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Ivrea, edilizia sotto tutela "politica": i tecnici devono ubbidire

La nuova commissione di Ivrea: un organismo controverso che rende vincolanti i pareri urbanistici, sollevando polemiche sulla legittimità e sull'autonomia dei dirigenti comunali

Ivrea, edilizia sotto tutela "politica": i tecnici devono ubbidire

In foto: Francesco Comotto, Gerardo Burolo e Elisabetta Piccoli

A Ivrea, per costruire una casa, non basta più un progetto conforme al Piano regolatore e il via libera dell’Ufficio tecnico. Da qualche settimana, il Comune si è dotato di un nuovo organismo che promette di cambiare radicalmente le regole del gioco: si chiama “Commissione paritetica consultiva” ed è destinata a diventare la nuova regina dell’interpretazione urbanistica.

I suoi pareri? Vincolanti. Anche se non lo si ammette apertamente, sarà l’oracolo delle pratiche edilizie. Una specie di Ministero in salsa eporediese, capace di emettere circolari interpretative vincolanti per gli uffici comunali, anche quando questi avrebbero dei dubbi o vorrebbero dire di no.

Il caso è esploso nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale. A guidare l’attacco è stata la consigliera Elisabetta Piccoli, che ha presentato un’interpellanza per contestare la legittimità dell’organo, formalizzato dalla delibera di Giunta n. 110 del 16 aprile 2025. Con lei avevano firmato l'interpellanza anche i consiglieri Paolo Noascone e Tony Cuomo, assenti però durante la seduta. “Questa commissione non è prevista da alcuna norma di legge” — ha attaccato Piccoli“e rischia di trasformarsi nell’ennesimo ingranaggio utile più alla politica che alla città. Una forzatura pericolosa”.

Gerardo Birolo

La novità riguarda infatti il ruolo e i poteri dell’organismo. La Commissione è definita come un “tavolo interpretativo” composto da sette membri, cinque dei quali indicati dagli organi professionali, più il sindaco o l'assessore, più il dirigente dell'Ufficio tecnico. Il suo compito? Fornire “indirizzi interpretativi” sul Piano Regolatore, sul Regolamento edilizio e sulle normative urbanistiche locali e nazionali. Ma la frase chiave è scritta nera su bianco all’articolo 5 della delibera: gli accordi prodotti costituiscono “base giuridica vincolante” per i procedimenti in corso. Addirittura, la mancata applicazione delle sue direttive può determinare responsabilità disciplinare per i funzionari comunali.

Un cambio di paradigma non da poco. “Vuol dire che una commissione con composizione politica può dettare la linea all’Ufficio tecnico, influenzando le decisioni sulle pratiche edilizie in corso” — ha stigmatizzato Piccoli — “nonostante la stessa delibera affermi il contrario, è evidente che le richieste di interpretazione riguarderanno proprio i casi concreti”.

Secondo la consigliera, questo approccio contrasta con quanto previsto dal d.P.R. 380/2001 e dalla legge 241/1990, che stabiliscono chiaramente chi ha la responsabilità dei procedimenti: i dirigenti, non le commissioni politiche.

Piccoli, nel suo intervento ha ricordato che la precedente amministrazione avevantrapreso un percorso di semplificazione e trasparenza, eliminando il passaggio in Commissione edilizia, adottando il MUDE (Modello Unico Digitale per l’Edilizia), rivedendo il regolamento comunale e approvando la Variante Generale al Piano Regolatore.

“L’attuale Giunta ha fatto marcia indietro — ha stigmatizzato — ripristinando la Commissione edilizia e ora inventandosi un nuovo organismo che sembra fatto apposta per mettere la briglia all’Ufficio tecnico”.

Briglia che, secondo le sue parole, non trova d’accordo neppure il personale interno e gli ordini professionali, molti dei quali “hanno strabuzzato gli occhi”.

A tentare di smorzare i toni è intervenuto l’assessore all’Urbanistica Francesco Comotto.

“È un tavolo tecnico, non una supercommissione - ha cercato di "barare" -  Vi siederanno esperti designati dagli ordini professionali. Le pratiche resteranno di competenza dell’Ufficio edilizia”.

Ma le rassicurazioni non hanno convinto. “Un conto è un tavolo tecnico” — ha ribattuto Piccoli“un altro è una commissione tecnico-politica che emette direttive vincolanti. È un ibrido mai visto in nessun altro Comune”.

Nel corso del dibattito, il segretario comunale Gerardo Burolo — autore del documento che ha istituito la commissione — ha spiegato che l’obiettivo è creare uno strumento di raccordo per evitare interpretazioni divergenti.

“Volevamo uno strumento tecnico che fornisse una direttiva astratta sull’applicazione delle norme edilizie, come fanno i Ministeri con le loro circolari” — ha relazionato Burolo“una guida condivisa per rendere uniforme l’azione dell’Ufficio tecnico”.

Ma è proprio l’effetto pratico il nodo del contendere. Secondo l’opposizione, una cosa è produrre linee guida, altra cosa è trasformare quegli indirizzi in atti vincolanti, capaci di incidere su procedimenti in corso e di modificare le decisioni dei dirigenti. “Se il geometra Davide Luciani pensa che una casa non si possa costruire — ha ironizzato qualcuno fuori dall'aula — arriva la circolare della Commissione, e lui deve dire di sì, pena sanzione disciplinare. Altro che autonomia tecnica”.

Il tema è destinato a tornare in aula. La minoranza ha già preannunciato la richiesta di un parere esterno a un avvocato amministrativista. Nel frattempo, la Commissione è operativa. E molti in città cominciano a chiedersi se d’ora in avanti, per costruire un muro, servirà davvero solo un progetto ...

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