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23 Maggio 2025 - 18:53
Calogero Terranova
Undici nomi per tre posti. E un favorito che sembra già incoronato.
La partita per il rinnovo del consiglio di amministrazione della Scs, la società interamente pubblica che gestisce rifiuti e raccolta differenziata a Ivrea e in altri 56 Comuni del Canavese, è entrata nel vivo.
La scadenza per la presentazione delle candidature è passata, le trattative si fanno febbrili e il verdetto arriverà il 26 giugno, quando l’assemblea dei sindaci – votando con il criterio del peso demografico – sceglierà la nuova governance.
Il nome più quotato? Sempre lui: Calogero Terranova. Attuale presidente, figura solida, amico fidato del Pd da tempi immemorabili e – a sorpresa – benvoluto anche dalla Lega. Le voci raccontano che si sia provato a trovare un’alternativa. Niente da fare. Nemmeno il nome di Maurizio Perinetti, ex capogruppo dem a Ivrea, è riuscito a scalfire il consenso attorno a Terranova: la Legge Madia lo taglierebbe fuori per un anno, a meno di voler lavorare gratis. Ipotesi, diciamolo, da libro dei sogni.
E così resta Calogero, eterno e intoccabile. Al punto da partecipare, lo scorso gennaio, a un "summit internazionale" a Roma organizzato dal deputato Alessandro Giglio Vigna. Più che un evento strategico, una gita fuori porta con foto ricordo a Montecitorio. Come i bambini a Disneyland, per capirci.
Nel nuovo Cda, per statuto, dovrà entrare almeno una donna. Il nome più gettonato è Maria Sole Sibilla, avvocata eporediese, stimata da più fronti e forte di un profilo professionale che mette d’accordo un po’ tutti.
Il terzo nome? Si torna al caro vecchio manuale Cencelli. L’accordo lo stringeranno Matteo Chiantore (sindaco di Ivrea), Sonia Cambursano (Strambino) e Mariuccia Cena (Caluso), unica voce moderata tra i tre. Sarà proprio Caluso a esprimere la preferenza per l’area di centrodestra. Due le opzioni sul tavolo: Marco Suriani, già sindaco dal 2004 al 2014, e Giorgio Bono, ex direttore generale di Scs fino al 2019.
Nel frattempo, restano in corsa gli altri otto candidati ufficiali: Stefano Tuberga, geologo e vicepresidente uscente; Barbara Guglielmino, consigliera uscente vicina alla Lega; Elisabetta Piccoli, ex assessora al bilancio e oggi in minoranza a Ivrea (ma costretta a dimettersi se eletta, da statuto); Davide Guarino, ex sindaco di Cascinette, con un possibile conflitto d’interessi; Ivan Ciampi, già attivo nella Fondazione Guelpa; Massimo Giovannini, ex presidente del consiglio comunale di Chivasso; Francesco Miluccio, commercialista di Aversa.
Sulla carta i giochi sono ancora aperti. In pratica, le alleanze sembrano già ben consolidate. Candidature dell’ultima ora? Improbabili. L’impressione è che si viaggi a fari spenti, ma su una strada già tracciata.
Quanto ai compensi: 19.000 euro lordi l’anno per il presidente, 8.000 per i consiglieri. Chiude il mandato anche il collegio sindacale, formato da Annamaria Marinaci, Giovanni Alessandro e Paolo De Bernardi.
Dal punto di vista finanziario, Scs si presenta con conti in ordine: patrimonio netto di 3,9 milioni, liquidità da 2,3 milioni, 130 dipendenti (di cui 111 operai), oltre 50.000 tonnellate di rifiuti gestiti all’anno, di cui 32.000 differenziate, al servizio di 105.000 abitanti. Ogni cittadino produce in media 508 kg di rifiuti l’anno.
Nel bilancio approvato all’unanimità dai Comuni compare un aumento di 2,70 euro per abitante nel 2025. Non una tassa camuffata, dicono, ma un fondo per finanziare l’ambizioso piano strategico 2041: porta a porta per plastica e metalli, campane intelligenti per l’indifferenziato, carta e organico raccolti su strada, vetro invariato.
Si parte già nel 2025 con la progettazione. Le tappe successive – tra il 2026 e il 2027 – prevedono gare e attuazione. I primi investimenti ammontano a 2,5 milioni, di cui 1,3 milioni destinati a nuovi automezzi. L’obiettivo? Generare un utile superiore a 450.000 euro e portare la raccolta differenziata all’82% entro il 2035, riducendo l’indifferenziato pro capite da 152 a 90 kg.
Una piccola rivoluzione, insomma. Ma intanto, sulla poltrona più alta, sembra sedere ancora una volta Calogero, l’ultimo imperatore della monnezza canavesana. Con benedizione bipartisan e foto souvenir inclusa.

C’è chi per ottenere un incarico deve compilare curriculum, dimostrare competenze, superare selezioni. E poi c’è Calogero Terranova, che con la stessa nonchalance con cui si scorda di pagare la Tari riesce a tornare – con ostinata regolarità – alla guida della SCS, la multiutility che raccoglie rifiuti in 57 Comuni del Canavese. Una lunga carriera, la sua, fatta di incarichi, presidenze, poltrone e... cartelle mancate. Già, perché prima di essere uno stimato commercialista con il vizio del consiglio d’amministrazione, Calogero è diventato famoso per una piccola – si fa per dire – svista fiscale.
È il dicembre del 2022 e, all’assemblea dei sindaci della SCS, si presenta con una lettera in mano, da leggere in tono solenne come se fosse la bolla papale. La firma è del Comune di Ivrea. Il messaggio è chiarissimo: “Non risultano debiti a mio nome”. Peccato che a finire sotto la lente dell’Ufficio tributi non sia stato il Calogero contribuente, ma il Calogero presidente e socio di minoranza di una società privata – la Btc Service & Consulting srl che si era dimenticata di pagare per anni la tassa sui rifiuti.
La cifra complessiva? Diecimila euro, sparsi su quattro anni. A Ivrea, dove ogni garage ha il suo destino, risultavano 509 metri quadri non dichiarati, tre autorimesse, sei posti auto e – sorpresa sorpresa – anche un’abitazione che non era intestata a lui ma alla moglie. E quindi? E quindi niente. Tutto regolare. Anzi, Calogero si giustifica: “C’è stato un errore sui metri. Hanno sbagliato i conti. Non me ne sono mai occupato direttamente. Lo so che fa ridere, ma è capitato a me”. Tradotto: “Capita”. Un po’ come trovare l’umido nel secco o dimenticarsi di fare la differenziata.
Da buon equilibrista politico, Terranova si salva con un patteggiamento da 2.500 euro l’anno, che fa cifra tonda: diecimila euro per far passare la paura. E con la stessa naturalezza con cui aveva evitato i bollettini, evita anche le domande. Perché all’assemblea dei sindaci non vola nemmeno una mosca. Nessuno si alza, nessuno protesta, nessuno – tra destra e sinistra – chiede conto dell’imbarazzo. Nemmeno un assessore di Ivrea, nemmeno un consigliere, nemmeno un “ma scusi”. Tutti zitti, tutti fermi, come scolpiti nella pietra. Come menhir.
A rappresentare il Comune di Ivrea c’erano Elisabetta Piccoli e Giuliano Balzola, due nomi che in teoria avrebbero dovuto dire qualcosa. Magari: “Non è il caso che il presidente della società che raccoglie la spazzatura venga associato a un’evasione sulla tassa rifiuti?”. E invece niente. “Pensiamo alla salute”, avranno pensato.
Ma chi è Calogero Terranova? Nato nel 1968 a Canicattì, in provincia di Agrigento, approda a Ivrea col passo felpato del commercialista esperto. Iscritto all’albo dei commercialisti e degli esperti contabili, colleziona incarichi come figurine Panini: revisore contabile, perito penale, consulente del tribunale, membro di collegi sindacali sparsi tra Canavese e dintorni. Un curriculum da manuale.
Dal 2016 siede nel consiglio di amministrazione della SCS: prima con Maddalena Vietti Niclot, poi riconfermato nel 2019, infine nel 2022 viene nuovamente eletto su indicazione dell’area Pd, con il plauso del sindaco di Strambino Sonia Cambursano, che rivendica la scelta in nome della “continuità” e del “grande lavoro fatto nei tre anni precedenti”. Già, continuità. Di mandati, di incarichi e – perché no – anche di distrazioni.
Eppure, c’è dell’altro. Nella galassia delle società e delle partecipate eporediesi, Terranova si è seduto ovunque. Al CCA, al Cic, al Distretto tecnologico in Aeg e ci fermiamo qui. Tra le altre cose Terranova è stato anche presidente del Lions Club di Ivrea, dove era succeduto a Roberto Battegazzorre. Di sicuro Terranova ha fatto una buona impressione anche a chi governa l’Aci, socio di minoranza al 15% di Ivrea Parcheggi che nel 2018 ha fatto il suo nome conferendogli un posto in questo cda.
L’Aci (Automobile club Italia), per la cronaca, fino ai primi mesi del 2021 aveva sede in via Cesare Pavese, nello stesso edificio che ospita la Btc Service & Consulting. Ha chiuso i battenti quando con il nuovo corso, Ivrea Parcheggi ha messo in discussione la convenzione del valore di 30 mila euro per la vendita di abbonamenti, tessere Europark e Card Orange, con sommo dispiacere del presidente Luigi Berruti, che non è un omonimo del Berruti che aveva diretto Ivrea Parcheggi fino a qualche anno prima.
La Morale è sempre quella. E non è “fai merenda con Girella”!
Se verrà riconfermato, il Calogero del Canavese, sarà la prova definitiva che la memoria corta – quella fiscale, politica, collettiva – è la vera dote necessaria per far carriera nelle società pubbliche. Altro che master in economia circolare. Serve solo un pizzico di retorica, un curriculum blindato e la capacità di sopravvivere alle figuracce. E in questo, Calogero Terranova è un maestro.
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