

Andrea Cantoni

Non è nato a Ivrea. E nemmeno in Canavese. Andrea Cantoni, classe 2000, viene da Milano. E non da una periferia qualsiasi: abitava a 300 metri da piazza Duomo. Ma la città, con il suo cemento e il suo ritmo, era troppo. 

“Sarebbe stato invivibile lì. Troppo caos. Un’altra vita”. Così, a sette anni, i suoi genitori hanno fatto una scelta di quelle che segnano: trasferirsi a Borgofranco, in una casa di campagna che un tempo fu del professor Luigi Broglio, il pioniere dell’aerospazio italiano. Un salto netto: dalla metropoli alla quiete. E Andrea lo dice senza giri di parole.

“Sono grato per quella decisione. Qui c’è un altro clima, un’altra tranquillità. Ma resto orgoglioso delle mie origini milanesi. Mi hanno dato prospettiva, uno sguardo più ampio”.

Un’infanzia tra il verde e i libri, accanto a un fratello più piccolo – oggi neodiciottenne – e un percorso scolastico senza sbavature: scuole elementari a Borgofranco, medie dai Salesiani di Ivrea, liceo classico al Botta. Poi università a Torino: prima giurisprudenza, ora una seconda laurea in scienze internazionali. “Prima il dovere, poi il piacere. Prima la parte più tecnica del diritto, ora cerco una prospettiva sociologica e politica. Mi interessava andare oltre”.

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Non si definisce un ragazzo prodigio, anche se in tanti lo hanno pensato. 

“Ho avuto la fortuna di essere sempre apprezzato, in famiglia e fuori. Ma quando qualcuno ha provato a definirmi un bambino speciale, l’ho zittito. Il mio ego è già abbastanza nutrito: accrescerlo non sarebbe ottimale”.

Di certo non ama le etichette. Ama invece distinguersi. Al liceo si presentava con la bombetta. Sì, proprio quella: tonda, rigida, british, quella di Churchill e Chaplin. 

“Era un modo per dire che non mi uniformavo. Cercavo una mia individualità, diversa da una moda che non sentivo mia”. 

Le basette? Un “felicissimo capitolo” ormai chiuso. “Come capita da giovani, si tende a enfatizzare. Ma già prima della candidatura erano sparite”.

E poi c’è la politica. Quando gli proposero di candidarsi a sindaco per il centrodestra, pensò fosse uno scherzo. “Ho chiesto: dove sono le telecamere? Nella mia testa non era concretizzabile. E invece lo erano, eccome”. La proposta è arrivata da Fabrizio Bertot, su indicazione del circolo di Ivrea, non imposta dall’alto. “Un grande segnale di stima. Io ero quasi un esterno, pur essendo iscritto non ero particolarmente attivo. Non è stato un percorso calato dall’alto, ma maturato nel tempo”.

E quella candidatura, anche se non ha portato alla vittoria, gli ha aperto la porta del consiglio comunale. Oggi ci sta con convinzione, ma senza smania. 

“Farò politica finché mi appassionerà e finché gli elettori e gli amici di partito mi vorranno tra i piedi. Non smanio per una candidatura, né ho ambizioni sfrenate. Ma sono grato per l’onore che ho avuto”.

Andrea crede nella militanza vera, quella che non finisce tra i banchi del consiglio. 

in consiglio

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“Fare politica non è solo votare. È esserci anche fuori. Credo molto in quello che faccio. Dedico molto tempo alla vita di partito. Perché mi piace, mi appassiona. E sì, cerco anche di divertirmi. Ma con serietà”.

Lo spirito goliardico lo coltiva pure nel tempo libero, a cominciare dal Carnevale di Ivrea, vissuto in modo alternativo. 

“La battaglia delle arance? Bella, ma secondaria. Per me la chiave è la goliardia. Faccio parte del Supremus Ordo Aurei Scorpionis, l’ordine goliardico dello Storico Carnevale. Non ho una squadra mia ma quest’anno ho ricevuto la tessera d’onore delle Picche. Una soddisfazione”.

Cantoni lavora come avvocato nello studio dell’ex assessora Costanza Casali. 

"La stimo molto sia per la sua preparazione sia per la sua particolare sensibilità nella cultura che apprezzo e condivido in pieno… Mi occupo principalmente di penale ma capita di affrontare anche altri aspetti del diritto...".

Non è un tipo da stadio.  “Sono juventino di famiglia, ma non sono un tifoso. Non sono uno sportivo in senso stretto. Però ho cominciato ad andare in palestra…”, dice ridendo.

In consiglio comunale, siede all’opposizione.  

“Soprattutto nell’ultimo anno abbiamo imparato a lavorare insieme - commenta - Dopo le elezioni eravamo divisi, venivamo da una competizione che ci ha visto spaccati. Il mio obiettivo è stato non rompere, tenere insieme pur nelle differenze. Oggi siamo più incisivi”.

Sul fronte opposto, guarda alla maggioranza con realismo. 

“Apprezzo chi si impegna. Ma servono serietà amministrativa e cultura istituzionale. Fare politica non è solo entrare in consiglio: non è come fare il rappresentante d’istituto o aderire ad un comitato. Alcune cose si possono dire in certi contesti, ma in aula no. E purtroppo, a volte, si è dimostrato il contrario”. 

E qui arriva il punto chiave, che lo tocca da vicino. 

“I giovani (chiaro il riferimento a Vanessa Vidano, Emanuele Longheu e Andrea Gaudino) hanno una doppia responsabilità, perché l’elettore solitamente diffida di noi.  Se non si è pronti, il nostro modo di fare mina la credibilità di tutti i giovani …”.

Sul sindaco, il giudizio è netto.

“Non è all’altezza delle aspettative. Manca di esperienza. Ma il vero problema è che si impunta su posizioni insostenibili. Non è vero che in politica non si può dire ‘ho sbagliato’. I fatti restano. Non puoi convincere i cittadini che i fatti sono diversi. Non puoi nasconderti dietro le lenti del partito. L’ideologia, anche quando è nobile, va temperata con il realismo. Se no diventa follia. La mobilità, la percezione della sicurezza: va bene indicare una rotta, ma va calata sull’oggi. E oggi Ivrea ha problemi veri: commercio, lavoro, decoro urbano. Pensare di coprirli con proclami sull’ambiente è ipocrisia…”.

La giunta? 

“Il primo dato è l’assenza di un vicesindaco. Poi ci sono assessori che per cinque anni hanno fatto opposizione e oggi si trovano a dover rimangiarsi il 90% di quello che dicevano. È tragicomico”. 

Il dito manco a dirlo è puntato su Massimo Fresc e Francesco Comotto… 

“Il patto con il Pd ha prodotto situazioni grottesche. Penso alle aziende partecipate. Hanno combattuto il sistema Pd e oggi ne fanno parte. Ci ricordiamo com’erano certi assessori quando erano consiglieri. Ora non somigliano più nemmeno alla loro ombra”.

E sul “fidanzamento” con Bolzanello? 

La risposta è una chiusura secca, quasi disillusa: “Dei fatti personali si è già parlato troppo”.

E vabbè…!

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